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Patteggiamento: niente parte civile per il risarcimento danni

11 Luglio 2015
Patteggiamento: niente parte civile per il risarcimento danni

Sono stato vittima di un reato e l’imputato da me querelato ha chiesto di concordare la pena con il patteggiamento: cosa cambia per me?

Il patteggiamento è un accordo dell’imputato con il pubblico ministero, che consente riduzioni di pena senza affrontare il dibattimento. È sottoposto al controllo formale del giudice.

In pratica l’applicazione della pena su richiesta delle parti (appunto detto patteggiamento), è quel giudizio che si caratterizza per il fatto che il giudice irroga la pena concordata e richiesta dalle parti, ossia dall’imputato e dal pubblico ministero. Il giudice si limita a controllare la correttezza della qualificazione giuridica del fatto e la congruità della pena richiesta dalla parte con il patteggiamento. Anche in questo caso si tratta di un rito premiale in quanto la scelta di tale rito comporta la diminuzione della pena fino a un terzo. Il giudice decide sulla richiesta di patteggiamento sulla base degli atti presenti nel fascicolo del pubblico ministero e su quelli eventualmente presenti nel fascicolo del difensore, senza procedere al giudizio tradizionale. Il giudice può soltanto accogliere o rigettare la richiesta di patteggiamento, ma non può mai modificare l’entità della pena patteggiata.

La richiesta di patteggiamento può essere presentata fino al momento delle conclusioni nell’udienza preliminare e fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado nel giudizio direttissimo. Se è stato notificato il decreto di giudizio immediato, la richiesta è formulata entro il termine di quindici giorni dalla notifica stessa.

La richiesta e il consenso nell’udienza sono formulati oralmente, negli altri casi per iscritto.

È possibile presentare richiesta di patteggiamento anche durante la fase delle indagini preliminari

Effetti sulla parte civile

Il patteggiamento esclude che il danneggiato possa esercitare, o proseguire, nel processo penale l’azione civile per ottenere il risarcimento del danno. Questo vuol dire, in pratica, che la vittima non potrà costituirsi parte civile all’interno del processo penale, proprio perché col patteggiamento non c’è proprio un processo. Che fare allora? Bisogna rinunciare al risarcimento? Affatto. La parte offesa che intenda rivendicare il risarcimento del danno subìto in conseguenza del crimine dell’imputato dovrà, semplicemente, promuovere una causa autonoma davanti però al giudice civile (azione civile), con i conseguenti oneri di prova a proprio carico (che, comunque, sono meno stringenti e rigorosi del processo penale, salvo che in quest’ultimo la testimonianza della vittima è sempre concessa, mentre non lo è nel processo civile).

La sentenza di patteggiamento non ha, nei procedimenti civili e amministrativi, la stessa efficacia di un provvedimento di condanna emesso a seguito di dibattimento [2].

Tuttavia, è ormai principio giurisprudenziale consolidato che la pronuncia di patteggiamento identifica un rilevante elemento di prova per il giudice civile del merito, il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, sarà tenuto a motivare le ragioni diverse che hanno condotto l’imputato ad ammettere la propria responsabilità, accettata dal giudice penale [3].


note

[1] Art. 444 ss. cod. proc. pen.

[2] Art. 445, comma 1–bis cod. proc. pen., che, secondo l’art. 651 cod. proc. pen., ha efficacia di giudicato, ovvero di accertamento definitivo della sussistenza del fatto, delle sua illiceità penale e dell’essere stato commesso dall’imputato.

[3] Cass. S.U. sent. n. 17289/2006, n. 9456/2013.

Autore immagine: 123rf com


2 Commenti

  1. La vittima PUÒ costituirsi parte civile nel procedimento penale anche in caso di patteggiamento, tanto che il giudice condanna l’imputato al pagamento delle spese di costituzione. Semplicemente il giudice non può decidere sulla relativa domanda (di risarcimento).È un po’ diverso…

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