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Causa di lavoro: anche in appello ammesse nuove prove d’ufficio

19 Luglio 2015
Causa di lavoro: anche in appello ammesse nuove prove d’ufficio

Procedimento del lavoro, appello, acquisizione di nuovi documenti e prove, condizioni e limiti: il giudice ha un potere discrezionale che non è sindacabile neanche in Cassazione.

Anche in appello, il giudice del lavoro può disporre l’ammissione d’ufficio ogni mezzo di prova necessario ai fini della decisione, eventualmente ordinando la comparizione delle parti per interrogarle o la richiesta di informazioni e osservazioni alle associazioni sindacali. Questo potere, espressamente previsto dal codice di procedura civile per il processo di primo grado [1] (ed in deroga ai normali principi del processo civile [2] che vogliono l’onere della prova solo in capo a chi agisce, ossia all’attore) vale anche per il secondo grado.

È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [3].

La Corte fa presente che non è necessaria anche una espressa motivazione, fornita dal giudice, in ordine alla indispensabilità o necessità del mezzo istruttorio ammesso: la motivazione si ritiene implicita nel provvedimento adottato.

Dunque, anche davanti alla Corte d’appello, e sempre che si tratti del processo del lavoro, l’acquisizione di nuovi documenti o l’ammissione di nuove prove da parte del giudice di appello rientra tra i poteri discrezionali allo stesso riconosciuti dal codice di procedura civile, e tale esercizio è insindacabile anche dalla Cassazione.


note

[1] Art. 421 e 437 cod. proc. civ.

[2] Cosiddetto principio dispositivo.

[3] Cass. sent. n. 8700 del 29.04.2015.

Autore immagine: 123rf com


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