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Assegno di mantenimento: dovuto dal genitore anche se il figlio lavora?

18 Luglio 2015 | Autore:
Assegno di mantenimento: dovuto dal genitore anche se il figlio lavora?

Nel caso in cui i figli comincino a lavorare il genitore obbligato dopo la separazione o il divorzio a versare un assegno di mantenimento in loro favore deve continuare a versarlo?

Un argomento sempre molto attuale è quello che riguarda l’assegno di mantenimento al cui pagamento il giudice ha obbligato un genitore (il padre nella quasi totalità dei casi) nell’ambito dei procedimenti di separazione e divorzio.

Quando l’assegno serve anche per il mantenimento dei figli, e dopo che questi siano diventati maggiorenni, spesso ci si chiede se per far cessare l’obbligo al versamento dello stesso sia sufficiente o meno che il figlio abbia cominciato a lavorare.

È opportuno rivolgersi al giudice che ha fissato l’obbligo del versamento dell’assegno per chiedergli di verificare se sussistano le condizioni per revocare l’obbligo o ridurre l’importo dell’assegno mensile. Ciò soprattutto quando, come spesso accade, non si trovi l’accordo per accettare, da parte del genitore che riceveva l’assegno, una riduzione dell’importo.

Soprattutto se il figlio o i figli hanno cominciato a lavorare, occorrerà attentamente valutare l’impatto economico dell’attività intrapresa. Infatti, solo se il figlio è in grado di mantenersi da solo si potrà fondatamente pretendere l’eliminazione o la riduzione dell’assegno da parte del genitore che lo versa.

Ciò che conterà, allora, sarà dimostrare al Giudice che il figlio ha raggiunto un’autosufficienza economica da intendersi come possibilità di contare su una stabile attività lavorativa, ma anche su di una retribuzione adeguata tanto al tenore di vita della famiglia che alle professionalità acquisite dal giovane.

Sarà anche rilevante, per verificare se dovrà ancora sussistere l’obbligo del genitore di versare l’assegno, che il giovane non abbia immotivatamente rifiutato proposte di lavoro in linea con le competenze maturate e che si impegni con costanza alla ricerca di un impiego.

Ove il giovane ricerchi meritevolmente un lavoro ma non lo trovi, l’obbligo al versamento dell’assegno, per il genitore obbligato, continuerà a sussistere anche oltre il limite del ventiseiesimo anno di età (limite d’età utilizzato dal fisco per considerare un soggetto a carico di altro).

Il raggiungimento dell’autosufficienza economica è comunque un momento di grande rilevanza e assai delicato anche e soprattutto per ciò che concerne la sorte dell’assegno di mantenimento. Se sarà, infatti, accertato da un giudice che il figlio ha in effetti raggiunto la stabilità economica descritta precedentemente, allora non solo l’obbligo al versamento dell’assegno di mantenimento cesserà, ma non potrà nemmeno più essere ripristinato se il giovane, malauguratamente, dovesse in seguito perdere il lavoro o, comunque, tornare ad un livello di retribuzione inferiore a quello di autosufficienza economica.

In un caso di questo tipo, cioè di raggiungimento della autosufficienza economica e di successiva perdita del lavoro, al giovane che si trovi in stato di bisogno spetteranno soltanto gli alimenti (a carico principalmente dei genitori) secondo quanto la legge prescrive [1] e cioè quanto è strettamente necessario per un’esistenza dignitosa.


note

[1] Art. 433 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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