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Accertamento fiscale con redditometro: i redditi dei familiari contano

12 Luglio 2015
Accertamento fiscale con redditometro: i redditi dei familiari contano

Redditometro e accertamento sintetico: il fisco è tenuto a considerare non solo i redditi dichiarati dal contribuente accertato, ma anche quelli dei familiari conviventi che possono, infatti, contribuire alle spese giornaliere.

Il contribuente sostiene spese superiori alle sue possibilità per come risultanti dalle ultime dichiarazioni dei redditi? Il fisco non può comunque procedere all’accertamento sintetico del reddito senza prima considerare il contributo che, al tenore di vita dell’accertato, apportano anche gli altri conviventi. È infatti verosimile che, al ménage familiare, contribuiscano tutti quelli che vivono sotto lo stesso tetto.

Dunque è proprio il caso di dire che “più si è, meglio si sta”.

Il principio è stato enucleato da una recente sentenza della CTR della Toscana [1] con cui viene confermato il progressivo sgretolamento dello strumento del redditometro: non più uno metodo che capovolge l’onere della prova a carico del contribuente, ma anzi serve solo al fisco per procedere a un’ulteriore fase di dialettica con il contribuente, durante la quale questi è chiamato a dare spiegazioni: solo all’esito di quest’ultima, e comunque salva una congrua motivazioni sulle ragioni dell’eventuale dissenso dalle difese dell’accertato, l’Agenzia delle Entrate può procedere all’atto impositivo.

Accertamento fiscale, ma con un occhio anche ai familiari

Nel redditometro, secondo la Cassazione, il fisco deve considerare anche le entrate dei familiari conviventi. Infatti, la disponibilità di beni “indice di capacità contributiva” costituisce solo una presunzione legale, ma l’ufficio è tenuto a esaminare la posizione complessiva dell’intero nucleo di conviventi. È infatti evidente come gli elementi di capacità contributiva possano trovare giustificazione nei redditi degli altri componenti della famiglia.

In realtà, il principio non è nuovo: la giurisprudenza anche di Cassazione [2] si sta assestando su queste posizioni garantiste, che certo consentono anche di avere una visione più reale della nostra economia, dove spesso i redditi più consistenti dei familiari servono anche ad aiutare i componenti del nucleo più svantaggiati.

Così, infatti, spesso avviene che, a fronte della casa acquistata dal contribuente, poi i suoi familiari partecipino alle spese di gestione, come alle bollette o alle spese condominiali. Ed ecco allora giustificato come possa essere mantenuto uno o più immobili anche con un reddito di non olter duemila euro al mese.

Per quanto concerne la valutazione del cosiddetto “reddito familiare”, già una circolare ministeriale del 2007 [3] richiama l’attenzione degli uffici dell’Agenzia delle Entrate sulla necessità di “valutare la complessiva posizione reddituale dei componenti il nucleo familiare essendo evidente come, frequentemente, gli elementi indicativi di capacità contributiva rilevanti ai fini dell’accertamento sintetico possano trovare giustificazione nei redditi degli altri componenti il nucleo familiare”. Ai fini dell’accertamento sintetico, si deve necessariamente tener conto, oltre che delle fonti di reddito risultanti dalla dichiarazione del soggetto passivo anche delle disponibilità che a lui possono derivare dagli altri componenti del nucleo familiare. Queste disponibilità, ancorché autonomamente rilevanti a fini fiscali nei confronti del possessore del reddito per la fonte da cui deriva possono tuttavia spostarsi (e generalmente così accade) nell’economia del contribuente soggetto passivo dell’accertamento sintetico.

Chi sono i familiari di cui tener conto?

Per quanto riguarda l’individuazione del “nucleo familiare” rilevante, secondo la giurisprudenza si può fare riferimento innanzitutto al concetto di nucleo familiare naturale quale costituito tra coniugi conviventi e figli, soprattutto minori; in tal caso, infatti, si può presumere il concorso di tutti al miglioramento del complessivo tenore di vita.


note

[1] CTR Toscana. sent. sent. n. 862/15.

[2] Cass. sent. n. 17203/2006.

[3] Min. Economia circolare n. 49/2007.

Autore immagine: 123rf com


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