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Atti nulli dell’Agenzia Entrate: i dirigenti illegittimi firmano ancora

13 Luglio 2015
Atti nulli dell’Agenzia Entrate: i dirigenti illegittimi firmano ancora

Accertamenti fiscali radicalmente nulli: le sentenze di condanna e il rinvio degli atti alla Procura della Corte dei Conti per l’accertamento del danno erariale non sono stati sufficienti a bloccare gli abusi nei confronti dei contribuenti.

Mentre i giudici continuano ad annullare gli accertamenti fiscali firmati dai dirigenti illegittimi dell’Agenzia delle entrate, decaduti a seguito della sentenza della Corte Costituzionale dello scorso marzo, apprendiamo con enorme stupore che, nonostante tutto, alcuni di essi stanno continuando a firmare gli atti e a recapitarli ai contribuenti: richieste di pagamento, dunque, illegittime, che si sommano a quelle passate. È quanto si apprende oggi tra le colonne di ItaliaOggi; il quotidiano ha, infatti, dedicato la prima pagina alla questione più spinosa che il fisco italiano abbia affrontato nell’ultimo decennio. Qui si legge testualmente: “Alcuni dei dirigenti retrocessi hanno continuato a svolgere le stesse funzioni, con lo stipendio ridotto a un terzo, nella speranza di una soluzione il più possibile rapida e indolore. Altri hanno gettato la spugna e, abbandonate le funzioni e le responsabilità dirigenziali sono tornati nei ranghi dei semplici funzionari. Molte delicate posizioni rimangono così scoperte, minando l’operatività dell’Agenzia, mentre infuria la polemica tra chi invoca un provvedimento per legittimare i dirigenti decaduti e chi invece chiede un concorso aperto a tutti e senza posti riservati”.

Ad aumentare, peraltro, le polemiche si vocifera (secondo quanto riportato sulle pagine del Sole24Ore del 10 luglio scorso) quella che sarebbe una “leggenda metropolitana”, ossia che i dirigenti decaduti sono il frutto di nomine di comodo o di raccomandati. Un sospetto, forse, che a più di una persona evidentemente è sorto, visto che proprio l’amministrazione – tenuta per Costituzione al buon andamento e all’utilizzo del concorso come unico metodo di reclutamento e di promozione del personale – ha bypassato questo necessario step.

Risultato: nonostante l’anatema gettato dalla Orlandi, secondo cui i ricorsi sarebbero stati tutti rigettati, ad oggi sono ben dieci i tribunali che hanno dato ragione ai contribuenti, mentre tre soltanto quelli di contrario avviso (due dei quali, peraltro, con motivazioni a nostro avviso del tutto carenti e di mero rinvio alla pronuncia della Corte Costituzionale).

La questione della nullità degli atti di accertamento sottoscritti da dirigenti dell’Agenzia delle entrate dichiarati decaduti si può dunque riassumere in questi termini numerici, in attesa almeno che giunga la Cassazione a definire la vicenda. Peraltro, è solo il caso di ricordarlo agli stessi dirigenti che continuano a firmare gli atti, la Commissione Tributaria Regionale di Milano ha rinviato il fascicolo alla Procura della Corte dei Conti, affinché definisca se si possa anche parlare di danno erariale.

Una cosa però è certa, e questo a prescindere da ciò che i giudici di merito o di legittimità decideranno: gli atti firmati dopo la sentenza della Corte Costituzionale sono ancor di più radicalmente nulli perché i soggetti che li stanno firmando non solo non hanno i poteri per farlo, ma di ciò ne sono consapevoli essi stessi e anche l’Agenzia delle Entrate.


note

Autore immagine: 123rf com


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