Diritto e Fisco | Articoli

Acquistare casa e riaffittarla a sé stessi

13 Luglio 2015
Acquistare casa e riaffittarla a sé stessi

Locazione: è elusione fiscale il comportamento del contribuente, lavoratore autonomo, che costituisca una società con un familiare per poi darla in locazione a sé medesimo, per uso studio, al fine di dedurre i canoni di affitto?

Non sono pochi i contribuenti che, per risparmiare sulle tasse, costituiscono una società – di cui essi stessi sono soci – alla quale intestano un immobile; la società poi dà in affitto (o meglio, in locazione) detto immobile al contribuente stesso affinché vi eserciti la propria attività professionale. Il vantaggio di questa struttura contrattuale è di poter dedurre i canoni di locazione pagati a sé stesso. È lecito un tale comportamento?

L’orientamento della Cassazione non è stato costante, anche se il rischio di un accertamento fiscale per abuso di diritto (elusione), nei confronti del lavoratore autonomo, è dietro l’angolo. L’Agenzia delle Entrate, infatti, in casi come questo, è solita contestare l’inerenza dei canoni di locazione degli immobili strumentali pagati a società possedute dagli stessi autonomi (magari insieme a familiari): l’elusività dell’operazione sta nel fatto che questi ultimi rivestono, contemporaneamente, sia la qualifida di locatori (attraverso l’interposizione della società), che di conduttori.

In una sentenza del 2012 [1] la Suprema Corte ha ravvisato, in un comportamento del genere, connotati di evidente antieconomicità: esso risulterebbe cioè privo di valida ragione logica ed anzi – posta la mancanza di contrapposizione tra gli interessi economici del locatore e quelli del conduttore – sarebbe rivolto unicamente a ottenere un vantaggio per il professionista che può così ridurre il carico fiscale.

Insomma, in buona sostanza, non essendovi ragioni logiche ed economiche per costituire una società col proprio familiare se non per darlo in locazione allo stesso professionista a uso studio, si tratterebbe solo di un abuso di diritto.
Il caso di specie analizzato dalla Cassazione, però, presentava elementi particolari, posto che il contribuente aveva pagato tutti i canoni di locazione dell’anno in via anticipata. Secondo, quindi, i giudici, il professionista non può dedurre i canoni di locazione di un immobile acquistato da una società costituita con la moglie che “appaiono incoerenti rispetto allo strumento negoziale utilizzato… e ipotetici rispetto all’esercizio dell’attività che andrà a svolgersi in futuro”.

Più elastica, invece, una sentenza di qualche mese fa [2], sempre della Cassazione. Secondo i giudici, ai fini della verifica del requisito dell’inerenza non importa che il contratto di locazione sia stipulato con una società “legata” al professionista.
In questo caso, la pronuncia chiarisce che il costo dei canoni sostenuti si può considerare “inerente” all’attività (e quindi può essere scorporato dalle tasse) se serve a produrre ricavi. Ciò perché, ai fini del requisito dell’inerenza, è sufficiente che ci sia un rapporto di causa-effetto tra i componenti negativi del reddito (ossia i costi) e l’attività produttiva di reddito imponibile; non rileva che il contratto sia stipulato con una società “correlata” al professionista.


note

[1] Cass. sent. n. 22579/2012.

[2] Cass. sent. n. 3198/2015.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube