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Cartelle Equitalia prescritte: che fare?

12 Luglio 2015
Cartelle Equitalia prescritte: che fare?

Cartelle esattoriali per il pagamento di somme prescritte ad Equitalia: come far valere la decorrenza dei termini.

Hai ritirato l’estratto di ruolo da Equitalia e, conti alla mano, credi che molte delle cartelle esattoriali riportate nell’elenco sono ormai prescritte: non c’è bisogno di essere avvocati, e conoscere gli esatti termini della prescrizione, per intuire che dopo oltre dieci anni non si è tenuti a pagare nulla. Come comportarsi in questi casi? Ecco questa breve guida su come agire: la legge, infatti, consente al contribuente di rivolgersi personalmente agli sportelli di Equitalia per ottenere la “cancellazione” delle cartelle di pagamento ormai prescritte. Vediamo come.

Conoscere bene i termini di prescrizione

Anche una cartella esattoriale, dopo un po’ di tempo, “scade”: a differenza, però, dei generi alimentari, la data di scadenza non è riportata sul retro della confezione, ma bisogna conoscere bene la legge per poterla calcolare.

Peraltro, i termini di prescrizione variano a seconda del tipo di tributo o sanzione per il quale è stata notificata la cartella da Equitalia.

La prima cosa da fare, pertanto, è verificare la “causa” degli importi richiesti dall’Agente della riscossione (ossia il tributo o la sanzione): essa è indicata nel dettaglio della cartella dove, accanto a ciascun importo, è indicata appunto la motivazione (per es.: violazione codice della strada, Irpef, IVA, contributi Inps, ecc.).

TERMINI DI PRESCRIZIONE

Irpef, IVA, Ires, Imposta di registro, imposta ipocatastali: si prescrivono in 10 anni decorrenti dalla scadenza del termine per il pagamento della cartella (60 giorni dalla notifica) o, se la cartella è impugnata, dal passaggio in giudicato della sentenza.

– le sanzioni si prescrivono invece in 5 anni decorrenti dallo stesso momento; tuttavia, se il titolo alla base del credito è una sentenza passata in giudicato, anche in questo caso si applica il termine dei 10 anni;

– i tributi locali periodici (TARI, TOSAP, ICI e IMU) si prescrivono nel termine di 5 anni; anche qui se il titolo è una sentenza passata in giudicato il termine diventa di 10 anni.

TERMINI DI DECADENZA

Attenzione a non confondere i termini di prescrizione coi termini di decadenza che invece sono quei termini che Equitalia deve rispettare per poter notificare la prima cartella esattoriale. In altre parole:

– la prescrizione è il termine oltre il quale la cartella – già notificata – perde validità (appunto per eccessivo decorso dei termini);

– la decadenza invece è quel termine entro cui Equitalia deve necessariamente inviare al contribuente la prima richiesta di pagamento, poiché altrimenti decade appunto dal diritto di riscossione. Questo termine inizia a decorrere dall’anno in cui il contribuente doveva pagare l’imposta richiesta dall’Agente di riscossione.

Ecco, quindi, i termini di decadenza:

Irpef dovuta a seguito dei controlli automatici della dichiarazione dei redditi: entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione (o a quello di scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine di versamento delle somme scade oltre il 31 dicembre);

Irpef dovuta a seguito del controllo formale della dichiarazione dei redditi: entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione;

Irpef dovuta a seguito di accertamento definitivo: entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo;

Imposte locali come l’imposta sui rifiuti: entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo; in mancanza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello nel quale è stata presentata la dichiarazione relativa a Imu, Tasi, Tares/Tari o a quello per il quale l’imposta è dovuta;

Bollo auto: entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è diventato definitivo;

Imposta di registro: entro 10 anni da quando è stato accertato il mancato pagamento dell’imposta.

Multe per violazioni del Codice della strada: vanno notificate entro 5 anni da quando è stata contestata la violazione stessa;

Canone Rai: entro 10 anni da quando è stato accertato il mancato pagamento.

Se la cartella è stata emessa a seguito di una sentenza per una causa che hai perso contro il fisco (a prescindere da quale fosse il tributo in discussione davanti al giudice), il termine di prescrizione è di 10 anni.

La data di notifica della cartella

A questo punto devi controllare la data in cui hai ricevuto la notifica della cartella esattoriale di Equitalia. Essa è riportata, con il timbro postale, su ogni singola busta consegnata dal postino o dal messo.

Se, invece, non possiedi le cartelle (non le trovi o assumi di non averne mai ricevuto copia), puoi trovare l’indicazione della data di notifica sull’estratto di ruolo da richiedere allo sportello di Equitalia. Se sull’estratto, in corrispondenza della data di notifica, viene riportata l’indicazione “00/00/0000” è molto probabile che la notifica non sia mai avvenuta o Equitalia abbia perso le prove delle ricevute della raccomandata a.r. Se così stanno le cose, puoi sempre chiederne lo sgravio assumendo di non aver mai ricevuto la cartella.

Se c’è prescrizione

Se, dal confronto tra le date di notifica della cartella e gli appena indicati termini di prescrizione, ti rendi conto che il diritto di Equitalia alla riscossione delle somme si è prescritto, hai diritto alla cancellazione degli importi iscritti a ruolo.

Ma attenzione: controlla prima che non ti sia stato inviato uno dei cosiddetti “atti interruttivi della prescrizione”: ossia non devi aver ricevuto una diffida (con raccomandata a.r.) con cui ti viene rinnovato l’invito a pagare, oppure una lettera raccomandata di preavviso di fermo o di ipoteca con cui viene ribadita l’intimazione al pagamento delle somme con i relativi numeri di cartelle non corrisposte.

Se si è verificata la prescrizione hai la possibilità di valerti della cosiddetta legge sulle “cartelle pazze[1]: si tratta di un procedimento che ti consente, con la presentazione di una semplice istanza (su un modulo fornito allo sportello di Equitalia), di ottenere:

– in via immediata la sospensione della cartella esattoriale: in buona sostanza, questo significa che, già dalla data del deposito del modellino, Equitalia non può più procedere a pignoramento o esecuzione forzata nei tuoi riguardi;

– se entro 220 giorni Equitalia non ti risponde, allora scatta il cosiddetto silenzio assenso e la tua richiesta di sgravio (contenuta nel predetto modellino) si considera pacificamente accolta. Dunque, il tuo debito verrà cancellato senza bisogno di andare dal giudice o di valerti di un avvocato (per sapere di più su questo argomento leggi “Sospensione cartella Equitalia viziata”).

Puoi ottenere lo stesso risultato anche presentando un’istanza di sgravio, con un ricorso in autotutela, direttamente all’ente creditore del tributo per il quale Equitalia ti ha notificato la cartella. Ma in questo caso l’istanza non sospende l’esecutività della cartella e il mancato riscontro da parte dell’amministrazione non si considera come accoglimento.

Il ricorso al giudice

Attento: tanto la presentazione dell’istanza di sospensione ai sensi della normativa “cartelle pazze”, quanto l’istanza in autotutela non sospendono i termini per presentare ricorso al giudice (nel primo caso, si sospende solo l’esecutività della cartella). Per cui, se fai scadere i termini per impugnare la cartella esattoriale, qualora Equitalia dovesse rigettare la tua istanza non avresti altre possibilità per far valere i tuoi diritti. Il ricorso davanti al giudice, che va fatto entro 60 giorni dalla notifica dell’atto, è ciò che ti garantisce maggiormente, anche se nulla ti vieta di avviare entrambe le attività, nella speranza che la via stragiudiziale si compia prima.

Il giudice competente è:

– la Commissione tributaria provinciale: per le imposte;

– il giudice di pace: per le contravvenzioni per violazione del codice della strada;

– il tribunale ordinario, sezione lavoro: per i contributi previdenziali.

Tuttavia, se è già in corso un pignoramento, il ricorso va sempre presentato (prima) al giudice dell’esecuzione del tribunale ordinario. Sarà poi questi, eventualmente, a disporre la sospensione dell’esecutività della cartella e a rinviare al giudice competente a seconda del tributo.


note

[1] Legge di stabilità per il 2013: art. 1, commi da 537 a 543, della legge 228/2012.


1 Commento

  1. Buonasera, ho presentato domanda di sgravio totale col modulo di autotutela il 7 settembre 2016 a Equitalia con rr di ritorno. Il 7 ottobre ricevo una loro comunicazione in cui mi chiedono di inviare documento d’identità che ho inviato. La domanda è: i 220 giorni si contano dal 7 settembre o da ottobre per il tacito consenso e quindi la conseguente cancellazione del debito?
    Grazie

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