Tassa sui viaggiatori: aerei e navi più costosi

8 Luglio 2015
Tassa sui viaggiatori: aerei e navi più costosi

Il nuovo balzello servirà a finanziare le città metropolitane per via del debito ereditato dalle Provincie.

La tassa sui viaggiatori è ormai ufficialmente inserita nelle proposte di emendamento al decreto “Enti Locali” [1]: non è rimasta, quindi, una semplice proposta l’iniziativa dell’Associazione Nazionale Comuni italiani (ANCI). Ora, quando le Camere saranno chiamate a convertire in legge il decreto governativo, dovranno decidere l’approvazione di questo nuovo balzello che, peraltro, rispetto a quanto avevamo anticipato a marzo (leggi “Arriva la tassa sui viaggiatori”), si prospetta ancora più incisivo.

La tassa servirà a coprire il deficit che le neocostituite città metropolitane hanno ereditato dalle Provincie: a rimettere, dunque, i conti a posto dopo gli sperperi dei vecchi enti locali ora cancellati, dovranno provvedere (come sempre) i contribuenti. In che modo? Chi si metterà in viaggio, a partire dal 1° ottobre, con nave o areo, pagherà un importo aggiuntivo da un minimo di 1 euro a un massimo di 2 euro (a discrezione dell’ente locale).

A pagare saranno quasi tutti gli italiani: non solo, infatti, quelli che si imbarcheranno (per gli aerei) o sbarcheranno (per le navi) da una delle città metropolitane, ma anche da un’altra città situata nella stessa regione di appartenenza della città metropolitana, ma fuori del rispettivo confine amministrativo.

La nuova tassa sui viaggiatori, dunque, scatterà per Roma, Napoli, Milano, Torino, Bari, Firenze, Bologna, Genova, Venezia e Reggio Calabria; l’addizionale aeroportuale e l’imposta di sbarco saranno applicate negli aeroporti e nei porti di Cagliari, Messina, Palermo e Catania.

Ma, come appena detto, anche chi si imbarcherà a Malpensa o a Orio al Serio dovrà pagare l’addizionale, nonostante i due scali siano ben lontani dal territorio della città metropolitana di Milano. Stesso discorso per i passeggeri degli aeroporti di Verona, Treviso, Rimini, Pisa, Brindisi, Lamezia Terme, Crotone, Alghero, Olbia, Trapani. Nonostante siano al di fuori dei confini delle città metropolitane di riferimento (Venezia, Bologna, Firenze, Bari, Reggio Calabria, Cagliari, Palermo, Catania e Messina) questi scali dovranno far pagare il tributo ai passeggeri, anche se in questo caso l’importo sarà fisso (un euro).

Non dovranno pagare solo i residenti, i lavoratori e i pendolari. Oltre a queste esclusioni, le città metropolitane potranno prevederne di altre con apposito regolamento.


note

[1] Dl 78/2015.


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