L’avvocato resta nell’albo anche se non ha pagato la cassa

16 Luglio 2015
L’avvocato resta nell’albo anche se non ha pagato la cassa

Avvocati: la risposta del CNF al Ministero della Giustizia sul nuovo schema di regolamento relativo all’esercizio effettivo dell’attività professionale.

Eliminare la norma sulla cancellazione automatica dell’avvocato dall’albo professionale qualora non abbia pagato la Cassa di previdenza, o almeno riscriverla concedendo dei margini di tempo o una dilazione. È questo uno dei punti toccati dal parere che il Cnf ha inviato al Ministero della Giustizia sullo schema di regolamento relativo all’esercizio effettivo dell’attività di forense.

La normativa in corso di approvazione, che dovrebbe limitare l’esubero di avvocati che “stazionano” all’interno della professione svolgendo, però, anche altre attività, prevede che il professionista, per conservare le condizioni di iscrizione all’albo, debba rispettare i seguenti requisiti (che l’Ordine sarà tenuto a verificare ogni tre anni):

1– dovrà essere titolare di una partita Iva;

2– dovrà avere l’uso di locali e di almeno un’utenza telefonica destinati allo svolgimento dell’attività professionale, anche in associazione professionale, società professionale o in associazione di studio con altri colleghi;

3– dovrà avere trattato almeno cinque affari l’anno anche se l’incarico professionale è stato conferito da altro professionista;

4– dovrà avere una Pec comunicata al consiglio dell’ordine;

5– dovrà aver assolto l’obbligo di aggiornamento professionale;

6– dovrà essere titolare di una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione;

7– dovrà aver corrisposto i contributi annuali dovuti al consiglio dell’ordine;

8– dovrà aver corrisposto i contribuiti dovuti alla Cassa di Previdenza Forense.

Sono questi i requisiti che faranno ritenere che l’avvocato eserciti la professione in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente. L’omissione comporterà la cancellazione dall’Albo se il legale non dimostrerà la sussistenza di giustificati motivi oggettivi o soggettivi.

Nel parere inviato ieri, il Cnf sostiene che l’esercizio della professione forense non deve passare dal reddito: è quindi da eliminare il riferimento al pagamento dei contributi al Consiglio dell’ordine o alla Cassa (settimo e ottavo requisito) come requisiti per esercitare la professione di avvocato. L’aspetto reddituale, infatti, è già disciplinato dalla legge forense, che prevede specifiche sanzioni apposite.

Il Cnf suggerisce di modificare alcuni aspetti della bozza:

– prevedere la possibilità dell’avvocato di provare “con ogni mezzo” l’esercizio effettivo e continuativo della professione, ritenendo presuntivi (e non assoluti) i requisiti previsti dal dm;

– eliminare qualsiasi riferimento al reddito, se pur indiretto come il requisito dei pagamenti dei contributi al Consiglio dell’Ordine e alla Cassa;

– prevedere che il requisito dell’uso dei locali ricorra anche in caso di utilizzo di locali “presso altro avvocato oppure in condivisione con altri avvocati”;

– prevedere che la titolarità di una partita Iva sia soddisfatta anche nel caso in cui essa è riferibile alla società o all’Associazione di cui il legale fa parte.

– inserire la possibilità di sanare in un termine ragionevole la eventuale mancanza dei requisiti per evitare la cancellazione. In particolare, in caso di mancato ottemperamento ai suddetti requisiti, la cancellazione non dovrà essere automatica, ma l’avvocato sarà “messo in mora”: in particolare gli sarà consentito di acquisire i requisiti carenti in un termine di tempo non inferiore a due mesi e non superiore a quattro mesi evitando così la cancellazione. E comunque non più di una sola volta.


note

Autore immagine: 123rf com


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