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Anche senza polizza assicurazione rc auto, automobilista risarcito

14 Luglio 2015
Anche senza polizza assicurazione rc auto, automobilista risarcito

Il danneggiato da un sinistro stradale, senza copertura assicurativa RCA, può chiedere il risarcimento dei danni al responsabile e alla sua assicurazione: l’aver posto in circolazione l’auto senza la polizza, infatti, non rappresenta un reato perseguibile d’Ufficio, trattandosi di violazione al Codice della Strada.

Chi guida un’auto senza la copertura assicurativa RCA e subisce un incidente stradale la cui colpa è attribuibile all’altro conducente, ha tutto il diritto di chiedere il risarcimento del danno a quest’ultimo e alla sua assicurazione: non rileva, quindi, che la propria auto sia sprovvista di polizza.

È questo l’importante chiarimento fornito dal Giudice di Pace di Napoli (ex Pozzuoli) [1], dott. Italo Bruno, già noto per i suoi pregevoli precedenti commentati dal nostro giornale.

L’aver posto in circolazione l’automobile senza la prescritta copertura assicurativa non fa venir meno il diritto a richiedere il risarcimento dei danni nel caso, ovviamente, in cui la responsabilità sia dell’altro conducente.

Del resto, a leggere correttamente il codice della strada [2] e il codice civile [3], la legge non dispone che il danneggiato da un sinistro stradale, il cui veicolo sia sprovvisto di copertura assicurativa per la RCA, non possa richiedere il risarcimento dei danni al relativo responsabile e alla sua compagnia di assicurazione. La normativa, a ben vedere, disciplina solo l’ipotesi in cui ad essere senza polizza sia il danneggiante: in tal caso scatta la copertura del Fondo di Garanzia Vittime della Strada.

A conferma di ciò vi è un’altra indiscutibile evidenza: la violazione posta in essere da chi circola con l’auto senza la copertura della polizza RCA, non è un reato perseguibile d’Ufficio, ma una semplice violazione al Codice della Strada in cui si applica la sanzione amministrativa da € 848,00 a € 3.393,00 e il fermo amministrativo del veicolo. Questo, dunque, non incide sul diverso diritto a ottenere l’indennizzo se la colpa del sinistro è di altri.


note

[1] G.d.P. Napoli, sent. n. 5553/15.

[2] Art. 193 cod. str.

[3] Art. 1227 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

Massima:

– Il danneggiato di un sinistro stradale è un “presunto creditore” il cui credito dovrà essere liquidato dalla Compagnia di assicurazione del presunto danneggiante o dal Giudice opportunamente adito che, dovrà:

a) verificare le modalità del fatto generatore del danno;

b) valutare la condotta dei singoli soggetti che vi sono coinvolti;

c) accertare la graduazione della colpa, l’esistenza o l’esclusione del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti e l’evento dannoso, l’ubicazione dei danni e la loro entità.

– La circolazione di un’auto senza la prescritta copertura assicurativa non può implicare il diritto del danneggiato a richiedere il risarcimento dei danni. Gli artt. 193 del Codice della Strada e 1227 del Codice Civile non prescrivono che il danneggiato da un sinistro stradale, il cui veicolo sia sprovvisto di copertura assicurativa per la RCA, non possa richiedere il risarcimento dei danni al responsabile civile e alla sua Compagnia di assicurazione. La violazione commessa dal danneggiato di un sinistro stradale di aver posto in circolazione la sua auto senza la prescritta copertura assicurativa, non rappresenta un reato perseguibile d’Ufficio, trattandosi di violazione al Codice della Strada in cui si applica la sanzione amministrativa da € 848,00 a € 3.393,00 e il fermo amministrativo del veicolo.

 

Testo:

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

L’avv. Italo BRUNO, Giudice di Pace di Napoli ex Pozzuoli, ha pronunciato seguente

S E N T E N Z A

Nella causa iscritta al n.6673/14 R.G. – Affari Contenziosi Civili – avente ad oggetto:

Risarcimento danni da circolazione stradale.

T R A

TIZIO,                                              ATTORE                                         E

CAIA,                                                                                    CONVENUTA-CONTUMACE

NONCHE’

S.p.A. SEMPRONIA,                                                             CONVENUTA

CONCLUSIONI

Per l’attore: dichiarare l’esclusiva responsabilità di Caia in ordine al sinistro per cui è causa e, per l’effetto, condannarla in solido con la Spa Sempronia, in persona dei rispettivi legali rapp.ti pro-tempore, al pagamento in suo favore della somma di € 974,16, oltre sosta tecnica, interessi e rivalutazione, nonché spese e competenze professionali con attribuzione al procuratore anticipatario.

Per la convenuta: dichiarare la domanda inammissibile, improponibile, infondata in fatto ed in diritto e non provata; vittoria di spese e competenze professionali, in subordine ammettere la richiesta consulenza tecnica comparativa estimativa.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

TIZIO, con atto di citazione ritualmente notificato il 23-18/9/14 a CAIA ed alla S.p.A. SEMPRONIA, conveniva innanzi a questo Giudice i predetti soggetti, affinché – previa declaratoria dell’esclusiva responsabilità di Caia nella produzione del sinistro avvenuto il 10/12/13 in (…) alla Via (…), in occasione del quale l’auto Nissan Micra tg.(…) di sua proprietà, veniva investita dall’autocarro Ford tg.(…) di proprietà della convenuta – fosse condannata la medesima Caia in solido con la Spa Sempronia, in persona dei rispettivi legali rapp.ti pro-tempore, al risarcimento dei danni.

A tal fine nel detto atto introduttivo premetteva:

– che in dipendenza dell’investimento subito, la sua auto riportava danni per le cui riparazioni è stata preventivata la spesa di € 974,16, come da relazione tecnica prodotta;

– che il veicolo investitore era assicurato per RCA presso la Spa Sempronia che, sebbene ritualmente invitata a risarcire i danni, con racc.ta a.r. n.14943104868-3 ricevuta il 25/6/14, non vi provvedeva.

Instauratosi il procedimento, risultata contumace la Caia, si costituiva la Spa Sempronia che contestava la domanda sia sull’an che sul quantum debeatur. Esperito inutilmente il tentativo di conciliazione, veniva articolata, ammessa ed espletata prova per testi.

Sulle rassegnate conclusioni, all’udienza del 10/7/15, la causa veniva assegnata a sentenza.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente va dichiarata la contumacia della convenuta CAIA regolarmente citata e non costituitasi.

Ancora in via preliminare va dichiarata priva di pregio giuridico l’eccezione d’inammissibilità della domanda eccepita dalla convenuta Società per essere l’auto dell’attore priva di assicurazione per la RCA.

L’aver l’attore posto in circolazione la sua auto senza la prescritta copertura assicurativa non può implicare il suo diritto a richiedere il risarcimento dei danni, così come prospettato dalla convenuta Società e da alcuni Giudici di merito.

Gli artt. 193 del Codice della Strada e 1227 del Codice Civile, menzionati dalla convenuta, non prescrivono che il danneggiato da un sinistro stradale, il cui veicolo sia sprovvisto di copertura assicurativa per la RCA, non possa richiedere il risarcimento dei danni al responsabile civile e alla sua Compagnia di assicurazione.

La violazione commessa dall’attore di aver posto in circolazione la sua auto senza la prescritta copertura assicurativa, non rappresenta un reato perseguibile d’Ufficio, trattandosi di violazione al Codice della Strada in cui si applica la sanzione amministrativa da € 848,00 a € 3.393,00 e il fermo amministrativo del veicolo.

L’art. 1227 c.c., poi, si riferisce all’inadempimento delle obbligazioni contrattuali e non, come nel caso di specie, all’adempimento extracontrattuale previsto dalla legge.

Il danneggiato di un sinistro stradale è un “presunto creditore” il cui credito dovrà essere liquidato dalla Compagnia di assicurazione del presunto danneggiante o dal Giudice opportunamente adito che, dovrà:

a) verificare le modalità del fatto generatore del danno;

b) valutare la condotta dei singoli soggetti che vi sono coinvolti;

c) accertare la graduazione della colpa, l’esistenza o l’esclusione del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti e l’evento dannoso, l’ubicazione dei danni e la loro entità.

Inoltre, si osserva che la legge ha previsto il risarcimento dei danni ai proprietari dei veicoli danneggiati da veicoli sprovvisti di copertura assicurativa per la RCA a cura del Fondo di garanzia per le vittime della strada e, lo stesso, ha diritto di regresso nei confronti dei responsabili del sinistro per il recupero dell’indennizzo pagato nonché degli interessi e delle spese (artt. 283 e 292 del D.Lgs 2 settembre 2005 n.209).

La domanda deve ritenersi proponibile essendo stata preceduta da rituale richiesta di risarcimento danni ex artt. 145 e 148 CdA ed è trascorso lo spatium deliberandi.

Nel merito la domanda è fondata e va accolta nei limiti di cui in motivazione.

Le legittimazioni attiva e passive sono state provate con la copia del libretto di circolazione; con il certificato cronologico del PRA, con la lettera dell’Isvap – prot. n.12-068127CI del 10/8/12 e con la lettera della Spa Genialloyd che invitava il danneggiato ad agire con la procedura di indennizzo diretto ex art. 149 CdA.

Tutti i documenti sono allegati agli atti.

La versione dell’incidente prospettata dall’istante ha trovato conferma nella circostanziata deposizione del teste. Egli ha dichiarato di aver assistito all’incidente per essersi trovato sul posto in Pozzuoli (NA), nell’area Portuale, e di aver visto l’auto dell’istante in sosta sul mergine destro dell’area e venire investita sulla parte anteriore sinistra dall’auto del convenuto il cui conducente stringeva sulla destra, non si fermava per lo scambio delle generalità e veniva annotata la targa.

Il chiaro riscontro probatorio circa la tesi sostenuta dall’istante, non confutata da nessuna prova contraria, esclude l’applicazione della presunzione di cui all’art.2054, 2° c. cod. civ., norma che ha valore meramente sussidiario, operante solo nel caso in cui non sia stato possibile accertare l’effettiva condotta di guida tenuta dai due conducenti. Nella specie, poi, trattandosi di un urto ad un’auto in sosta è esclusa, a priori, l’applicabilità della disposizione richiamata, in quanto vige una responsabilità palese del conducente del veicolo danneggiante per l’inosservanza delle norme di comune prudenza e perizia ed in particolare del codice della strada.

Per quanto attiene al quantum debeatur, va osservato che, l’entità dei danni riportati dall’auto dell’istante, così come quantificata nella prodotta relazione tecnica, non trova attendibilità nella voce sostituzione porta anteriore sinistra che può essere agevolmente riparata, disco ruota i cui danni non sono riconducibili al sinistro per cui è causa, costo ricambi, costo materiale di consumo, ore e costo della manodopera, eccessive rispetto all’effettivo danno da riparare e superiore al costo normalmente praticato in comune commercio.

Pertanto, considerata la documentazione prodotta e le prove assunte, questo Giudice ritiene di procedere ad una valutazione equitativa e di quantificare il danno nella misura complessiva di € 500,00, tenuto conto dei prezzi correnti per le riparazioni, il costo dei pezzi di ricambio e della manodopera all’attualità, il tipo di auto (Nissan Micra) e del suo stato d’uso, nonché l’anno di sua immatricolazione (2002).

L’importo così liquidato è comprensivo dell’Iva e del fermo tecnico giusta sentenza della Cassazione n.1688/2010 che ha così statuito:

– “Poiché il risarcimento del danno si estende agli oneri accessori e conseguenziali, se esso è liquidato in base alle spese da affrontare per riparare un veicolo, il risarcimento comprende anche l’IVA, pur se la riparazione non è ancora avvenuta – e a meno che il danneggiato, per l’attività svolta, abbia diritto al rimborso o alla detrazione dell’IVA versata – perché l’autoriparazione, per legge (art.18 del DPR 26 ottobre 1972 n.633), deve addebitarla, a titolo di rivalsa, al committente” (Cassazione 14 ottobre 1997, n.10023);

– “In caso di incidente automobilistico, il proprietario dell’autovettura danneggiata ha diritto a richiedere anche il risarcimento del danno conseguente alla impossibilità di utilizzare il mezzo durante il tempo necessario per la riparazione. Tale danno (cd. fermo tecnico) può essere liquidato in via equitativa anche senza la necessità di una prova specifica dello stesso giacché, ciò che rileva ai fini della liquidazione è il semplice fatto che il proprietario sia stato privato dell’utilizzo del mezzo per un determinato periodo di tempo e ciò “anche a prescindere dall’uso effettivo a cui esso era destinato”.

La Corte ricorda che è principio consolidato in giurisprudenza il fatto che il risarcimento del danno da fatto illecito debba assolvere al compito di porre il patrimonio del danneggiato nello stesso stato in cui si sarebbe trovato se non vi fosse stato l’evento lesivo e ciò a prescindere dagli esborsi effettivi. In relazione al fermo tecnico, scrive la Corte richiamando una precedente decisione, si deve considerare che “l’autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario, ed è altresì soggetta a un naturale deprezzamento di valore, del veicolo.

Detto importo è liquidato all’attualità, comprensivo, cioè, dell’intervenuta svalutazione monetaria e degli interessi sino alla data della presente sentenza (Cass. 24/3/03 n.4242).

Dalla data della sentenza sino al soddisfo saranno dovuti gli interessi legali.

In relazione alla richiesta di parte attrice di liquidare gli interessi e la svalutazione dalla data dell’evento alla data della sentenza, è doveroso, da parte di questo Giudice specificare, che essi sono sempre conteggiati sulla somma che, viene liquidata con equità ed all’attualità, così come insegna la giurisprudenza della Suprema Corte della Cassazione in numerose sentenze:

– “la liquidazione equitativa in genere è informata a criteri di prudente apprezzamento e, in quanto consegue all’impossibilità o quanto meno alla notevole difficoltà di una precisa quantificazione sulla base di elementi di sicura efficacia, mal si presta ad un’indicazione analitica di singole componenti del risarcimento, potendo essere espressa in una cifra che comprenda l’intero ammontare del risarcimento, con svalutazione e interessi” (Cass. 2996/84; 2934/91;

– “qualora la liquidazione del danno di fatto illecito extracontrattuale sia effettuata con riferimento ai valori monetari esistenti alla data della liquidazione, non occorre tener conto della svalutazione verificatasi a partire dal giorno dell’insorgere del danno né degli interessi compensativi maturati a decorrere dalla data del sinistro, essendo dovuto al danneggiato soltanto il risarcimento del mancato guadagno (o lucro cessante) provocato dal ritardo nella liquidazione” (Cass. Sent. n.12811 del 23/7/12).

Infine, va precisato perché questo Giudice non ha inteso accogliere la richiesta della convenuta Società di effettuare consulenza tecnica comparativa-estimativa sui veicoli sinistrati.

La giurisprudenza della Cassazione è conforme nel precisare che:

– “la consulenza tecnica d’ufficio costituisce un mezzo di ausilio per il giudice, volto alla più approfondita conoscenza dei fatti già provati dalle parti, la cui interpretazione richiede nozioni tecnico-scientifiche, e non un mezzo di soccorso volto a sopperire all’inerzia delle parti” (Cass. Civ., Sez. I, sent. 14 Aprile 2010 n. 8962);

– “la consulenza tecnica costituisce un mezzo di ausilio per il giudice, volto alla più approfondita conoscenza dei fatti già provati dalle parti, la cui interpretazione richiede nozioni tecnico-scientifiche, e non un mezzo di soccorso volto a sopperire l’inerzia delle parti stesse. Mentre, può, eccezionalmente, costituire fonte oggettiva di prova, solo qualora sia stata disposta per accertare quei fatti rilevabili unicamente con l’ausilio di un perito.

Conseguentemente, l’ammissione della ctu per porre rimedio all’inerzia della parte nell’utilizzo degli strumenti processuali in suo possesso, comporta, contemporaneamente, lo snaturamento dell’istituto previsto dal codice di procedura, il mancato rispetto della posizione paritaria delle parti nel processo, un allungamento dei tempi processuali, con palese violazione del giusto processo, anche sotto il profilo della ragionevole durata, tutelato dall’art.111 Cost.” (Cass. 8989/2011).

Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate, d’Ufficio, come in dispositivo, tenendo conto della somma liquidata, dell’attività processuale svolta, del Regolamento di cui al D.M. n.55/14, entrato in vigore il 2/4/14, ed in particolare delle prescrizioni di cui agli artt. 2, 4 e 5.

La sentenza è resa ai sensi dell’art. 113, comma 2, c.p.c. ed è esecutiva ex lege.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace di Napoli ex Pozzuoli, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da TIZIO nei confronti di CAIA e della S.p.A. SEMPRONIA, in persona dei rispettivi legali rapp.ti pro-tempore, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, EQUITATIVAMENTE, così provvede:

1) dichiara CAIA, esclusiva responsabile dell’incidente per cui è causa e, per l’effetto, la condanna in solido con la S.p.A. SEMPRONIA, in persona dei rispettivi legali rapp.ti pro-tempore, al pagamento in favore di TIZIO della complessiva somma di € 500,00, oltre gli interessi legali dalla data della presente sentenza sino al soddisfo;

2) condanna le suddette convenute, in solido, alla rifusione delle spese processuali che liquida in complessivi € 750,00, di cui € 150,00 per spese ed € 600,00 per compensi professionali, oltre il 15% ex art. 2 D.M. n.55/14 – IVA e CPA se ed in quanto ricorrano i presupposti di legge per tale ripetibilità;

3) distrae la somma così liquidata per spese processuali in favore del procuratore anticipatario;

4) sentenza esecutiva ex lege.

Così decisa in Napoli e depositata in originale il giorno 13 luglio 2015.

IL GIUDICE DI PACE

(Avv. Italo BRUNO)


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6 Commenti

  1. La Sentenza, seppur pregevole per la firma, non la si condivide.
    La domanda è improponibile ed inammissibile per violazione degli artt. 122 del C.D.A., 140 e 193 del C.D.S..
    Le norme in commento vietano di porre in circolazione un veicolo senza la preventiva copertura assicurativa; il divieto è sanzionato penalmente ( anche se la sanzione penale ai fini deflattivi è stata depenalizzata e sostituita con una sanzione pecuniaria).
    Il giudice deve preliminarmente esaminare il comportamento del ricorrente sotto il profilo del dolo, escludendosi in tale ipotesi la colpa.
    L’attore, pur sapendo che il veicolol è sprovvisto di copertura assicurativa, lo pone in circolazione, accettando volontariamente di violare la norma cogente ( posta a tutela dell’ordine pubblico e della pubblica e privata incolumità).
    L’art. 122 del C.D.A., che riproduce l’art. 1 della abrogata legge 990/69, vieta tassativamente di porre in circolazione veicoli senza la copertura obbligatoria della assicurazione.
    L’articolo 193 del nuovo codice della strada specifica che tutti i veicoli a motore senza guida di rotaie devono avere la copertura dell’assicurazione, pena la sanzione amministrativa che va da 779 a 3.119 euro.
    Quindi il comportamento doloso ed illegittimo del danneggiato configura l’antecedente logico-giuridico, senza il quale il fatto non si sarebbe verificato.
    Ovvero l’ istante rispettando la norma, non ponendo volontariamente in circolazione il veicolo con scopertura assicurativa, non potrebbe mai subire danni al veicolo coinvolto nell’incidente.
    Il comportamento illegittimo del danneggiato ben può porsi per la sua sufficienza causale, come unica causa dell’evento dannoso.
    Il tema della causalità involge anche l’argomento del concorso causale del comportamento del danneggiato, quando il danno sia la risultante del comportamento concorrente di distinti soggetti.
    La giurisprudenza ritiene che il comportamento del danneggiato può essere ritenuto causa esclusiva dell’evento dannoso anche in presenza della colpa altrui, quando tale comportamento, causa immediata ed antecedente del danno, sia stato da solo sufficiente alla produzione di questo, in quanto, inserendosi nella successione temporale dei fatti, ne abbia interrotto la connessione, privando quelli successivi di efficacia causale.
    Praticamente, tanto succede quando una delle azioni od omissione (violazione artt.122 C.D.A.,140 n.2 e 193 CDS) sia attribuibile quale antecedente logico, allo stesso danneggiato e costituisca il fatto che degradi il fatto sopravvenuto a mero presupposto occasionale, risultando l’azione del danneggiato idonea da sola a determinare la esclusione delle successive azioni, rendendo giuridicamente irrilevante il comportamento dell’autore del fatto illecito ( Cass. 2027/67; cass. 6652/84; Cass.24 febbraio 1987 n. 1937).
    Ovvero, se il conducente avesse rispettato il divieto di porre in circolazione il veicolo senza la copertura assicurativa obbligatoria, non si sarebbe trovato coinvolto nell’incidente e non avrebbe riportato alcun danno.
    Chi viola la legge, non può invocare la legge stessa per la tutela dei suoi diritti nascenti dal precetto violato in correlazione causale quale antecedente dei fatti idoneo da solo in sua assenza ad escludere i successivi.
    Il Giudice applica la legge ed è soggetto alla legge. Non può tutelare chi viola la legge ( non è previsto nel nostro sistema legislativo) allo stesso modo come il giocatore di azzardo non può ricorrere al Giudice per vedere soddisfatto il suo credito.
    Avv. Emiddio Iervolino

  2. vorrei comunicarle il mio sincero apprezzamento, lei ha in maniera chiara e convincente espresso in chiaro linguaggio giuridico, quando la legge preveda per sanzionare chi si fa beffedi essa. Lei interpreta il comune sentire dei cittadini rispettosi della legge,purtroppo, troppo spesso calpestati da chi tutela invece coloro che invece sostengono le ragioni di chi viola esplicitamente le norme del vivere civile.Le faccio i miei complimenti da parte di tutti i cittadini onesti contro i furbi.

  3. E beh mi sembra giusto no?!
    Si circola senza assicurazione e può richiedere anche i danni… CHE VERGOGNA.
    Ovviamente il non assicurato che li chiede, in caso di concorso di colpa, prende i soldi subito dalla controparte..
    Mentre la controparte x prendere i soldi suoi deve attendrre la comodita del fondo vittime dells strada.
    E nel frattempo stai a piedi con veicolo rottamato e debiti x prendere uno nuovo.
    Girare senza certificato assicurativo dovrebbe prevedere il ritiro patente, la multa e la totale colpevolezza del conducente nn assicurato al momenti dell incidente.
    Chi paga l assicurazione non è uno stupido…

    Poi dici perché se fai un sinistro ti conviene scappare…
    La legge è una vergogna.

  4. Volevo solo precisare se mi è consentito che quando un veicolo a motore natante ecc circola senza la copertura Rca oltre alla Salata Sanzione Amm Pec scatta il Sequestro del veicolo che addiritturaa può essere confiscato ecc sempre se il veicolo è scoperto cioè non è coperto da rca da oltre 30gg (per cui nel vostro articolo è errato dire solo fermo amministrativo) il solo fermo amm scatta se la mancata coertura rca è per un periodo max di 15gg dove si applica anche l’art 1901 cod.civ. oltre agli artt. 192 e 213,214 cds

  5. Pardon in merito al commento lasciato poco fa l’articolo del cds corretto è il 193 l e ll comma mancata copertura Rca

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