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La casa al marito se la moglie si trasferisce; al figlio nessun diritto

14 Luglio 2015
La casa al marito se la moglie si trasferisce; al figlio nessun diritto

Se la madre si trasferisce dall’ex casa familiare che le era stata assegnata dal giudice dopo la separazione, l’immobile torna al padre proprietario anche se il figlio è disoccupato e non sa dove andare a vivere.       

Se, dopo il divorzio, l’ex moglie lascia la casa familiare a lei assegnata per trasferirsi altrove, l’immobile ritorna nelle disponibilità del marito (che ne era proprietario), né potrà essere assegnato al figlio maggiorenne, nonostante questi sia disoccupato e privo di abitazione dove andare a vivere. Egli, al massimo, continuerà a vantare il diritto al mantenimento e, anzi, potrà chiedere un aumento dell’assegno mensile, posto che il padre, ritornato nella disponibilità del proprio immobile, vede aumentare le sue disponibilità economiche e ridurre le spese prima sostenute per l’affitto.

È quanto si legge in una sentenza della Cassazione di poche ore fa [1].

Cosa prevede la legge

Il giudice assegna l’ex casa familiare – sia essa di proprietà dell’altro coniuge oppure in affitto – al genitore presso il quale viene collocata la prole, ed a questi rimane fino a che il figlio non diventi autonomo economicamente (che non vuol dire necessariamente maggiorenne).

Il giudice tiene conto del fatto che il proprietario dell’immobile, adibito a tetto familiare, è costretto ad andarsene e a sostenere maggiori spese (un canone di affitto per un’altra abitazione dove vivere) e, pertanto, può ridurre l’importo dell’assegno di mantenimento all’ex.

La legge prevede però la revoca dell’assegnazione non solo quando il figlio si allontani dall’immobile perché divenuto indipendente sul piano economico, ma anche quando il coniuge cessi di abitare stabilmente nella casa familiare, oppure conviva o contragga nuovo matrimonio.

Tuttavia, quando l’immobile torna nella disponibilità del legittimo proprietario, perché la madre si è trasferita, il figlio non vanta alcun diritto a ottenere l’assegnazione della casa dove ha vissuto. Ma può chiedere, a tutto voler concedere, un aumento dell’assegno di mantenimento. In ogni caso, infatti, va ovviamente salvaguardato l’interesse del figlio minore o maggiorenne, non autosufficiente. Questo però non significa che tale interesse consista nell’assegnazione della casa lasciata dalla madre. Il figlio maggiorenne, privo di reddito, sarà legittimato a richiedere ai genitori il mantenimento, che dovrebbe permettergli di procurarsi un nuovo alloggio, posto che, tra l’altro, il padre, tornando nella disponibilità dell’immobile, vedrà accresciuta la sua disponibilità economica.


note

[1] Cass. sent. n. 14727 del 14.07.2015.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 24 febbraio – 14 luglio 2015, n. 14727
Presidente Di Palma – Relatore Dogliotti

In un procedimento di modifica delle condizioni di divorzio, tra M.G., da un lato e la moglie P.A.M. e la figlia delle parti M.M., dall’altro, il Tribunale di Marsala, con provvedimento 26/04/2012, revocava il provvedimento di assegnazione della casa coniugale alla moglie e la condannava a restituire l’immobile al marito.
La Corte d’Appello di Palermo, con provvedimento in data 13/12/2012, confermava tale provvedimento, impugnato dalla figlia delle parti, M.M.
Ricorre per cassazione la figlia delle parti. Resiste con controricorso il padre.
Non si ravvisano violazioni di legge.
La Corte Costituzionale (Corte Cost. n. 308 del 2008) ha già avuto modo di pronunciarsi sulla legittimità dell’art. 154 quater c.c. (oggi 337 sexies c.c.), la dove la norma prevede la revoca dell’assegnazione, quando il coniuge cessi di abitare stabilmente nella casa familiare, conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. La Corte Costituzionale ha interpretato la norma, nel senso che comunque debba essere salvaguardato l’interesse del figlio minore o maggiorenne, ma non economicamente autosufficiente. Nella specie, è da ritenere che il pacifico trasferimento della madre assegnataria, comporti necessariamente il venir meno dell’assegnazione della casa. La figlia maggiorenne, priva di reddito, sarà ovviamente legittimata a richiedere ai genitori il mantenimento, che dovrebbe permetterle di procurarsi un nuovo alloggio, posto che, tra l’altro, il padre, tornando nella disponibilità dell’immobile, vedrà accresciuta la sua disponibilità economica.
Va pertanto rigettato il ricorso.
La natura della causa e la posizione delle parti richiedono la compensazione delle spese.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; compensa le spese del presente giudizio tra le parti.


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