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Accertamenti dei dirigenti decaduti: per Pesaro, nulli solo per il futuro

8 Luglio 2015 | Autore:
Accertamenti dei dirigenti decaduti: per Pesaro, nulli solo per il futuro

Accertamento fiscale: la nullità degli atti firmati da dirigenti privi di potere è ancora terreno di battaglia tra le varie Commissioni Tributarie.

Sulla questione della nullità degli avvisi di accertamento firmati dai dirigenti dell’Agenzia delle Entrate decaduti dopo la sentenza della Corte Costituzionale [1], c’è anche qualche giudice che opta per una via di mezzo. Dopo, infatti, una serie di pronunce a favore del contribuente [2] – che, addirittura, hanno sancito la nullità insanabile di tali atti, rilevabile in qualsiasi stato e grado del processo, senza quindi termini di decadenza, e anzi anche d’ufficio – arriva la sentenza della CTP di Pesaro [3] a smorzare parzialmente gli entusiasmi. Secondo i giudici marchigiani, gli avvisi di accertamento in questione sarebbero sì nulli, ma solo se firmati successivamente alla declaratoria di incostituzionalità della Corte dello scorso mese di marzo. Per quelli precedenti, invece, varrebbe il principio di conservazione degli atti della pubblica amministrazione, anche se firmati da soggetti privi di potere. Infatti, l’inesistenza di un concorso pubblico, atto a qualificare il personale del fisco e a garantire alla cittadinanza le garanzie minime di competenza e professionalità dei dipendenti dell’Agenzia delle Entrate è – secondo la sentenza in commento – una semplice questione interna agli uffici, che al contribuente non deve interessare.

In pratica, stando all’opinione della Commissione di Pesaro, basterebbe che sul provvedimento impositivo sia riportata la stampa “Agenzia delle entrate” o che, su di esso, sia indicato un numero di protocollo per far ritenere che esso sia corretto e valido. Una approssimazione, a nostro avviso, inaccettabile.

Anzi, la CTP non si ferma qui e va oltre. È il cittadino – e non l’Agenzia delle Entrate – a dover fornire la prova del fatto che il funzionario firmatario dell’accertamento non avesse il potere di emettere l’atto, e quindi che alcun concorso sia stato da lui sostenuto. Una prova di un fatto negativo, cioè inesistente, addossata sul ricorrente, di non facile soluzione e che, probabilmente, va anche contro i principi di diritto (la prova di un fatto “che non esiste” è ontologicamente impossibile).

Così i giudici di Pesaro preferiscono non tenere in conto il principio espresso dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea secondo cui tutte le volte in cui un atto della pubblica amministrazione è firmato da un soggetto non legittimato, al cittadino spetta solo sollevare l’eccezione di nullità, mentre è la P.A. a dover fornire la prova contraria, avendo solo essa le carte (interne) per dimostrare la regolarità della carriera di quest’ultimo.

Dirigenti decaduti: gli atti sono nulli

Per fortuna c’è anche chi la pensa diversamente. E di tali (allo stato attuale) numerose sentenze favorevoli al contribuente abbiamo dato più volte notizia nelle pagine di questo giornale.

Si segnala a tal proposito la sentenza della Ctr della Lombardia [2], dello scorso 19 maggio, secondo cui gli atti firmati dai dirigenti dell’Agenzia delle entrate, nominati senza concorso pubblico, devono ritenersi affetti da nullità assoluta; cioè un vizio che può essere rilevato d’ufficio dal giudice tributario in ogni stato e grado del procedimento. Secondo tale sentenza, sono irrimediabilmente nulli gli atti firmati dai dirigenti decaduti a seguito della decisione della Consulta, in quanto si tratta di atti viziati “da difetto assoluto di attribuzione”; la nullità può essere eccepita in ogni stato e grado del giudizio, anche d’ufficio.

Sempre la Ctr Lombardia, in una successiva sentenza [4], parla addirittura di usurpatori di funzioni pubbliche con riferimento ai dirigenti decaduti. La pronuncia esprime tre importanti principi:

– l’adozione dell’atto da parte dei “falsi dirigenti” è viziata da un difetto assoluto di attribuzione del potere, con conseguente nullità assoluta dell’atto;

– di conseguenza, non solo l’avviso di accertamento è nullo, ma, addirittura, tale nullità, essendo una nullità in senso proprio, è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio;

– l’illegittima scelta dell’Agenzia delle Entrate di utilizzare tale personale privo di poteri può configurare un danno erariale per via della perdita di gettito fiscale conseguente alla nullità degli atti notificati sino ad oggi.


note

[1] C. Cost. sent. n. 37/2015.

[2] Tra tutte si cita CTR Lombardia sent. n. 2184/15.

[3] CTP Pesaro sent. n. 309/15.

[4] CTR Lombardia 2842/15.

Autore immagine: 123rf com


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