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Rumori in condominio: risarcimento per il pianoforte del vicino

12 Luglio 2015
Rumori in condominio: risarcimento per il pianoforte del vicino

Immissioni intollerabili di rumori molesti: si tratta di una attività illegittima, per cui non è possibile sacrificare il diritto di proprietà o di godimento dei condomini vicini di casa.

Vittime di rumori in condominio, stereo “a palla”, strumenti musicali e prove di concerto dentro gli appartamenti: a tutto c’è un limite. Limite cui il codice civile dà una definizione ben precisa: la “normale tollerabilità”. Oltre questa soglia scatta il risarcimento del danno: una somma di denaro in ristoro delle notti insonni e dei mal di testa.

Quanto ai criteri per definire la “normale tollerabilità”, il giudice può servirsi di un perito (il cosiddetto consulente tecnico d’ufficio), salvo che non disponga già di elementi sufficienti per ritenere “insopportabili” le immissioni rumorose: per esempio, basterebbe la testimonianza di un vicino secondo cui il pianoforte del molestatore viene suonato alle 10 di sera.

Questi principi – di legge, ma anche di buona educazione – sono stati sanciti da una sentenza della Cassazione di venerdì scorso [1]. Scatta dunque il risarcimento del danno a carico della famiglia la cui figlia è solita suonare lo strumento musicale in orari tipicamente del riposo. È vero, non esiste (salvo il regolamento di condominio non disponga diversamente) una tabella degli orari entro i quali si può fare rumore, ma in questo aiuta il buon senso e le abitudini della famiglia “media” (leggi “Condominio, a che ora non si può fare rumore?”).

La Cassazione ricorda che, secondo la giurisprudenza consolidata, nell’ipotesi di immissioni rumorose intollerabili, si è in presenza di una attività illegittima di fronte alla quale non può giustificarsi nessun tipo di sacrificio da parte dei vicini, proprietari degli appartamenti confinanti. Ne consegue il facile accoglimento di una richiesta di risarcimento del danno [2]. Il pianoforte, dunque, se proprio deve essere suonato in casa, va usato coibentando le pareti, come poi hanno dovuto fare, nella vicenda in oggetto, i responsabili dei rumori molesti.


note

[1] Cass. sent. n. 14513 del 10.07.2015.

[2] Di cui all’art. 2043 cod. civ.


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