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Chattare è tradimento?

7 Luglio 2015
Chattare è tradimento?

Mia moglie mi ha lasciato dopo aver trovato una mia conversazione privata su internet con una donna: vorrei sapere se questo è considerato tradimento e, soprattutto, se lei può utilizzare una tale prova in causa, visto che ha leso la mia privacy.

Per far scattare l’addebito in caso di separazione, l’infedeltà non deve necessariamente approdare a un rapporto carnale, ben potendo essere invece caratterizzata da comportamenti tali da rompere il legame e la fiducia tra i coniugi. Ma, perché ciò avvenga, non è sufficiente una semplice chat. Infatti, la relazione platonica consistente in contatti telefonici o via internet non dà luogo ad addebito, a condizione che dal tenore delle conversazioni non si evidenzi un coinvolgimento sentimentale [1].

Anche il comportamento che ingeneri il semplice sospetto del tradimento, se non è avvalorato da alcuna prova, non è rilevante per l’addebito, salvo che tale comportamento sia avvenuto in pubblico, davanti a tutti, in modo da far sorgere nella collettività il dubbio, così ledendo la dignità e l’onore del proprio coniuge.

A riguardo la Cassazione ha più volte ritenuto che l’infedeltà apparente, quella cioè non estrinsecatasi in un comportamento materiale, ma solo in una condotta che possa far sorgere nell’altro coniuge e nei terzi il fondato sospetto del tradimento può essere causa di addebito nel giudizio di separazione solo se, appunto, avvenuto in pubblico. Così anche il tentativo di adulterio è stato ritenuto rilevante (nella specie, l’adulterio che non si è concretizzato per mancata corrispondenza da parte del terzo [2]) ed anche gli approcci pubblici e insistenti verso un’altra persona anche non accompagnati da rapporti sessuali [3].

La semplice amicizia, invece, con persona dell’altro sesso, non è stata ritenuta motivo di addebito sempre che non ci siano elementi per configurare una concreta e riconosciuta ipotesi di adulterio [4].

Nel caso della chat su internet, quindi, non essendosi consumato il comportamento in pubblico, bisogna verificare unicamente il tenore dei messaggi, se da essi cioè si evince un coinvolgimento sentimentale o meno.

Quanto invece all’utilizzabilità, come prova, di tali conversazioni, la giurisprudenza ha dato soluzioni discordanti. Secondo il Tribunale di Torino [5], si possono usare le prove acquisite frugando nella corrispondenza privata altrui, anche se ciò costituisce una violazione della privacy. Di diverso avviso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere [6]. La Cassazione ha più volte detto, in proposito (sebbene in fattispecie che vedevano contrapposti lavoratore dipendente e datore di lavoro), che l’utilizzo di materiale segreto portato in giudizio è lecito solo nella misura in cui serva per tutelare un proprio diritto costituzionale.


note

[1] Cass. sent. n. 8929/2013.

[2] Cass. sent. n. 9472/1999.

[3] Cass. sent. n. 23939/2008.

[4] Trib. Perugia del 14.03.2000.

[5] Trib. Torino, ord. del 8.05.2013.

[6] Trib. Santa Maria Capua Vetere, sent. del 13.06.2013.

Autore immagine: 123rf com


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