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Testamento: quali sintomi di demenza lo rendono nullo

12 Luglio 2015
Testamento: quali sintomi di demenza lo rendono nullo

Impugnazione del testamento per incapacità naturale, mancanza di firma ed eredità: in presenza di quali sintomi si possono ritenere nulle le ultime volontà del soggetto defunto.

Non basta un semplice disorientamento e una confusione mentale del testatore a far presumere che quest’ultimo, ormai defunto, fosse incapace di intendere e di volere al momento di redigere il proprio testamento. Per impugnare le ultime volontà ci vogliono prove ben più forti. Lo ha detto il Tribunale di Firenze in una recente sentenza [1].

Non sempre si muore lucidi; anzi, per chi abbandona questa vita dopo una lunga vecchiaia, è facile soffrire di quella che viene detta demenza senile. Come stabilire, in questi casi, se il testamento sia stato scritto quando già il defunto era affetto da tale patologia (e, in tal caso, sarebbe annullabile proprio per via della sopravvenuta incapacità di intendere e di volere) o, viceversa, quando invece il testatore era, seppur con i dovuti limiti per l’età, sostanzialmente lucido e capace di comprendere le proprie azioni? Non è certo un compito facile, tanto più se si deve giudicare dopo diverso tempo, quando ormai il testatore non c’è più e non è possibile effettuare le tipiche perizie.

Secondo la sentenza in commento, per annullare il testamento per incapacità sono necessari sintomi inequivocabili. Pertanto non può ritenersi che determinati tipici segni di vecchiaia, in termini di perdita di energia e magari di memoria, siano sintomatici di una incapacità del testatore. Lo stesso dicasi con riferimento anche all’apparire a volte un po’ confuso e disorientato. Si tratta solo dei primi sintomi di una malattia che poi effettivamente porterà più o meno rapidamente alla demenza senile conclamata, ma che da soli, di per sé, non integrano né autorizzano a ritenere – in carenza di altri sintomatici comportamentali – che si sia concretizzato lo stato di totale incapacità mentale. Infatti la incapacità naturale che, comporta l’invalidità del testamento [2], non consiste in una generica alterazione del normale processo di formazione e manifestazione della volontà, ma richiede che, a causa dell’infermità, il soggetto sia, all’atto della redazione del testamento, assolutamente privo di coscienza circa il significato dei propri atti e della capacità di autodeterminarsi. Insomma, il semplice disorientamento mentale non è indice di demenza.

Né può esserlo uno stile spezzettato, infarcito di consigli e ammonizioni paterne (“mi raccomando, non bisticciate”) o pieno di inesattezze grammaticali (specie se si tratta di persona dotata di una cultura scolastica non completa).

La mancanza di firma

Il tribunale si sofferma anche sulla questione se il testamento privo di firma possa essere ugualmente valido: la risposta che viene fornita è affermativa. È vero – sottolinea il giudice toscano – il codice civile [3] stabilisce che il testamento olografo debba essere sempre firmato e che la sottoscrizione debba esser posta alla fine delle disposizioni; ma è anche valido il testamento che, al posto della firma vera e propria, piuttosto che indicare il nome e il cognome del soggetto scrivente, lo individua con altrettanta certezza come, per esempio, nel caso di chi si firmi “vostro padre che vi ha voluto tanto bene”.


note

[1] Trib. Firenze sent. n. 285 del 28.01.2015.

[2] Ai sensi dell’art. 591 cod. civ.

[3] Art. 602, co. 2 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Una zia che muore e lascia un testamento olografo, alla quale però otto anni fa una commissione le ha riconosciuto una grave demenza senile
    Il testamento può esser nullo?

  2. Una zia che muore e lascia un testamento olografo, alla quale però otto anni fa una commissione le ha riconosciuto una grave demenza senile
    Il testamento può esser nullo?

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