Diritto e Fisco | Articoli

Banche e anatocismo sotto scacco: interessi pompati sul finanziamento

14 Luglio 2015
Banche e anatocismo sotto scacco: interessi pompati sul finanziamento

Le banche non hanno alcun diritto a capitalizzare gli interessi: il divieto dell’anatocismo è conforme ai principi della UE in quanto prevede una norma a favore del consumatore.

Anatocismo vietato già da un anno e mezzo non solo a Milano e Como: al coro dei tribunali che si scagliano contro la pratica bancaria di “pompare” gli interessi a carico del correntista, calcolandoli non solo sul capitale dato in prestito, ma anche sugli interessi già prodotti nelle precedenti mensilità (così aumentando sempre più l’importo da restituire all’istituto mutuante) è ora anche il Tribunale di Biella [1]. Secondo, infatti, quest’ultimo giudice, è stato sufficiente lo stop scritto (seppur genericamente) dalla Legge di Stabilità del 2013 per far scattare il divieto a partire dal primo gennaio 2014. E questo a prescindere dal fatto che ancora non siano stati adottati quei decreti attuativi del CICR (Comitato Interministeriale Credito Risparmio) previsti dalla norma.

Insomma, dovranno rassegnarsi le banche italiane non solo a restituire quello che, in questi ultimi mesi, hanno rastrellato dai propri correntisti, ma anche a rinunciarvi per il futuro. Checché ne dicano infatti gli intermediari finanziari, il divieto è già operativo e obbliga gli istituti di credito a calcolare gli interessi del mutuo solo sulla sorte capitale e non anche su quest’ultima maggiorata degli interessi già maturati in precedenza.

Il divieto di anatocismo peraltro – si legge in sentenza – è compatibile con le norme dell’Unione Europea in quanto viene incontro a esigenze di tutela del correntista che è contraente debole rispetto alla banca e, dunque, legittima una limitazione agli interessi degli istituti di credito: non esiste comunque nell’ordinamento dell’UE un diritto, in favore delle banche, alla capitalizzazione degli interessi dal momento che in materia non è stata prevista l’armonizzazione delle legislazioni dei singoli Paesi membri. Quindi non c’è neanche bisogno – sostiene il giudice di Biella – di rinviare gli atti alla Corte di Giustizia europea, perché non v’è ombra di dubbio che la legge di stabilità italiana, che ha messo fuorilegge l’anatocismo, sia completamente eurocompatibile [2].

La nuova formulazione del Testo Unico Bancario deve essere applicata a partire dal primo gennaio 2014: con la conseguenza che, essendo la norma già efficace da quel giorno, le banche sono tenute a restituire quanto percepito da allora sino ad oggi. Con le buone o con il ricorso all’autorità giudiziaria.

Infine quanto alla delibera del Cicr, cui rimanda la legge di stabilità 2014, essa non potrà mai porsi in contrasto con la legge, rendendo operativa una modalità di conteggio più gravosa per il cliente.


note

[1] Trib. Biella ord. del 7.07.2015.

[2] Così del resto la C. Giust. UE sent. causa C-591/10 la quale ha stabilito l’insussistenza nell’ordinamento europeo di un diritto alla corresponsione di interessi anatocistici e ha rimesso al giudice nazionale la verifica della compatibilità delle norme di diritto interno con i principi generali Ue oltre che alla legislazione nazionale il compito di stabilire se gli interessi debbano essere semplici o composti.

Autore immagine: 123rf com

Tribunale di Biella

ordinanza, sezione Civile, del 07-07-2015

(L. 27.12.2013, n. 147, art. 1) (D.lgs. 01.09.1993, n. 385, art. 120) (TFUE art. 267)
Deve escludersi che l’articolo 120 comma 2 Tub possa essere ritenuto in contrasto con la normativa europea, qualora sia interpretato nel senso di porre un divieto di anatocismo che darebbe luogo ad una restrizione rilevante delle libertà di impresa, concorrenza, stabilimento e circolazione dei capitali nell’ambito dell’Unione europea, laddove la norma in questione va incontro ad esigenze di effettività della tutela e di favor per il contraente debole consumatore, tali da bilanciare e rendere legittima, giustificata, non ultronea, proporzionata e comunque non esorbitante rispetto allo scopo la previsione del divieto di capitalizzazione anatocistica, anche qualora essa in ipotesi sia idonea d’altra parte incidere sulle predette libertà fondamentali, dovendosi peraltro osservare che la disciplina bancaria in tema di anatocismo non è oggetto di armonizzazione e non si ritiene comunque che vi sia una violazione delle norme dei Trattati (il cui rispetto va in ogni caso garantito in quanto norme primarie e fondamentali del tessuto “costituzionale” comunitario), poiché vi sono comunque Paesi europei in cui la pratica anatocistica è espressamente vietata o limitata al rispetto di alcune condizioni come ad oggi in Italia e dovendosi aggiungere che la stessa Corte di Giustizia europea nel caso C-591/10 deciso ha stabilito l’insussistenza nell’ordinamento europeo di un diritto alla corresponsione di interessi anatocistici e rimesso al giudice nazionale la verifica della compatibilità delle norme di diritto interno con i principi generali dell’Unione europea nonché alla legislazione nazionale il compito di stabilire se gli interessi debbano essere semplici o composti.Deve escludersi che l’articolo 120 comma 2 Tub possa essere ritenuto in contrasto con la normativa europea, qualora sia interpretato nel senso di porre un divieto di anatocismo che darebbe luogo ad una restrizione rilevante delle libertà di impresa, concorrenza, stabilimento e circolazione dei capitali nell’ambito dell’Unione europea, laddove la norma in questione va incontro ad esigenze di effettività della tutela e di favor per il contraente debole consumatore, tali da bilanciare e rendere legittima, giustificata, non ultronea, proporzionata e comunque non esorbitante rispetto allo scopo la previsione del divieto di capitalizzazione anatocistica, anche qualora essa in ipotesi sia idonea d’altra parte incidere sulle predette libertà fondamentali, dovendosi peraltro osservare che la disciplina bancaria in tema di anatocismo non è oggetto di armonizzazione e non si ritiene comunque che vi sia una violazione delle norme dei Trattati (il cui rispetto va in ogni caso garantito in quanto norme primarie e fondamentali del tessuto “costituzionale” comunitario), poiché vi sono comunque Paesi europei in cui la pratica anatocistica è espressamente vietata o limitata al rispetto di alcune condizioni come ad oggi in Italia e dovendosi aggiungere che la stessa Corte di Giustizia europea nel caso C-591/10 deciso ha stabilito l’insussistenza nell’ordinamento europeo di un diritto alla corresponsione di interessi anatocistici e rimesso al giudice nazionale la verifica della compatibilità delle norme di diritto interno con i principi generali dell’Unione europea nonché alla legislazione nazionale il compito di stabilire se gli interessi debbano essere semplici o composti.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube