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Stipendio pagato in contanti e con assegno senza accredito in conto

12 Luglio 2015
Stipendio pagato in contanti e con assegno senza accredito in conto

Possibile farsi accreditare dal datore di lavoro una parte dello stipendio su un conto corrente e un’altra parte per contanti: ma attenti ad alcune precauzioni da seguire.

Accreditare lo stipendio sul conto corrente può essere sempre un pericolo per chi ha debiti e rischia il pignoramento presso terzi in banca. Tuttavia, come noto, la legge sugli obblighi di tracciabilità dei pagamenti, impone ormai ai datori di lavoro di non utilizzare più denaro contante se di importo superiore a 999,99 euro. In pratica, dai mille euro a salire, tutti gli stipendi devono essere necessariamente accreditati in banca (con bonifico) oppure pagati con strumenti tracciabili come l’assegno non trasferibile.

A riguardo, ci ha colpito la risposta fornita dal “L’Esperto Risponde”, apparsa sul Sole24Ore di una settimana fa, alla richiesta di un lavoratore che suonava pressappoco così:

Vorrei sapere se, in base alla nuova normativa sulla circolazione del denaro contante, in riferimento al pagamento degli stipendi dei dipendenti, nel caso di una busta paga di 1.500 euro è possibile effettuare il pagamento con 500 euro in contanti e 1.000 euro tramite assegno o bonifico, effettuando l’operazione in un’unica volta”.

La risposta dell’Esperto è stata la seguente:

Il comportamento descritto dal quesito è corretto, non rappresentando un’operazione “frazionata”. L’articolo 49 del Dlgs 231/2007 vieta il trasferimento di denaro contante per importi pari o superiori a 1.000 euro. Nel caso di specie, si trasferirebbe denaro contante per 500 euro, consegnando altresì in pagamento un assegno non trasferibile (o effettuando un bonifico) per un importo pari a 1.000 euro”.

In buona sostanza, secondo il consulente del noto quotidiano di economia e diritto, il lavoratore potrebbe concordare con il datore di lavoro il pagamento di ogni singola busta paga con due contestuali modalità: la prima con bonifico o assegno, la seconda con denaro cash.

A riguardo, però, è necessario – a nostro avviso – operare alcuni chiarimenti.

La prima: a tutela del datore di lavoro, è preferibile che la consegna del denaro contante sia sempre accompagnata dalla firma di una quietanza liberatoria, preferibilmente sottoscritta anche da testimoni o alla presenza di rappresentanze sindacali. Questo perché, nell’ambito del diritto del lavoro, i giudici – nel tentativo di combattere il deprecabile fenomeno dell’erogazione materiale di salari inferiori rispetto a quanto indicato in busta paga – consentono di scalfire l’efficacia probatoria delle dichiarazioni scritte del lavoratore se vi è prova che esse siano state coartate dal datore di lavoro sotto minaccia di perdere il posto.

La seconda: sarà impossibile prevedere l’erogazione dell’intero stipendio per contanti attraverso pagamenti dilazionati nel tempo, magari a titolo di acconti. Questo perché una condotta del genere potrebbe essere ritenuta dal fisco come elusiva del divieto di legge e classificata come operazione frazionata, contraria alla normativa.



1 Commento

  1. E se dopo il bonifico si preleva una somma che verra restituita al datore di lavoro come si può evitare questa situazione

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