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Avvisi di addebito Inps: opposizione entro 40 giorni altrimenti si paga

15 Luglio 2015
Avvisi di addebito Inps: opposizione entro 40 giorni altrimenti si paga

Contributi previdenziali: chi non si oppone nei termini deve pagare l’atto esecutivo anche se ha pienamente ragione e le somme non sono dovute.

Hai 40 giorni di tempo, al massimo, per contestare l’avviso di addebito notificatoti dall’Inps: scaduto questo termine, senza che tu abbia proposto opposizione, dovrai pagare anche se le ragioni della contestazione sono fondate e l’importo non è, in realtà, dovuto.

A ricordare la perentorietà dei termini di ricorso contro le lettere apparentemente innocue recapitate dall’Inps è una recente sentenza della Cassazione [1] che fa il punto della questione.

Come riconoscere l’addebito Inps

Il problema si pone non solo per gli stretti termini concessi dalla legge (appunto 40 giorni) entro i quali il contribuente deve fare di tutto per opporsi, contattare un avvocato e approntare una difesa (dunque, specie nei periodi di ferie, massima allerta e controllo alla buca delle lettere per gli avvisi di addebito e cartelle).

C’è anche la preliminare difficoltà di distinguere quello che è un semplice sollecito di pagamento o un invito bonario al versamento delle somme, dalla ingiunzione di pagamento vera e propria [2], la quale soltanto non lascia margini di scampo e fa scattare i termini categorici. Oltre i quali non c’è modo di evitare l’esecuzione forzata e il pignoramento.

Per cui, per distinguere gli atti insidiosi da quelli, invece, più inoffensivi bisogna verificare che il documento ricevuto dall’Inps riporti l’espressa indicazione “avviso di addebito[3].

Fatta questa verifica, bisogna subito decidere se pagare o proporre opposizione al giudice del Tribunale ordinario, sezione lavoro e previdenza: con l’importante precisazione che, se non si sceglie quest’ultima via entro i 40 giorni dal ricevimento dell’atto (anche se per colpa di una semplice dimenticanza) è impossibile, in seguito, fare valere nel merito le proprie ragioni. Per cui, anche con l’eventuale notifica della cartella esattoriale di Equitalia il contribuente non potrà più contestare alcunché, anche se ha validissime ragioni per opporsi. Al massimo si potranno contestare i vizi “propri” della cartella (per es. la notifica, la mancata indicazione del responsabile del procedimento, il calcolo degli interessi, l’assenza di motivazione, la mancata conformità allo schema ministeriale, ecc.).

Per cui, ricevuti i temibili titoli, quella di non “curarsene” potrebbe diventare una imperdonabile leggerezza. Tale da costringere, senza altre soluzioni, a pagare immediatamente, pena incorrere nei più gravi e onerosi costi e azioni dei concessionari incaricati della riscossione.

Resta sempre la possibilità di chiedere la rateazione degli importi richiesti dall’Inps, con cadenze mensili. Per accedere alle quali, però, al contribuente viene chiesto di rinunciare espressamente a ogni volontà, presente e futura, di contenzioso.


note

[1] Cass. sent. n. 4978/2015.

[2] Titolo notificato ex dlgs 46/1999.

[3] cfr. Circ. Inps n. 168/2010.

Autore immagine: 123rf com


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