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Abuso edilizio: quando si prescrive?

27 Marzo 2019 | Autore:
Abuso edilizio: quando si prescrive?

Quali sono i termini di prescrizione del reato di abuso edilizio e della sanzione amministrativa? Entro quanto tempo il Comune può ordinare la demolizione?

Una costruzione abusiva, ossia costruita senza titolo edilizio (permesso di costruire o segnalazione certificata che sia) dà luogo contemporaneamente tanto ad un reato (abuso edilizio) quanto ad un illecito amministrativo. Il reato è soggetto a prescrizione nei termini che a breve diremo, mentre invece l’illecito amministrativo non si prescrive mai. Ne consegue che il Comune potrebbe ordinare la demolizione del manufatto abusivo (si tratta, infatti della sanzione a carattere amministrativo), mentre diversa risposta potrebbe essere data da un punto di vista penalistico, essendo probabile che, dopo il decorso di un determinato periodo di tempo, il reato si estingua. Quando si prescrive un abuso edilizio?

Ebbene, il calcolo della prescrizione di un reato deve tener conto di diverse variabili: orientativamente, possiamo dire che ogni reato si prescriva in un tempo pari alla pena detentiva massima prevista per esso e, comunque, mai prima dei sei anni, se si tratta di delitti, o dei quattro, se si tratta di contravvenzione. A ciò si aggiungono le eventuali interruzioni, che fanno slittare il termine un po’ più in avanti. Con questo articolo vedremo quando si prescrive un abuso edilizio.

Reato di abuso edilizio: com’è punito?

L’abuso edilizio è un reato contravvenzionale punito con l’arresto o con  l’ammenda. Nello specifico, la legge [1] dice che, a meno che il fatto costituisca un reato più grave, ferme comunque le sanzioni amministrative, per l’abuso edilizio si applica:

  • l’ammenda fino a 10.329 euro per l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dalla legge, nonché dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire;
  • l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 5.164 a 51.645 euro nei casi di esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione;
  • l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 15.493 a 51.645 euro nel caso di lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio. La stessa pena si applica anche nel caso di interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, in variazione essenziale, in totale difformità o in assenza del permesso. La sentenza definitiva del giudice penale che accerta la lottizzazione abusiva dispone anche la confisca dei terreni abusivamente lottizzati e delle opere abusivamente costruite.

Equiparata all’assenza di un titolo edilizio è l’assenza della segnalazione certificata di inizio attività (scia): secondo la legge,  le stesse pene si applicano anche agli interventi edilizi suscettibili di realizzazione mediante segnalazione certificata di inizio attività, ovvero eseguiti in assenza o in totale difformità dalla stessa.

Abuso edilizio: quando si prescrive?

Abbiamo spiegato cos’è l’abuso edilizio e come viene punito dalla legge: come visto nel paragrafo precedente, la pena può consistere in una semplice ammenda oppure nell’arresto, a seconda della gravità dell’opera realizzata. Capirai bene, infatti, che una cosa è costruire senza avere alcun titolo edilizio, un’altra è discostarsi di poco dalle prescrizioni in esse contenute.

Veniamo al punto cruciale dell’articolo: quando si prescrive l’abuso edilizio? Ebbene, poiché trattasi di semplice contravvenzione e non di delitto, l’abuso edilizio si prescrive:

  • in quattro anni dal compimento dell’illecito se, da tale momento, non ci sono stati atti interruttivi della prescrizione (cosiddetta prescrizione breve);
  • in cinque anni dal compimento dell’illecito (cosiddetta prescrizione ordinaria) se c’è stato un atto interruttivo come, ad esempio, il decreto di citazione a giudizio, l’interrogatorio innanzi al pubblico ministero, la decisione sulla richiesta di archiviazione, ecc. [2]).

Abuso edilizio: da quando decorrono i termini per la prescrizione?

Detto dei termini di prescrizione dell’abuso edilizio, vediamo ora da quando essi cominciano a decorrere. Normalmente, nel diritto penale la prescrizione è come una clessidra che si capovolge nel momento esatto in cui viene commesso materialmente il crimine: la sabbia comincia a scorrere a prescindere dalla conoscenza che i terzi hanno dell’illecito. E così, ad esempio, se hai subito un prelievo indebito sul tuo conto corrente e te ne sei accorto solamente due anni dopo, potrai sporgere denuncia ma la prescrizione avrà cominciato a decorrere due anni prima, quando il fatto è successo.

Nel caso dell’abuso edilizio, invece, la questione è un po’ particolare: ed infatti, chi costruisce un’opera in assenza o difformità del titolo edilizio commette un’azione che, visibilmente, dura nel tempo. Se costruisci un castello in pieno centro storico senza rispettare le norme urbanistiche ed edilizie, l’opera rimarrà là a lungo, dimostrazione visibile del tuo illecito. Come funziona in questi casi? Da quando decorrono i termini per la prescrizione dell’abuso edilizio?

Di solito nel caso di abuso edilizio si ha sempre un accertamento e sequestro: in questa ipotesi, è da tale momento che iniziano a decorrere i suddetti termini. Se invece viene fatto un controllo senza tuttavia apposizione di sigilli, il reato si considera permanente, per cui perdura fino alla sentenza di primo grado. In tal caso, dunque, la prescrizione è di cinque anni dalla sentenza di primo grado.

Di conseguenza, si avranno queste due situazioni:

  • se l’autorità è intervenuta (eventualmente su segnalazione di terzi) ad accertare l’abuso e a porre sotto sequestro la costruzione abusiva, allora i termini di prescrizione decorrono da questo momento;
  • se, al contrario, l’autorità ha effettuato i controlli ma nessun sigillo viene apposto, la prescrizione decorre solamente dalla sentenza di primo grado.

Come funziona la prescrizione se non ci sono controlli?

Un’ulteriore ipotesi è quella in cui sull’opera abusiva non vi siano né sequestri né controlli; in pratica, l’abuso edilizio non è accertato. I casi sono frequentissimi: l’Italia è piena di vecchie abitazioni costruite in spregio alla normativa edilizia. Come funziona la prescrizione in queste ipotesi?

Mettiamo che Tizio compia oggi un abuso edilizio e nessuno se ne accorge; tra 50 anni, il vicino invidioso fa una segnalazione alle autorità dell’opera abusiva in questione. In tal caso inizia il procedimento penale, e se Tizio riesce a dimostrare che il manufatto è stato costruito 50 anni fa, per lui scatterà la prescrizione.

Ed infatti, secondo la Corte di Cassazione, il momento in cui si consuma il reato di abuso edilizio ha inizio con l’avvio dei lavori e perdura per tutto il tempo di realizzazione, sino all’effettiva cessazione dell’attività edificatoria abusiva. Inoltre, secondo la Cassazione, la cessazione di tale attività abusiva si avrà con l’ultimazione dei lavori per completamento dell’opera. È da tale momento che decorrono i termini se non interviene l’autorità.

In sintesi, quindi, se l’autorità competente non effettua né controlli né sequestri, il termine di prescrizione decorre dal momento in cui l’opera abusiva si è conclusa. Ovviamente, se l’abuso è stato commesso  non realizzando una nuova opera, bensì mutando illecitamente la destinazione di una già esistente, il termine di prescrizione decorrerà dal momento in cui i lavori di mutamento di destinazione sono terminati.

Natura dell’abuso edilizio

Come anticipato nei primi paragrafi di questo articolo, l’abuso edilizio è un reato contravvenzionale. Cosa significa? Vuol dire che, rispetto ai delitti, si tratta di un illecito penale meno grave, punito con pene più ridotte. Per farti un esempio concreto, nessuna contravvenzione potrà mai essere punita con l’ergastolo, né tantomeno con una pena detentiva che superi i tre anni: tanto è, infatti, la durata massima dell’arresto.

L’abuso edilizio è altresì una contravvenzione a forma libera, in quanto può essere realizzata attraverso qualunque condotta diretta alla realizzazione di opere edili difformi alla normativa vigente. Pertanto, un’opera potrà essere abusiva in migliaia di modi diversi.

Può commettere il reato di abuso edilizio il titolare del permesso di costruire, il committente e il costruttore; oltre ad essi, possono essere considerati responsabili anche coloro che, pur non rivestendo nessuna di tali qualifiche, abbiano contribuito con la loro condotta alla consumazione del reato e, pertanto, alla realizzazione dell’opera edilizia abusiva [3]: ad esempio, l’esecutore materiale dei lavori, anche se muratore od operaio, o il proprietario o il comproprietario, non formalmente committente delle opere abusive, avendo lo stesso un potere di veto sull’esecuzione di opere non assentite sull’area in comunione.

Illecito amministrativo e ordine di demolizione

Come detto nell’introduzione, l’abuso edilizio costituisce parallelamente non solo un reato, ma anche un illecito amministrativo che può portare anche alla demolizione dell’opera, ma non certo alla sanzione penale. Con riferimento all’illecito amministrativo, la prescrizione non scatta mai: per giurisprudenza costante, infatti, l’esercizio dei poteri amministrativi repressivi in materia di abusi edilizi non incontra alcun termine di decadenza o di prescrizione [4].

Ne discende che l’irrogazione della sanzione amministrativa della demolizione di opere abusive non incontra limiti di prescrizione e, quindi, una volta che venga accertata l’esistenza dell’opera abusiva, è legittima l’adozione del provvedimento di demolizione [5].

In tali evenienze si esige, però, che l’amministrazione comunale dia conto puntualmente delle ragioni di pubblico interesse che depongono per la demolizione del fabbricato, diverse da quelle finalizzate al mero ripristino della legalità, tenendo peraltro in debita considerazione gli interessi privati maturati nel frattempo. Il decorso del tempo, in altri termini, oltre a produrre gli effetti che l’ordinamento riconosce e consacra dando vita a istituti ampiamente disciplinati in ogni settore del diritto, ivi compreso l’ordinamento amministrativo, determina l’esigenza di motivare in modo più forte i provvedimenti di natura repressiva [6].

Secondo il Consiglio di Stato, l’ordine di demolizione, per quanto legittimo a fronte di un’opera abusiva, deve essere sufficientemente motivato, soprattutto nel caso in cui il manufatto costruito in spregio alle norme urbanistiche ed edilizie abbia visto la luce molto tempo addietro, creando così nel cittadino un legittimo affidamento circa la permanenza dell’opera stessa [7].

Quando non è reato costruire senza permessi?

Eccezionalmente, realizzare un manufatto senza seguire le regole prescritte dall’ordinamento può non costituire abuso: ciò accade quando la costruzione può essere definita come precaria. Un’opera è precaria quando è temporanea, destinata ad essere rimossa: è il caso, ad esempio, di un piccolo locale adibito a ricovero temporaneo degli attrezzi necessari per alcuni lavori in corso.

Secondo la legge, in particolare, le opere precarie sono quelle volte a soddisfare esigenze temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni, previa comunicazione di avvio lavori all’amministrazione comunale [8].

Secondo la Corte di Cassazione [9], un’opera precaria, se oggettivamente tale, non necessita di alcun titolo edilizio per essere costruita, purché sia realizzata per soddisfare reali esigenze temporanee. Per un maggiore approfondimento su questo tema si rinvia alla lettura di questo articolo.

note

[1] Art. 44 Dpr 380/01.

[2] Art. 160 cod. pen: altri atti interruttivi della prescrizione sono la sentenza di condanna, il decreto di condanna, l’ordinanza che applica le misure cautelari personali e quella di convalida del fermo o dell’arresto, l’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o al giudice, l’invito a presentarsi al pubblico ministero per rendere l’interrogatorio, il provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione, la richiesta di rinvio a giudizio, il decreto di fissazione della udienza preliminare, l’ordinanza che dispone il giudizio abbreviato, il decreto di fissazione della udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena, la presentazione o la citazione per il giudizio direttissimo, il decreto che dispone il giudizio immediato, il decreto che dispone il giudizio e il decreto di citazione a giudizio.

[3] Cons. St. sent. n. 2529/2004 e n. 4607/2009.

[4] Tar Emilia Romagna Bologna sent. n. 116/2003.

[5] Tar Campania, Napoli, sent. n. 532/2009.

[6] Cass. sent. n. 11093/2010.

[7] Consiglio di Stato, sent. n. 6983 del 11.12.2018.

[8] Art. 6, D.p.r. 380/01.

[9] Cass., sent. n. 5821/2019.

Immagine: costruzione abusiva incompleta di Luca Lorenzelli

Consiglio di Stato, Sezione 6 Sentenza 4 marzo 2019, n. 1477

Le sanzioni pecuniarie in materia urbanistica edilizia e paesaggistica si estinguono decorsi cinque anni dalla loro irrogazione, tenuto conto che il momento in cui il termine quinquennale di prescrizione comincia a decorrere è quello dell’irrogazione della sanzione. Al contrario, le sanzioni di diversa natura, quelle cioè che tendono al ripristino della legalità oggettivamente violata (in particolare quelle demolitorie, ripristinatorie o di acquisizione del patrimonio), una volta comminate, non sono soggette al principio della prescrizione e dunque, anche se non eseguite, non si estinguono per effetto del decorso del tempo.

Tribunale Bari, Sezione 1 penale Sentenza 17 maggio 2018, n. 2336

La consumazione del reato di abuso edilizio, rilevante ai fini della individuazione del dies a quo di prescrizione del reato, inizia a decorrere con l’avvio dei lavori di costruzione e termina con la cessazione di tali lavori, a qualsiasi causa tale cessazione sia dovuta. La cessazione dell’attività, in particolare, si ha con l’ultimazione dei lavori per completamento dell’opera, con la sospensione dei lavori volontaria o imposta, ovvero con la sentenza di primo grado, se i lavori continuano dopo l’accertamento del reato e sino alla data del giudizio.

Consiglio di Stato, Sezione 6 Sentenza 4 marzo 2019, n. 1498

Poiché gli abusi edilizi sono illeciti permanenti, il potere amministrativo di vigilanza e repressione, ossia l’accertamento dell’illecito e l’applicazione della relativa sanzione, può intervenire anche decorso un rilevante lasso temporale dalla realizzazione dell’abuso, il quale è da considerare sempre attuale finché non venga rimosso o represso. Il trascorrere del tempo di per sé non legittima situazioni che, essendo ab origine contra ius, non possono fondare alcun affidamento incolpevole.

Consiglio di Stato, Sezione 6 Sentenza 26 febbraio 2019, n. 1352

Il parere della commissione edilizia integrata in ordine alla sanatoria di costruzioni abusivamente realizzate non implica una diffusa motivazione, dovendo esso ritenersi sufficientemente motivato dall’indicazione delle ragioni assunte a fondamento della valutazione di compatibilità dell’intervento edilizio con le esigenze di tutela paesistica poste a base del relativo vincolo e che anche una motivazione scarna e sintetica, laddove rilevi gli estremi logici dell’apprezzamento negativo, è, quindi, da ritenersi sufficiente.

Consiglio di Stato, Sezione 4, Sentenza del 22 febbraio 2019, n. 1227

La lottizzazione abusiva può configurarsi anche in presenza dell’avvenuto rilascio di permessi di costruire sicché a fortiori potrebbe predicarsi nel caso di mera presentazione di una DIA.

Corte di Cassazione, Terza sezione penale, Sentenza del 6 febbraio 2019 n.5821

L’opera precaria, per la sua stessa natura e destinazione non comporta effetti permanenti e definitivi sull’originario assetto del territorio tali da richiedere il preventivo rilascio di un titolo abilitativo, sicché, l’intervento precario deve necessariamente possedere alcune specifiche caratteristiche. Pertanto, la sua precarietà non può essere desunta dalla temporaneità della destinazione soggettivamente data all’opera dall’utilizzatore e sono irrilevanti le caratteristiche costruttive i materiali impiegati e l’agevole amovibilità, infatti, l’opera deve avere una intrinseca destinazione materiale ad un uso realmente precario per fini specifici, esigenze contingenti e limitati nel tempo, per cui, deve essere destinata ad una sollecita eliminazione alla cessazione dell’uso.


17 Commenti

  1. circa 30 anni fa ho chiuso il balcone con infissi di alluminio , ho chieso allora la sanatoria , mi è arrivato un bollettino postale in cui dovevo pagare 100.000 mila lire che ho pagato. Da allora più nulla. Nel condominio tutti hanno chiuso il balcone. Posso stare tranquilla?

  2. L’abuso edilizio ha senza dubbio arrecato gravi danni al territorio, all’ambiente, alla convivenza civile e al concetto stesso di legalità. Il consumo di suolo ci restituisce un paese mutilato, sempre meno disponibile a una politica di legalità.

    1. Dipende anche su che tipo di suolo e posizionata questa baracca o ricovero attrezzi, occorre verificare le misure del terreno ma se non ricordo male solo se il terreno AGRICOLO ha un’estensione superiore ai 3 ettari vi si può lasciare un ricovero attrezzi di 3 metri quadri di superfice.

  3. Buongiorno, circa 30 anni fa i miei genitori hanno acquistato un appartamentino con un balcone gia esistente. In accordo con tutto il condominio hanno deciso di prolungare di circa 2 metri il balcone chiamando una ditta che si occupava dei lavori. Mio padre si reco’ al comune per chiedere la procedura e gli fu detto che siccome il balcone era gia esistente e si trattava di un prolungamento all’interno del cortile e non sulla parte che dava su una via pricinpale, dunque non vi erano modifiche estetiche, non c’era alcuna procedura da fare. Cosi è stato. Oggi mi trovo a vendere la casa e per questo prolungamento mi stanno chiedendo tanti soldi e sopratutto il perito della banca a cui l acquirente ha richiesto il mutuo , potrebbe non far passare la perizia. Purtroppo non so bene la questione in quanto mio padre è venuto a mancare e ad oggi mi dicono che è un abuso edilizio.Fra l’altro mi era stato detto da un tecnico che la questione si risolveva pagando delle multe in circa 50 giorni. Con questa premessa io e il ragazzo che deve acquistare abbiamo fatto gia’ il preliminare che scade il 30 Giugno. Oggi invece,mi dicono che serve una sentenza del tribunale e i tempi sono circa di 2 Anni. Vorrei sapere dopo 30 anni non è possibile una prescrizione?Davvero potrebbero impedirmi di vendere la casa? Come potrei comportarmi con il perito?Grazie mille

    1. sono ex tecnico comunale in peensione: devi chiedere la sanatoria edilizia con una SCIA ai sensi dell’art. 44 del DPR 380/2001 e vigenti leggi e pagare una piccola sanzione “salvo diritti di terzi” coinquilini, ci vuole allegata una auto dichiarazione sostitutiva di atto notorio con la quale deve dichiararsi la data della realizzazione magari esibendo fattura o altra prova certa.Mentre per far valere il diritto acquisito nei confronti di terzi ci vuole per lo meno una dichiarazione da parte dei condomini o dell’Assemblea che determini la data reale di costruzione molto importante nel caso di una causa per usucapione dove è necessaria la testimonianza di almeno due persone. La situazione è risolvibile al 100%, puoi tranquillizzare i tuoi clienti anche se ci vorrà del tempo.. Intanto prova subito con la sanatoria con autocertificazione relativa alla data di realizzazione, verbale dell’assemblea dei condomini di presa d’atto e nulla osta a chiedere la SCIA, se tutto va bene pagherai una sanzione minima scontata del 25 % se paghi subito (intorno ai 1000 €) dovresti risolvere in 60 gg. altrimenti seguire altre procedure che però devono essere seguite da un legale urbanista e porterà comunque alla soluzione.. più cara rispetto alla prima per l’iter procedurale da seguire per usucapione. Ciao a disposizione

      1. Grazie mille per la risposta. Il perito della banca è venuto a casa non ha fatto alcun problema, vorrebbe però entro l’atto tutta la pratica conclusa. E’ venuto un ingegnere a casa e mi ha confermato che l’iter è di almeno 2 anni.
        Ho presentato il permesso a costruire in sanatoria ,il comune ha messo il protocollo ma ancora non mi dicono cosa pagare. Sono in parte disperata e sconfortata perché questa situazione sembra non risolversi mai. Se sistemo una cosa,un’altra va storta, ho sentito vari tecnici chi dice 2 anni,chi 20 giorni,chi non si può fare… Possibile mai che per vendere una casa ci sia tutto questo iter????Non è possibile che le condizioni burocratiche in Italia debbano essere cosi lunghe e stressanti.

  4. ho richiesto al comune la costruzione di un passo carraio con una DIA ed una Variante , è scaturito dopo i termini accosentiti all’ufficio tecnico della valuatzione dell’opera un processo penale conclusosi con assoluzione e vari processi amministrativi di cui mi vedono soccombente a dispetto della sentenza Penale , oltretutto la difformità contestata ricade nella parte della variante gia assentita da parte del comune e di cui ha negato una sanatoria ordinata dal consiglio di stato. Le contestazioni mosse dal comune ,vertono su una classificazione dell ‘ intervento avvenuto a posteriore del rilascio del titolo a costruire, differente in sostanza e qualifica del manufatto che si è costruito ed autorizzato. ora come mi comporto , visto che le rimostranze avvenute in ambito amministrativo dal comune non coincidono per niente con quelle depositate attraverso l’escussione dei testi in dibattimento Penale? sullo stesso argomento ed i stessi fatti materiali?

  5. Vorrei costruire una tettoia in legno di circa 20 mq in un giardino privato. Rientra tra li interventi di edilizia libera?

  6. Buongiorno :Il mio vicino a costruito attaccato al mio confine senza domandare il permesso ,ed il Comune non vuole abbattere l’edificio e logicamente pagarmi i danno per l’abuso e l’ombra fatta dall’edificio e tutto quello che comporta nei miei riguardi ,cosa posso fare :Prendo uno scavatore a noleggio e lo abbatto io ,dato che prima di fare l’infarto facevo l’operatore autista ,o mi posso rivolgere a qualcuno ???….Grazie Nico

  7. Salve.
    Circa 30 anni fa mio padre ha costruito una tettoia lungo tutta la scala di accesso esterna di una casa di campagna e una terrazza dietro la casa.
    Suddetta casa è stata venduta nei primi anni ’90 e nell’atto di vendita è stata specificata la presenza di questi due abusi.
    Pochi anni fa è stato contattato dal comune in quanto la sola tettoia risulta ad oggi non ancora sanata (mentre la terrazza è stata sanata dall’acquirente di allora).
    Anzitutto vorrei sapere questa tettoia che tipo di abuso configura (tra parziale difformità o variazione essenziale), e poi come può procedere adesso mio padre per sanare la questione (e se è suo dovere, considerando che c’è stata poi la vendita con appunto indicati tutti gli abusi presenti).
    Specifico che la casa ora ha altri proprietari rispetto al primo acquirente e che loro hanno costruito un ulteriore abuso sempre da sanare. Grazie mille.

  8. Ho pavimentato il giardino nel 2003 e avendo avuto un diverbio col vicino per i limiti di confine quest’ultimo mi ha mandato i vigili dicendo che avevo pavimento senza aver presentato la dia. I vigili mi hanno notificato un verbale di sospensione lavori ( lavori che non esistono perché sono iniziati e finiti nello stesso anno) come mi devo comportare?

  9. Nell’anno 2008 ho fatto una tettoia attaccata ad un fabbricato esistente con bulloni ed è aperta su tre lati,quindi del tutto rimovibile,dopo dieci anni a seguito di esposti anonimo sono venuti i VV.UU.ha controllare.Cosa posso fare per potermi cautelare per mettere a regola detta tettoia.Grazie anticipatamente a chi può darmi qualche consiglio tecnico-giuridica in merito.

  10. Buongiorno,
    sto valutando l’acquisto di un immobile sito in centro storico la cui edificazione è iniziata prima del 1907 (come visibile nelle mappe catastali d’epoca). Allo stato attuale tale immobile mostra di aver subìto alcune modificazioni, la più recente delle quali risalente probabilmente agli anni ‘60/’70. Considerando il fatto che la documentazione catastale non ha valore probatorio e che in Comune non sono presenti documenti relativi a questo immobile (in realtà dovrebbero essere presenti alcune pratiche relative a piccoli interventi a cavallo degli anni ‘80 delle quali però si conoscono solo la data e il numero della pratica poiché il materiale cartaceo risulta introvabile), mi chiedevo come fosse possibile ristabilire la regolarità urbanistica.
    Posso verificare o certificare la legittimità delle preesistenze e, se si, come?
    Se l’ultimo intervento di modifica è stato effettuato a fine anni ’60 e il primo strumento urbanistico comunale è entrato in vigore nel 1970, posso considerare questi interventi di modifica legittimi o dovrei comunque avere in mio possesso delle autorizzazioni o licenze comunali relative a queste modifiche?
    (si consideri chela quasi totalità delle modifiche è stata effettuata a fine anni ‘40 e ciò si evince dalle tecniche e materiali costruttivi, essendo la casa edificata in terra cruda, tetto in canne, ecc..)
    A quanto mi pare di capire in base alla L.1150/42 sarebbe stato necessario chiedere una licenza edilizia al Comune anche per effettuare degli ampliamenti (art.31), anche se in merito a questa questione rilevo opinioni contrastanti in virtù del fatto che il Comune è molto piccolo e che all’epoca delle modifiche non esisteva strumento urbanistico.
    Mi sono già rivolta ad alcuni tecnici che però mi danno opinioni discordanti.
    Si tenga presente che ho fatto anche delle ricerche in catasto per ricostruire la storia dell’immobile ma, anche in questa sede, non ho avuto grande fortuna, non avendo trovato planimetrie preesistenti a quella del 1987 ed essendo le mappe catastali storiche difficili da datare e molto confuse nella loro definizione.
    Ho anche effettuato una ricerca delle foto aeree ma, per quanto si evinca la presenza di un edificio, il livello di dettaglio della foto non è tale da poterne definire la forma esatta. Ho anche consultato l’ufficio regionale che pubblica le orto foto ma mi hanno confermato che non esistono foto maggiormente dettagliate.
    Ho parlato anche con i tecnici comunali che, anche in virtù della scheda edilizia del piano particolareggiato coerente nelle prospettive di progetto con le forme e di volumi dell’immobile attuale, mi rassicurano sulle possibilità di ottenere l’approvazione di un progetto di ristrutturazione.
    Ho un particolare interesse per questo immobile e mi dispiacerebbe non acquistarlo ma, al tempo stesso, vorrei avere una certa sicurezza nell’acquisto.
    Può esistere la prescrizione nel mio caso?

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