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Rivelare la relazione extraconiugale al coniuge è stalking

10 Luglio 2015
Rivelare la relazione extraconiugale al coniuge è stalking

Ripetuti messaggi anche in pubblico sull’infedeltà del marito o della moglie: le ripercussioni sulla famiglia danno diritto al risarcimento del danno.

Denunciare ad una persona di aver avuto una relazione extraconiugale con il relativo coniuge, e sbandierarlo ai quattro venti (evidentemente per scopo di vendetta), nonché ribadirlo con ripetuti e martellanti messaggi, costituisce reato di stalking: infatti la ricaduta negativa sulla vita di coppia e sulla famiglia (figli compresi) dà diritto al marito e alla moglie, vittime di tale ritorsione, di chiedere il risarcimento del danno. È quanto chiarito da una sentenza di poche ore fa della Cassazione [1].

La gravità delle condotte tenute dal molestatore hanno come scopo ed effetto l’umiliazione e la mortificazione della vittima, la violazione dell’altrui privacy e la diffusione al pubblico della vita sessuale della coppia. Tutto ciò comporta il danno alla riservatezza e all’intimità sessuale della coppia, con conseguente e logico “stato di disagio, di imbarazzo, di mortificazione, di ansia”.

Dunque, i suddetti comportamenti persecutori tenuti dall’ex amante sono qualificabili come stalking.


note

[1] Cass. sent. n. 29826/15 del 10.07.2015.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 5 marzo – 10 luglio 2015, n. 29826
Presidente/Relatore Bevere

Fatto e diritto

1.Con sentenza 28.2.2014, la corte di appello di Genova ha confermato la sentenza 26.10.2012 con la quale P.G., autista dell’azienda comunale di trasporti, era stato condannato alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili per il reato di atti persecutori in danno dei coniugi G.C. e F.F..
2.Nell’interesse dell’imputato è stato presentato ricorso per i seguenti motivi
l. vizio di motivazione : il P. è accusato, tra l’altro, di essere autore di due lettere anonime indirizzate, nel marzo 2009, al collega G. con le quali il destinatario era reso edotto di rapporti sessuali della moglie con lo stesso P. e con altri colleghi, nonché di essere autore di sms di medesimo contenuto, inviati fino all’inizio di aprile 2010 sul telefono cellulare del G.. Posto che tali comunicazioni non hanno elementi individualizzanti il mittente, non può logicamente escludersi che altri siano gli autori, in quanto
– il suo rapporto con la donna era cessato nel settembre 2008;
– la F. aveva avuto altra relazione, nell’arco di tempo tra maggio e luglio 2008 con altro collega, S.D., che ha ammesso di aver inviato una delle due lettere;
– la donna inizialmente aveva negato questo rapporto, dimostrando di essere fonte
inaffidabile ;
– Il G. è stato sentito in qualità di imputato in un procedimento connesso, in corso dinanzi al giudice di pace.
Nella sentenza si fa generico e non comprensibile riferimento all’evento derivato da queste comunicazioni, consistente in un grave stato di ansia e di timore per l’ incolumità, riferito ai coniugi G.-F.
In conclusione, il ricorrente afferma che la sua responsabilità non può essere affermata sulla base di comunicazioni anonime e di dichiarazioni provenienti da fonti non credibili.
3. Il ricorso non merita accoglimento, in quanto i motivi propongono,in chiave critica, valutazioni fattuali, sprovviste di specifici e persuasivi addentellati storici, nonché prive di qualsiasi coerenza logica, idonea a soverchiante e a infrangere la lineare razionalità, che ha guidato le conclusioni della corte di merito.
Con esse,in realtà, il ricorrente pretende la rilettura del quadro probatorio e, contestualmente, il sostanziale riesame nel merito. Questa pretesa è tanto più ingiustificata nel caso in esame la struttura razionale della motivazione – facendo proprie le analisi fattuali e le valutazioni logico­giuridiche della sentenza di primo grado – ha determinato un organico e inscindibile accertamento giudiziale, avente una sua chiara e puntuale coerenza argomentativa, che è saldamente ancorata agli inequivoci risultati dell’istruttoria dibattimentale.
3.a. L’imputato è accusato di aver compiuto i seguenti fatti:
a. ha posto nel cartellino degli orari collocato nell’autobus che il G. avrebbe condotto poco dopo, una lettera con la quale informava il collega su luoghi e tempi dei convegni sessuali con la moglie di quest’ultimo e prospettava l’ipotesi che la donna avesse avuto rapporti sessuali con altri uomini( in Genova,all’inizio di marzo 2009);
b. ha inviato altra lettera al G. con la quale ripeteva la vicenda degli incontri sessuali con la moglie, prospettava l’ipotesi che l’ultimo figlio della coppia avesse un diverso padre naturale; affermava l’idoneità delle proprie conoscenze a determinare il licenziamento del G., licenziamento che questi avrebbe potuto evitare chiedendo il trasferimento (in Genova, il 27 marzo 2007);
e. ha inviato al telefono cellulare del G. numerosi sms offensivi del suo onore e allusivi alle relazioni sessuali della F. (in Genova fino al 3.4.2007); d. ha scritto sulla parte interna dei muri di recinzione della scuola frequentata dai figli della coppia G.-F. le frasi Auguri, nel pollaio nasce un altro figlio di troia…], sul luogo di lavoro, Cornuto Fans Club Presidente G.C., sull’apparato rice­trasmittente montato su un autobus dell’azienda pubblica G. becco (in Genova nel settembre 2009);
e. ha scritto nel bagno chimico del capolinea AMT n. 27 nella disponibilità dei dipendenti dell’azienda di trasporto, l’espressione G. cornuto (in Genova, il 18.11.2010).
3.b. L’identificazione nel P. dell’autore delle lettere, dei messaggi telefonici, delle scritte sui muri di recinzione della scuola frequentata dai figli dei coniugi e all’interno del bagno della stazione terminale della linea di trasporto urbano è stata ricostruita dai giudici di merito attraverso un comune iter analitico ed argomentativo di estrema e incontestata efficacia persuasiva in quanto è stato accertato che
a. le scritte ingiuriose e minacciose sono state rinvenute in aree aziendali o scolastiche frequentate dal P.;
b. il contenuto delle medesime e delle lettere è omogeneo, a dimostrazione della unicità della fonte;
c. nelle lettere e nei messaggi vi sono riferimenti a fatti e a circostanze(elencati nella
penultima pagina della sentenza impugnata) che solo il P. era in grado di conoscere. Deve quindi concludersi che l’attribuzione al P. della redazione e della diffusione delle narrazioni sulla vicende sessuali della F., nonché delle espressioni offensive in danno dei coniugi è stata effettuata dai giudici di merito non solo all’esito di accurato esame della credibilità delle persone offese (credibilità non sminuita dal generico riferimento a un procedimento connesso a carico del G.), ma anche in base ad una razionale e insindacabile valutazione del quadro probatorio, posto a base della tesi di accusa.
4. E’ del tutto conforme ad una corretta interpretazione dell’ipotesi delittuosa di cui all’art. 612 bis c.p. la qualificazione di queste condotte come atti persecutori che risultano – oltre che istintivamente gemmati dalla vanteria del seduttore – direttamente causati dal suo risentimento per la cessazione del rapporto con la donna e per l’attentato alla serenità del proprio ambiente familiare posto in essere dal marito (il G., avuta conoscenza del rapporto extraconiugale, ne informò la moglie del P.). E’ di tutta evidenza la rilevanza penale di questi atti, costituiti dalla reiterata redazione e dalla ripetuta diffusione di messaggi funzionali a umiliare i coniugi, a violare la loro riservatezza, a rappresentare la vita sessuale della donna come aperta a soggetti estranei, tanto da rendere incerta la discendenza di uno dei figli. Fondati o meno che siano tali messaggi hanno cagionato danno alla riservatezza e all’intimità sessuale delle persone offese con ampiezza, durata e carica spregiativa tali da rendere i messaggi stessi idonei a creare nei medesimi crescenti stati di disagio, di imbarazzo, di mortificazione, sfociati in un perdurante e grave stato di ansia a fronte del concreto aggravamento e consolidamento della violazione della riservatezza e della manipolazione dell’identità umana,sociale, etica di tutti i componenti della famiglia G.­F., nel contesto familiare e lavorativo.
Tale angoscioso turbamento psicologico – destabilizzante dell’equilibrio psichico di un comune essere umano – è stato razionalmente desunto dalle dichiarazioni delle vittime, dai loro comportamenti conseguenti alla condotta posta in essere dall’imputato, considerata tanto nella sua astratta idoneità a causare l’evento suindicato, quanto nel concreto riferimento alle effettive condizioni di luogo e di tempo in cui la condotta persecutoria è stata consumata(cfr. sez. 5,n.14391 del 28/02/2012, Rv. 252314).
E’ stato anche accertato che i comportamenti persecutori del P. hanno indotto i coniugi a rinunciare all’utenza telefonica fissa e li hanno costretti ad evitare persone e luoghi frequentati dall’imputato( la cui condotta ha quindi cagionato l’ulteriore evento dell’alterazione delle abitudini di vita delle vittime).
5. Il ricorso va quindi rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Non possono essere prese in considerazione la memoria conclusiva e la nota spese della parte civile, in quanto il deposito è avvenuto successivamente alla chiusura della trattazione del processo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.


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