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Ristrutturazioni casa coniugale: rimborso delle spese dopo la separazione

16 Luglio 2015 | Autore:
Ristrutturazioni casa coniugale: rimborso delle spese dopo la separazione

Migliorie sulla casa familiare: anche se le spese sono state sostenute dal coniuge diverso dal proprietario, si tratta di adempimento che si presume compiuto per far fronte ai bisogni della famiglia.

Di solito, quando in un matrimonio c’è armonia, ciò che è di uno è dell’altro, a prescindere dai titoli di proprietà o dal regime patrimoniale della famiglia scelto dalla coppia. Capita spesso così che uno solo dei coniugi sia titolare di un bene, poi utilizzato da entrambi (un immobile avuto in eredità, un’auto acquistata in separazione dei beni, ecc). Altrettanto spesso, poi, accade che le spese necessarie alla conservazione di questo bene siano di fatto sostenute da quello tra i due che non ne sia l’effettivo proprietario. Ne è un classico esempio quello della casa al mare ereditata dalla moglie, ma di cui il solo marito effettui la manutenzione.

Che succede se la coppia si separa? Potrebbe l’uomo vantare un diritto al rimborso delle somme spese su un bene non suo?

Ha dato risposta a questa domanda una recente pronuncia della Cassazione [1].

 

Nello specifico la Corte si è pronunciata in merito alla richiesta di un marito diretta a ottenere il rimborso delle spese sopportate per la ristrutturazione della casa familiare di esclusiva proprietà della moglie.

In tal caso, i supremi giudici hanno chiarito che gli esborsi sostenuti dal coniuge che non sia titolare del bene non vanno rimborsati a quest’ultimo in quanto devono presumersi ricollegabili ai bisogni della famiglia.

Se, infatti, le opere di cui viene chiesto il rimborso sono state realizzate allo scopo di rendere l’immobile più confacente alle esigenze del nucleo familiare quando questo era ancora unito (nel caso di specie la casa rimasta alla moglie era stata utilizzata per oltre trent’anni dai coniugi), le spese ad esso ricollegabili devono ritenersi eseguite per il soddisfacimento dei bisogni di familiari.

Se perciò da un lato è vero che, a causa dell’aumento di valore destinato a prodursi sul bene, la legge [2] riconosce al semplice possessore il diritto:

– sia al rimborso delle spese effettuate per le riparazioni straordinarie sul bene

– sia ad una indennità per i miglioramenti apportati su di esso, se sussistenti al momento della restituzione,

tale norma non si applica quando il possessore sia il coniuge, in quanto in tal caso si presume che la spesa sia stata sostenuta allo scopo di adempiere all’obbligo, scaturente dal matrimonio, di contribuire ai bisogni della famiglia.

Non basta, dunque, la prova che le opere effettuate sul bene ne abbiano incrementato il valore (come affermato dall’uomo nel caso di specie), occorre anche provare di averle compiute per scopi diversi da quelli di solidarietà tra marito e moglie; una prova “diabolica” specie quando, in ragione del rapporto coniugale, si sia stati i primi a godere per lungo tempo del bene con le utilità ad esso apportate.


note

[1] Cass. sent. n. 10942 del 27.05.15.

[2] Artt. 1150.

[3] Art. 143 co.3 cod. civ.: “Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia”.

Autore immagine: 123rf com


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