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Annullamento del matrimonio per difetto di consenso

7 Luglio 2015
Annullamento del matrimonio per difetto di consenso

Nel caso in cui il coniuge non fosse stato in grado di comprendere i diritti e doveri del matrimonio il matrimonio si annulla anche se l’altra parte era in buona fede e non aveva contezza di ciò.

 

Chi si sposa senza comprendere il senso del matrimonio, ossia il complesso di diritti e doveri che dall’unione scaturiscono, può ottenere l’annullamento del matrimonio dal tribunale ecclesiastico. La sentenza, poi, ha efficacia anche per lo Stato italiano (sempre che non siano decorsi 3 anni di convivenza), anche se l’altro coniuge era in perfetta buona fede, ossia era all’oscuro del deficit psichico del partner. Difatti, in questi casi, prevale la necessità di annullare un legame invalido per via dell’incapacità naturale della parte, piuttosto che tutelare l’affidamento incolpevole dell’altro coniuge.

Lo ha chiarito la Cassazione in una recente sentenza [1].

Secondo la Corte, insomma, la mancata conoscenza, da parte del coniuge, del vizio della volontà che colpisce l’altro soggetto sull’altare, non impedisce la nullità del matrimonio: con la conseguenza che la pronuncia della Sacra Rota può ben essere delibata dal tribunale italiano.


note

[1] Cass. sent. n. 13883/15 del 6.07.2015.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 13 aprile – 6 luglio 2015, n. 13883
Presidente Luccioli – Relatore Acierno

Svolgimento del processo e motivi della decisione

Con la sentenza impugnata la Corte d’Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, ha dichiarato efficace nella Repubblica italiana la sentenza del Tribunale ecclesiastico regionale pugliese di Bari del 22/3/2010 con la quale è stata dichiarata la nullità del matrimonio concordatario contratto da C.E. e D.F.G. per grave difetto di discrezione di giudizio,, circa i diritti e doveri matrimoniali essenziali, dovuto a cause di natura psichica in capo al D.F. .
Al riconoscimento si era opposta la C. deducendo di aver legittimamente confidato nella validità del matrimonio non essendo a conoscenza del deficit psichico grave dell’attore ma soltanto di quello motorio.
A sostegno della decisione la Corte d’Appello ha rilevato che il vizio del consenso riscontrato non è incompatibile con l’ordine pubblico interno; che il giudice della delibazione deve tenere conto della specificità dell’ordinamento canonico; che, in particolare, il dedotto vizio nella disciplina del codice civile non contempla come elemento essenziale la riconoscibilità; che non vi è un principio generale di ordine pubblico a tutela dell’affidamento, valendo il canone di buona fede solo per le apposizioni unilaterali di condizioni (riserve mentali) vizianti il consenso.
Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione la C. affidato ad un unico motivo. Ha resistito con controricorso il D.F. che ha anche depositato memoria.
Nel motivo di ricorso viene dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 8 l.n. 121 del 1985; art. 64 l. n. 218 del 1995; degli artt. 120 e 122 cod. civ. nonché dell’art. 29 Cost. per avere la Corte territoriale escluso il contrasto rispetto all’ordine pubblico nonostante la mancata conoscenza del deficit psichico e l’intervenuta convivenza coniugale per oltre un anno. In particolare la Corte non ha applicato il principio di salvaguardia della validità del vincolo coniugale fatto proprio dalla giurisprudenza di legittimità, e non ha tenuto in alcun conto l’affidamento incolpevole della ricorrente, a conoscenza esclusivamente dell’handicap motorio.
Il motivo prospettato è infondato. In primo luogo deve rilevarsi che non trovano applicazione nella specie i principi elaborati nella recente pronuncia delle S.U. 16379 del 2014 dal momento che non risulta eccepita tempestivamente la convivenza coniugale come causa ostativa al riconoscimento della sentenza canonica. Peraltro la durata indicata dalla medesima parte ricorrente è inferiore a quella minima, indicata in tre anni, nella sentenza sopra richiamata.
La causa di nullità matrimoniale accertata in sede canonica è costituita dall’incapacità psichica di fornire un consenso effettivo al matrimonio, non essendo risultato in grado il resistente di comprenderne ab origine il complesso di diritti e doveri. Non trova, nella specie, di conseguenza, applicazione il limite di ordine pubblico relativo all’affidamento incolpevole dell’altro coniuge. Al riguardo la Corte di cassazione ha ribadito anche di recente che:
“In tema di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità di un matrimonio concordatario per difetto di consenso, le situazioni di vizio psichico assunte dal giudice ecclesiastico come comportanti inettitudine del soggetto, al momento della manifestazione del consenso, a contrarre il matrimonio non si discostano sostanzialmente dall’ipotesi d’invalidità contemplata dall’art. 120 cod. civ., cosicché è da escludere che il riconoscimento dell’efficacia di una tale sentenza trovi ostacolo in principi fondamentali dell’ordinamento italiano. In particolare, tale contrasto non è ravvisabile sotto il profilo del difetto di tutela dell’affidamento della controparte, poiché, mentre in tema di contratti la disciplina generale dell’incapacità naturale da rilievo alla buona o malafede dell’altra parte, tale aspetto è ignorato nella disciplina dell’incapacità naturale, quale causa d’invalidità del matrimonio, essendo in tal caso preminente l’esigenza di rimuovere il vincolo coniugale inficiato da vizio psichico”. (Cass. 6611 del 2015; cfr. anche 19691 del 2014; 1262 del 2011).
In conclusione il ricorso deve essere respinto, con applicazione del principio della soccombenza in ordine alle spese di lite del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte, rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente procedimento da liquidarsi in Euro 3.000,00, per compensi, Euro 200,00 per esborsi oltre accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.p.r. n. 115 del 2002, da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.
In caso di diffusione omettere le generalità.


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