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Avvocato responsabile se non avvisa il cliente del contrasto sulla norma

14 Luglio 2015
Avvocato responsabile se non avvisa il cliente del contrasto sulla norma

Interpretazione giurisprudenziale altalenante e incerta: l’avvocato che voglia evitare la responsabilità professionale deve informare il cliente al conferimento del mandato.

L’avvocato non può ostentare eccessiva sicurezza sulla futura causa se, sulla norma da applicare, esiste un contrasto giurisprudenziale che rende incerto l’esito del giudizio: così, se il difensore, prima di prendere i soldi dal cliente, non studia prima la questione e non informa quest’ultimo del rischio connesso alla possibilità di un’interpretazione sfavorevole è responsabile professionalmente.

Un’interpretazione assai rigorosa quella che esce dalle aule della Cassazione in una sentenza di poche ore fa [1]. Scatta, infatti, la colpa professionale e la responsabilità dell’avvocato tutte le volte in cui questi non avvisa il cliente del contrasto fra giudici sulla norma alla base della lite: l’informazione è necessaria perché sta all’assistito decidere dopo essere stato messo in condizioni di comprendere l’incognita.

Si legge, infatti, nella sentenza in commento che il difensore è comunque tenuto ad avvisare i clienti di tutti i rischi che possono produrre situazioni dannose e di sconsigliare l’assistito dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole.

Il discorso vale anche in senso inverso: se, infatti, il difensore che abbia perso i primi due gradi di giudizio, non informa l’assistito delle possibilità che, invece, in Cassazione si possa vincere, perché i Supremi Giudici hanno fornito, in passato, interpretazioni a lui favorevoli, e così fa spirare i termini per impugnare, è altrettanto responsabile. Insomma, il professionista deve prospettare l’opportunità del ricorso alla Suprema Corte, mettendo sui due piatti della bilancia l’ulteriore costo dell’impugnazione e la possibilità per il cliente di ricavarne una concreta utilità.


note

[1] Cass. sent. n. 14639/15 del 14.07.2015.

Autore immagine: 123rf com


1 Commento

  1. Leggendo l’articolo s’intravede che in cassazione si potrebbe ricavarne un’utilità. Rimango alquanto perplessa in quanto la realtà mi sembra sia un’altra cosa. In merito cito la nostra esperienza con il Presidente di un tribunale che ha formulato la sua sentenza di separazione tra coniugi come a lui era confacente. Alle rimostranze a lui fatte, sia dagli avvocato che dai coniugi,egli con fare dispregiativo afferma senza alcun ritegno e rispetto altrui: signora lei non è d’accordo per la quota mantenimento?signore lei non è d’accordo per le modalità e i tempi di poter stare con sua figlia? bene se non siete d’accordo sul mio giudizio (tutto personale) fate pure ricorso, ma sappiate bene che mentre io non ho nulla da perdere voi andrete incontro a tempi burocratici lunghi anni, avete tutto da perdere. Mi chiedo dove sia la responsabilità di un avvocato, che di fronte a un Presidente non ha l diritto di parola!!!! non è mia intenzione proteggere alcuno, ma è il disdegno provato a riguardo di una sentenza provata sulla propria pelle. Disgustoso anche il fatto che un uomo ( complice la legge 54/2006 che pur contenendo buoni propositi, può essere interpretata e non applicata) possa per abuso di potere decidere in base a che, non ci è stato concesso di capire, visto che non ha neppure visionato i redditi coniugali e deciso un mantenimento a lui convenuto, ed in base a che abbia potuto espropriare a un padre il suo ruolo per i tempi a lui convenuti. Ma dove vanno a finire i coniugi che si separano per fine di un accordo amorevole? in bocca a dei leoni? anziché in mano a persone che dovrebbero giudicare per il bene dei figli? Cari avvocati pretendete uno psicologo al fianco dei Giudici, perché ne hanno estremamente bisogno, per formulare sentenze corrette per il proseguo dei rapporti familiari dei bimbi contesi. grazie

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