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Volantini pubblicitari nella buca delle lettere: si può vietare

14 Luglio 2015
Volantini pubblicitari nella buca delle lettere: si può vietare

Pubblicità nella casella di posta dei condomini: la consegna di opuscoli non richiesti può integrare il reato di molestia o disturbo alle persone; possibile appendere un cartello fuori dal portone.

Ci siamo ormai abituati alle decine di volantini pubblicitari che, quotidianamente, affollano (anzi, affogano) la nostra buca delle lettere. Tuttavia non pochi sono i condomini che ne farebbero volentieri a meno: il disturbo che tale materiale genera è spesso di non poco conto, rendendo difficile separare la posta gradita da quella sgradita, col rischio di gettare nella spazzatura anche comunicazioni più importanti. Senza considerare poi la cattiva abitudine di lasciare molti di questi opusoletti per terra, a sporcare gli androni e le scale dei palazzi: abitudine, purtroppo, non solo di chi li recapita, ma anche di chi li riceve e li butta senza badare molto alle regole civili.

Laddove, poi, il condominio si vale di un apposito raccoglitore per la differenziata dei volantini pubblicitari, oltre all’occupazione di un (seppur minimo) spazio comune, vi è il costo aggiuntivo, in termini di tassa sui rifiuti, che il condominio deve sostenere per gestire il servizio.

Come difendersi in tali situazioni? Di certo il Comune non può, con propria ordinanza, vietare il volantinaggio: in proposito, il TAR Lombardia, con una sentenza del 2012 [1], ha precisato che tale attività è libera e non può essere oggetto di limitazioni da parte dell’amministrazione, in quanto un provvedimento del genere violerebbe i diritti costituzionali di libertà dell’iniziativa economica privata [2]. Insomma, non si può impedire alle aziende di utilizzare giovani o altri lavoratori per distribuire materiale pubblicitario: oltre ad essere attività pienamente lecita, non è anche soggetta a restrizioni di sorta.

Tuttavia è indubbio che ognuno, con la sua proprietà, ci fa quello che vuole, ivi compreso vietare a terzi di imbrattarla, invaderla o, comunque, provocare molestie di qualsiasi tipo. In altri termini, il singolo condominio – e quindi non il Comune – può impedire a chi porta il volantino pubblicitario di depositarlo nella buca delle lettere o, in blocchi, vicino al portone di ingresso.

Il problema, tutt’al più, potrebbe essere come realizzare, in modo efficace, tale effetto. Ecco alcuni suggerimenti.

La delibera dell’assemblea

Il primo scoglio da superare è quello dell’assemblea di condominio. Non tutti potrebbero essere d’accordo sul divieto di recapito della pubblicità e, anzi, non pochi condomini, a volte, ne traggono un certo beneficio, specie quando si tratta di prodotti alimentari o di largo consumo, posti in offerta dalle catene di supermercati.

A riguardo, si ritiene che solo l’unanimità dei condomini possa limitare il diritto di proprietà dei singoli: e quindi, se non c’è il voto favorevole di tutti i proprietari, l’amministratore ha le mani legate. Resta, però, sempre facoltà del singolo proprietario incollare un avviso sulla propria casella di posta per vietare il deposito di materiale non gradito.

Il cartello sul portone col divieto di dépliant pubblicitari

Se, invece, l’unanimità raggiunge un accordo, il condominio può imporre all’amministratore di affiggere, sul portone d’ingresso dell’edificio, un cartello che vieti a chiunque di depositare materiale cartaceo pubblicitario. In tal caso, la consegna di opuscoli non graditi può integrare il reato di “molestia o disturbo alle persone”.

L’avviso affisso sull’androne dovrà pertanto specificare, all’incaricato alla consegna per conto della società commerciale, che il mancato ottemperamento al divieto impartito dal condominio, farà scattare la querela e il procedimento penale nei suoi confronti. L’identificazione, peraltro, non sarà particolarmente difficile.

Registro pubblico delle opposizioni

Ulteriore difesa introdotta dal Decreto Sviluppo del 2011 è la possibilità per i singoli proprietari degli appartamenti di inserire il proprio indirizzo nel Registro Pubblico delle Opposizioni, fino ad allora utilizzato solo per limitare la pubblicità telefonica (questa chance è, però, ancora in attesa del regolamento attuativo).

La posta elettronica del condominio

L’amministratore potrebbe anche farsi carico di comunicare, alle società commerciali, con un messaggio di posta elettronica certificata, l’intenzione dei singoli condomini di ricevere le offerte pubblicitarie solo in formato elettronico: con email da recapitarsi o all’indirizzo del singolo proprietario o a quello del condominio medesimo.

Il raccoglitore esterno

La soluzione più adoperata e a buon costo resta quella della decisione, da parte dell’assemblea, di installare un raccoglitore apposito esterno al condominio, da utilizzare unicamente per la consegna dei dépliant pubblicitari.


note

[1] Tar Lombardia sent. n. 1133 del 21.06.2012.

[2] Art. 41 Cost.

[3] Art. 660 cod. pen.


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