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Segnalazione in CRIF come cattivo pagatore: il cliente va avvisato

18 Luglio 2015 | Autore:
Segnalazione in CRIF come cattivo pagatore: il cliente va avvisato

La segnalazione al CRIF è illegittima e viola la privacy se il cliente non viene avvisato della pubblicazione del proprio nome nell’elenco dei “cattivi pagatori”.

Le norme che regolano i sistemi di informazione creditizia [1] prevedono che qualora ci sia un ritardo nei pagamenti da parte del cliente, la banca (o la finanziaria) è tenuta ad avvertirlo, mediante solleciti e comunicazioni, che a breve provvederà a registrare i suoi dati al CRIF (Centrale Rischi Finanziari), una banca dati nella quale vengono inseriti coloro che contraggono finanziamenti e nella quale viene segnalato come “cattivo pagatore” chi non provvede al puntuale pagamento dell’importo finanziato.

Solo dopo aver avuto la certezza che il cliente abbia ricevuto il predetto avviso ed avergli lasciato un tempo di almeno quindici giorni per poter pagare le rate scadute, la banca potrà provvedere alla segnalazione.

L’avviso rivolto al cliente produce effetti dopo essere stato effettivamente ricevuto dal destinatario [2]. Di conseguenza, solo dopo aver ricevuto prova e conferma della sua avvenuta conoscenza da parte del cliente, la banca dovrà attendere 15 giorni per poi provvedere alla comunicazione dei dati alla CRIF [3].

È quindi opportuno che l’istituto di credito avvisi il cliente a mezzo raccomandata a.r..

In mancanza del prescritto avviso, la banca non solo viola le norme di buona condotta in materia creditizia, ma altresì la privacy del cliente [4], comunicando a terzi i suoi dati e segnalandolo come “cattivo pagatore” senza alcuna autorizzazione [5].

In casi del genere, quindi, il cliente ha diritto all’immediata cancellazione dei propri dati dai sistemi di informazione creditizia, nonché – se ne sussistono i presupposti – al risarcimento del danno non patrimoniale che ne deriva. In ragione dell’illegittima segnalazione, infatti, il cliente potrebbe subire un danno all’immagine personale o commerciale, o alla propria reputazione di buon pagatore, danno da liquidarsi in via equitativa, ossia in un importo che si ritiene proporzionato al danno subito, tenendo conto della gravità della colpa della banca e dell’intensità della lesione [6].

Il cliente potrà tutelarsi inviando immediatamente un reclamo alla banca (o alla finanziaria) e, in caso di mancata risposta o risposta insoddisfacente, presentare un ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario onde ottenere la cancellazione dei propri dati ed il risarcimento del danno eventualmente subito.


note

[1] L’art. 4 comma 7 del “Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi di informazioni creditizie” prevede infatti che: “al verificarsi di ritardi nei pagamenti, il partecipante, anche unitamente all’invio di solleciti o di altre comunicazioni, avverte l’interessato circa l’imminente registrazione dei dati in uno o più sistemi di informazioni creditizie. I dati relativi al primo ritardo di cui al comma 6 possono essere resi accessibili ai partecipanti solo decorsi almeno quindici giorni dalla spedizione del preavviso all’interessato”.

[2] Artt. 1334-1335 Cod. civ.;

[3] Cass. sent. n. del 08/07/2007, n. 17417; Cass. sent. 04/06/2007, n. 12954; Cass. sent. 13/04/2006, n. 8649; Cass. sent. 16/01/2006, n. 758; ABF Collegio di Roma, Decisione n. 95 del 03/03/2010; ABF, Collegio di Roma, Decisione n. 1577 del 22/07/2011.

[4] Art. 11, punto 1, lett. A) e lett. C) del D.Lgs. n. 196/2003 (Codice della privacy); Art. 12, comma 3, D.Lgs. 196/2003.

[5] ABF, Collegio di Roma, Decisione n. 98/2011; ABF, Collegio di Milano, Decisione n. 2102 del 10/10/2011.

[6] Cass. sent. n. 1410/2011.

[7] ABF, Collegio di Milano, Decisione n. 2102/2011.


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