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Ogni accertamento fiscale richiede un verbale e un avviso

12 Luglio 2015
Ogni accertamento fiscale richiede un verbale e un avviso

Esame a tavolino della documentazione del contribuente: necessario il verbale dal quale far decorrere il diritto al contraddittorio.

L’Agenzia delle Entrate non può notificare al contribuente, di punto in bianco, un accertamento fiscale, senza preavvisi, a seguito di una semplice verifica “a tavolino” della documentazione a questi in precedenza richiesta: prima di ciò è infatti necessario che l’ufficio rediga un verbale e inviti il soggetto accertato al contraddittorio, con decorrenza di 60 giorni dal verbale stesso per la presentazione di ulteriori elementi e documenti a propria difesa.

È un principio tanto chiaro quanto forte quello che esce dalla Commissione Tributaria Provinciale di Milano con una sentenza dello scorso 21 maggio [1]: una decisione degna di massima nota all’interno del panorama delle pronunce giurisprudenziali nell’ambito dei rapporti tra fisco e contribuenti. Di fatti, la sentenza in commento è suscettibile di cambiare la geometria dei futuri accertamenti fiscali. Vediamo perché.

Quando l’Agenzia delle Entrate controlla la documentazione richiesta al contribuente e la esamina al fine dell’emissione di un successivo accertamento, deve necessariamente redigere un verbale da cui far decorrere il diritto al contraddittorio tra le parti; se manca questo adempimento prima dell’atto impositivo, si ha la violazione un principio fondamentale sia del diritto comunitario che nazionale, con la conseguente nullità dell’accertamento fiscale medesimo.

Insomma, nell’ambito di quello che viene chiamato “esame a tavolino” della documentazione richiesta al contribuente, l’Agenzia delle Entrate non può mai, dopo la produzione di suddetta documentazione, emettere un accertamento senza farlo precedere né da un contraddittorio con il cittadino accertato, né da un verbale di constatazione finale da cui far decorrere i 60 giorni per replicare ai rilievi contestati. Il contraddittorio, infatti, con il contribuente è ormai ritenuto, dalla giurisprudenza, un elemento essenziale in tutti i casi di accertamento (leggi “Accertamento fiscale: obbligatorio il confronto preventivo con il contribuente”).

A breve le Sezioni unite della Cassazione si pronunceranno proprio sulla delicata questione relativa all’obbligatorietà della redazione di un verbale che concluda le attività di controllo non precedute da accessi. Tuttavia, allo stato attuale, già la Corte di Giustizia Europea ha sottolineato la necessità del contraddittorio preventivo con il contribuente prima dell’atto impositivo. E questo perché:

a) la pretesa di pagamento del fisco è legittima solo se “procedimentalizzata” con una decisione alla quale partecipa attivamente il contribuente, mediante la promozione del contraddittorio con quest’ultimo (è il principio di leale collaborazione tra Amministrazione e contribuente. Tale contraddittorio (ossia partecipazione) deve iniziare già prima dell’eventuale contenzioso davanti al giudice, e quindi già nella fase endo-procedimentale davanti all’Agenzia delle Entrate. Proprio per realizzare questo fine, è necessario il rispetto dell’obbligo di comunicazione degli atti impositivi;

b) il diritto al contraddittorio, ossia il diritto del destinatario del provvedimento a essere sentito prima dell’emanazione di questo, serve a dare attuazione al diritto di difesa del cittadino e al buon andamento della pubblica amministrazione, principi entrambi tutelati dalla nostra Costituzione;

c) esiste un principio fondamentale nel nostro ordinamento tributario che impone la tutela del diritto di difesa del contribuente mediante l’obbligo di attivazione, da parte dell’Amministrazione finanziaria, del “contraddittorio endo-procedimentale” (cioè durante la fase amministrativa e prima dell’emanazione dell’atto definitivo) ogni volta che debba essere adottato un provvedimento lesivo dei diritti e degli interessi del contribuente medesimo. L’Agenzia delle Entrate è tenuta al rispetto di tale principio a prescindere dal fatto che ciò sia previsto espressamente da una norma di legge. La violazione di tale onere comporta la nullità dell’atto impositivo adottato senza la preventiva comunicazione al contribuente.


note

[1] CTP Milano, sent. n. 4696/2015.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Buon giorno, mi chiamo Sasso Mario, ex dirigente dell’Ag. Ent., attualmente commercialista. Sono circa sei anni che sostengo il diritto del cittadino – contribuente ad un contraddittorio preventivo. Le norme sono chiarissime. Ho anche inviato una denuncia di infrazione alla Commissione Europe. Solo una parte esigua di una sorda/cieca giurisprudenza, continua ad opinare diversamente. Il problema è la responsabilità diretta e personale di tali giudici, soprattutto quando “vogliono interpretare e non applicare le norme vigenti”. Il vero problema va spostato sul funzionamento giudiziario-tributario in generale, cominciando con l’eliminazione della sez. tributaria speciale della Cassazione che trasforma il processo tributario in un percorso ad “imbuto a vicolo cieco”. Più sez., quantomeno garantirebbero, una possibile apertura a diverse soluzioni. Le Comm. Trib. devono essere dotate di giudici togati “professionale e non rivenienti da tutt’altre esperienze tranne quelle tributarie. Il diritto di proprietà è garantito e tutelato costituzionalmente. Mi fermo.

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