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Lettera legale offensiva all’avvocato: niente ingiuria

7 Luglio 2015
Lettera legale offensiva all’avvocato: niente ingiuria

Consentite le offese anche se non inserite in atti processuali, ma in semplici lettere di diffide stragiudiziali.

Anche se l’offesa è contenuta nella lettera di diffida stragiudiziale, inviata prima della causa, non c’è alcun reato di ingiuria: si applica infatti la causa di giustificazione prevista dal codice penale [1] che esclude la punizione di tutte quelle offese contenute negli scritti presentati o nei discorsi pronunciati dalle parti o dai loro difensori nei procedimenti dinnanzi al giudice, oppure davanti a un’autorità amministrativa, quando le offese concernono l’oggetto della causa o del ricorso amministrativo.

Lo ha detto la Cassazione in una recente sentenza [2].

Secondo la Suprema Corte, dunque, la norma che giustifica le espressioni forti, benché riferita solo ai procedimenti davanti all’autorità giudiziaria o amministrativa, va interpretata estensivamente anche a tutte quelle lettere di diffida che anticipano la causa stessa.

L’avvocato può mentire

La Corte ne approfitta per dare un ulteriore chiarimento. L’esclusione della punizione si ha solo a condizione che l’espressione si riferisca all’oggetto della causa, a prescindere se vera o meno: insomma, anche se l’affermazione è completamente falsa, non scatta ugualmente l’ingiuria, e questo perché la legge ha ritenuto incompatibile la veridicità dell’affermazione con il diritto di difesa.

Per valersi dell’esimente in questione, dunque, le offese non devono avere una base di veridicità o una particolare continenza espressiva, proprio perché la norma si riferisce espressamente alle offese. Non è, invece, applicabile, qualora l’esposizione infedele espressa con la consapevolezza dell’innocenza dell’accusato integri un fatto costitutivo di illecito penale (come la calunnia). Così, per esempio, l’avvocato che accusi falsamente un collega di patrocinio infedele non potrà invocare la causa di giustificazione.


note

[1] Art. 598 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 28804/2015 del 7.07.2015.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 13 marzo – 6 luglio 2015, n. 28668
Presidente Nappi – Relatore Guardiano

Ritenuto in fatto

Con sentenza in data 12.11.13 il Giudice di Pace di Termoli, nel procedimento a carico di L.L. , imputato del reato di cui all’art.595 CP.
“perché, comunicando con più persone offendeva la reputazione di M.A. , insinuando, in particolare, una sua mala fede nell’adempimento dell’incarico professionale conferitogli e segnatamente affermando Riferendosi al predetto, di aver incontrato persone di dubbia onestà e serietà che volevano approfittare di noi attribuendo allo stesso M. un comportamento eticamente discutibile dal momento che egli ha sfruttato la nostra massima professionalità senza assolvere al suo compito con la necessaria diligenza e competenza – In data 2X9.6.2011”.
dichiarava non doversi procedere, ai sensi dell’art.649 CPP, trattandosi di fatti oggetto di altro procedimento penale.
Nella specie si era rilevato, secondo quanto dedotto dalla difesa con documentazione esibita in udienza, che in relazione al medesimo fatto oggetto della querela proposta dalla persona offesa in data 23/9/2011, era stato emesso decreto di archiviazione in data 23.5.2013, dal Giudice di Pace di Vasto.
In base a tali elementi il Giudice di Pace aveva ritenuto sussistenti i presupposti della declaratoria di improcedibilità dell’azione penale, ai sensi dell’art. 129 CPP., in ossequio al principio del ne bis in idem.
Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il PG presso la Corte di Appello di Campobasso, deducendo:
la violazione ed erronea applicazione dell’art.649 CPP.
A sostegno del gravame il Requirente osservava che pur essendo il principio del ne bis in idem interpretato in maniera estensiva, avendo attinenza ai casi nei quali sul medesimo fatto sia intervenuta sentenza o decreto penale irrevocabile, secondo un più recente orientamento giurisprudenziale tale principio trova applicazione nelle ipotesi in cui sia intervenuta una sentenza in procedimento diverso da quello trattato restando esclusa l’ipotesi della emissione di un decreto di archiviazione.

Rileva in diritto

Il ricorso risulta privo di fondamento.
Premesso che nella specie il fatto contestato risultava già valutato in procedimento per il quale era stata disposta dal Gip l’archiviazione, ed essendo applicabile nel procedimento innanzi al Giudice di Pace l’art. 414 CPP. che prevede la riapertura delle indagini disposta con decreto motivato dal giudice su richiesta del PM, dopo che sia intervenuto un provvedimento di archiviazione; il PM non può compiere nuove indagini sul medesimo fatto, se il giudice non autorizza la loro riapertura (Cass. Sez. VI, n. 661 del 15.5.1997 – RV208122).
Sull’argomento è da annoverare il principio sancito dalle Sezioni Unite, secondo cui il difetto di autorizzazione alla riapertura delle indagini determina l’inutilizzabilità degli atti di indagine eventualmente compiuti dopo il provvedimento di archiviazione e preclude l’esercizio dell’azione penale per lo stesso fatto di reato aggettivamente e soggettivamente consideratola parte del medesimo ufficio del pubblico ministero (SU. sentenza n. 33885 del 20.9.2010, RV247834-) (la Corte ha altresì richiamato la sentenza della Corte Costituzionale, n. 27 del 1995, secondo la quale il provvedimento di archiviazione determina una preclusione processuale, e l’autorizzazione alla riapertura delle indagini funge da “condizione di procedibilità”, in mancanza della quale il giudice deve dichiarare che “l’azione penale non doveva essere iniziata”).
Sulla base di tale principio deve ritenersi privo di fondamento il ricorso proposto dal PG, in quanto alla stregua dei richiamati principi deve ritenersi configurabile la preclusione al nuovo giudizio ove sia intervenuto decreto di archiviazione per il medesimo fatto, senza che sia stata richiesta ed autorizzata dal GIP la riapertura delle indagini.
Conseguentemente il provvedimento impugnatole si limita a constatare l’intervenuta archiviazione, risulta esente dal vizio di legittimità rilevato dal ricorrente con riferimento all’erronea applicazione dell’art.649 CPP.
Deve pertanto essere pronunziato il rigetto del ricorso proposto dal PG.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso del PG.


3 Commenti

  1. Questo vuol dire che un avvocato, nella memoria da consegnare al giudice, può affermare il falso?? Magari ribaltando completamente una CTU oppure, come spesso capita, accusando di violenze psicologiche un uomo senza alcuna prova valida?? E l’articolo 50 del codice deontologico Dovere di Verità?? A chi serve?? Solo fumo negli occhi??

  2. E’ triste, ma è così! Pensiamo a certe istanze di separazione presentate da mogli con avvocatesse prive di struttura morale. Si spara sul marito con l’unico scopo di farlo reagire malamente, per poi ricattarlo: o accetta le loro richieste o si presenta una querela, che poi non servirà a niente, ma serve per mettere il marito in una posizione di disagio. Chi ha piacere di farlo, legga il mio libro “L’affidamento delle palle al piede” e troverà una risposta esauriente sull’argomento

  3. Buongiorno, sono la mamma di un ragazzo che nel 2007 doveva essere operato perche’ aveva un avanzamento della mandibola sporgente e quindi dovevano arretrarla. Invece hanno effettuato un avanzamento, il nostro Avvocato dopo averci seguito per sei anni e tranquillizandoci sul risarcimento, confermato perfino dal medico legale della controparte, ci dice che la causa l’abbiamo persa e che sarebbe inutile ricorrere all’appello perche’ il giorno 22/02/2017 scade. Vorrei inviare una lettera offensiva a questa Avvocatessa che chissa’ come ha cambiato idea sull’esito della causa, hai tempi ricordo che mi dicava che se avessero fatto a sua figlia quello che hanno fatto al mio, li avrebbe uccisi. Poi per una serie di circostanze a Lei non soddisfacenti, tipo la scelta di mio figlio del CTP, perche’ Lei aveva interpellato questo dottore ( che tra l’altro aveva operato sua figlia) il quale era stato indagato per la storia dell’ospedale Santa Rita e non solo era anche presidente del corpo dei diritti medici.Mio figlio aveva indagato su questo dottore e aveva scoperto che era un corrotto e quindi come avrebbe potuto difendere la parte civile? E andare contro i medici? Ecco dopo questo episodio Ella e’ cambiata e ha trattato come una ciabatta mio figlio e non soltanto lui ma anche me, urlandomi dietro. Per questo vorrei inviarle una raccomandata per farle capire con che razza di Avvocato abbiamo avuto a che fare per ben sei anni, anni di sofferenze, dolore e privazioni in quanto abbiamo dovuto anche sostenere tanta spese. Grazie.

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