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Esame avvocato: anche la parafrasi è plagio

15 Luglio 2015 | Autore:
Esame avvocato: anche la parafrasi è plagio

Non solo la copiatura integrale ma anche la parafrasi “evidente” di testi non ammessi all’esame di avvocato comporta l’annullamento delle prove scritte.

Le prove scritte sono considerate copiate e quindi annullabili non solo nel caso in cui il testo sia identico, ma anche quando esso sia un’evidente parafrasi di opere reperibili in commercio prima dell’esame.

La commissione esaminatrice può legittimamente annullare i compiti scritti dell’aspirante avvocato in caso di accertato plagio. È quanto previsto dalla legge secondo cui “La Commissione, nel caso in cui accerti che il lavoro sia in tutto o in parte copiato da altro lavoro o da qualche pubblicazione, annulla la prova” [1].

Tale disposizione è strettamente connessa al divieto fatto ai candidati di comunicare fra di loro e di portare nella sede degli esami libri, scritti ed appunti di qualsiasi genere (essendo ammessi solo i codici, anche commentati esclusivamente con la giurisprudenza, le leggi ed i decreti dello Stato) e con l’espressa previsione, in caso di inottemperanza, di esclusione dall’ulteriore corso degli esami, previo annullamento delle prove già iniziate o anche completate [2].

Ma quando sussiste il plagio? La risposta è in una recentissima sentenza del TAR Calabria [3] che ha chiarito quando un compito si intende “copiato” e quindi legittimamente annullabile.

I giudici, in linea con l’orientamento della Cassazione [4], sostengono che ricorre l’ipotesi del plagio non solo quando il testo dell’elaborato è integralmente copiato da manuali e opere la cui consultazione non è comunque ammessa all’esame, ma anche quando il candidato utilizza espressioni c.d. di “mascheramento della contraffazione” dello stesso testo.

Si tratta delle ipotesi in cui, nonostante la parafrasi, è evidente la similarità o sovrapposizione parziale con l’opera di copiata. Il compito è dunque annullabile quando “l’opera posteriore rileva i tratti essenziali di quella originale, copiata sostanzialmente in modo integrale con differenze di mero dettaglio, volte al mascheramento della contraffazione“.

Inoltre, per il solo fatto dell’identità o similarità totale o parziale tra elaborato e altre opere, è ragionevole ritenere che il candidato abbia utilizzato in sede d’esame testi non ammessi e abbia quindi violato le regole di comportamento previste dalla legge poste a garanzia della correttezza degli esami ed a tutela della par condicio dei concorrenti [5].

Di conseguenza viene sanzionata con l’annullamento delle prove anche la copiatura “sostanziale” in quanto essa dimostra che l’elaborato non è genuino né originale e non è pertanto attribuibile ai meriti del candidato.

La normativa sul plagio è infatti volta a garantire che la stesura dei pareri e dell’atto sia frutto di elaborazione propria del candidato. Quest’ultima, secondo i giudici, si evince: “nella costruzione e nella sequenza dei periodi, nella esposizione dei concetti e nella produzione complessiva del testo” in modo che si possano individuare “le personali capacità di assimilazione, di apprendimento e di rielaborazione degli argomenti da sviluppare”.


note

[1] Art. 23 R.D. n. 37/1934.

[2] Artt. 20 e 21 R.D. n. 37/1934.

[3] TAR Calabria, sent. n. 590 del 16.2015.

[4] Cass. sent. n. 20295/2005.

[5] Cons. di Stato, sent. n. 61/2004.

Autore immagine: 123rf com


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