Cartelle pazze di Equitalia: l’elenco si chiude ai furbetti

9 Luglio 2015


Cartelle pazze di Equitalia: l’elenco si chiude ai furbetti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Luglio 2015



Per la sospensione dell’efficacia esecutiva della cartella esattoriale viene cancellata l’ultima ipotesi atipica prevista dalla legge di Stabilità per il 2013.

Sarà modificato il decreto “cartelle pazze[1] per evitare gli abusi dei furbetti: la normativa consente ai contribuenti di chiedere ad Equitalia la sospensione dell’efficacia esecutiva della cartella esattoriale nei casi elencati dalla legge in cui ricorre un vizio particolarmente evidente. L’istanza sospende immediatamente la cartella (ed Equitalia non può più effettuare pignoramento); inoltre, se Equitalia non riscontra la richiesta entro 220 giorni, il suo silenzio si considera accoglimento e il debito viene cancellato.

I casi in cui è concesso ricorrere a questa procedura nei confronti di Equitalia sono i seguenti:

– il diritto di credito è prescritto o è decaduto in epoca anteriore a quella in cui il ruolo è stato reso esecutivo;

– l’ente creditore ha emesso un provvedimento di sgravio del credito;

– l’ente creditore ha concesso la sospensione in via amministrativa;

– il credito è stato in tutto in parte annullato o sospeso dal giudice;

– prima della formazione del ruolo, il contribuente ha effettuato il pagamento a favore dell’ente creditore;

– in qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito.

Al centro della modifica in corso di approvazione è proprio l’ultima previsione (“qualsiasi altra causa…”): essa, in quanto aperta a un numero indeterminato di ipotesi (perché non tipizzata), ha fatto sì che molti contribuenti se ne siano valsi per presentare istanze di sospensiva ad Equitalia e, sfruttando il silenzio assenso spesso dovuto a inefficienza dell’Agente della riscossione e ai tempi risicati previsti per la risposta (220 giorni), hanno ottenuto la cancellazione del debito.

Ora questa previsione sarà cancellata e rimarranno solo le altre cinque, “tipiche” e ben individuate.

La procedura per l’istanza

Il contribuente deve presentare a Equitalia, tramite posta raccomandata, fax o anche in via telematica, una dichiarazione attestante il ricorrere di uno dei presupposti prima indicati, utilizzando il modello reperibile sul sito o presso gli sportelli di Equitalia. Il contribuente deve allegare fotocopia di un documento di identità nonché la documentazione che giustifica la richiesta (es. ricevuta di pagamento, provvedimento di sgravio, sentenza, ecc.).

La presentazione della dichiarazione sospende automaticamente la riscossione quantomeno fino alla decisione sulla stessa.

Nel caso di produzione di documentazione falsa, oltre alle eventuali sanzioni penali, si applica la sanzione amministrativa dal 100 al 200% dell’ammontare delle somme dovute, con un importo minimo di 258 euro.

note

[1] Che poi altro non era che la Legge di Stabilità per il 2013 (L. 228/2012 art. 1 co. 537-540).

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. si poteva immaginare..li abbiamo fatti tremare ,ne abbiamo fatte veramente tante di istanze e adesso …a loro il difficile compito di applicare quella legge e iniziare a sgravare

  2. hanno tremato sul serio, abbiamo vinto quasi 800 ricorsi sul silenzio assenso, alcuni di centomila euro, ma tremate andremo sino alla corte europea per far si che questo carrozzone scompaia del tutto. In ogni caso iniziate a tremare….perchè di ricorsi ora ne arriverranno 300.000 mila noi siamo li a combattere in tutte le aule dei tribunali di italia !!!!!!

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