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Da restituire l’IVA su accise di luce, gas, benzina, gasolio

21 Luglio 2015
Da restituire l’IVA su accise di luce, gas, benzina, gasolio

Giudice di pace di Venezia: l’Iva sulle accise non va pagata; si tratta di una tassa sulla tassa.

Alla pompa di benzina e con la bolletta di luce e gas gli italiani pagano di più di quello che dovrebbero: questo perché, secondo un astuto e nascosto meccanismo tributario, lo Stato fa pagare, ai contribuenti, l’IVA non solo sul prodotto finito in sé, ma anche sull’accisa applicata al prodotto. Risultato: gli importi lievitano ingiustificatamente. Ma l’imposta sull’imposta è illegittima e quanto versato in più va restituito. A metterlo nero su bianco è il Giudice di Pace di Venezia con una recente sentenza.

La tassa sulla tassa è illegittima

La vicenda sorge dalla richiesta di restituzione, fatta da un consumatore veneziano, della quota di IVA pagata sulla bolletta di gas ed elettricità, IVA che viene calcolata, su tutto il territorio nazionale, anche sulle accise. Il giudice gli ha dato ragione, sancendo coraggiosamente il principio dell’illegittimità della doppia imposta che lo Stato pretende applicando l’IVA sulle accise.

Ricordiamo che l’accisa è un’imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo e, a differenza dell’IVA, non si calcola sul valore del prodotto, ma sulla quantità. A pagarla è il produttore che, però, la scarica sul consumatore finale, vero e proprio bersaglio – anche in questo caso – dell’imposizione fiscale.

Le accise più importanti che paghiamo in Italia sono quelle relative ai prodotti energetici (gas e metano) e all’energia elettrica (e, quindi, nella bolletta della luce), per finire agli alcolici e ai tabacchi. Ma l’accisa più nota, e anzi famigerata, è quella sulla benzina e sul gasolio in particolare, per quello che interessa gli autotrasportatori: una voce del costo che va a incidere, sul portafogli dell’automobilista, quasi più del valore stesso del prodotto. La beffa, però, è che questo importo aumenta in modo progressivo proprio per via della doppia tassa, ossia per l’applicazione dell’IVA anche sulla accisa. Il che è un controsenso, perché se l’accisa è un’imposta, e quindi va a finire allo Stato, non si può attribuire ad essa un “valore aggiunto” (che, appunto, è il presupposto contributivo colpito dall’IVA). Insomma, non c’è alcuna “produzione” da tassare nell’applicazione dell’accisa e, pertanto, essa dovrebbe essere “IVA esente”.

Ma così non è. E dunque, secondo il Giudice di Pace di Venezia, il contribuente ha diritto a ottenere indietro le somme richiestegli dal produttore e, in definitiva, dall’erario.

note

Autore immagine: 123rf com


5 Commenti

  1. Pazzesco, in che paese viviamo, solo tasse su tasse. Anche io con Eni non ho avuto una bella esperienza, bollette sempre più alte e disservizi. Poi mi sono rivolto a Edison e le cose vanno meglio.

  2. QUESTA MI PARE UN ENNESIMA BEFFA AL POPOLO ITALIANO :

    DOVE ERA QUESTO GIUDICE DI VENEZIA FINO AD OGGI , E DOVE SONO TUTTI GLI ALTRI … VISTO CHE QUESTO FURTO DELLO STATO VERSO I CITTADINI ESISTE DA DECENNI…
    SONO TUTTI COMPLICI OMERTOSI DELLO STATO ?

  3. Come si fa a richiedere la restituzione allo Stato del “di più” pagato sui carburanti, considerato che, in una richiesta risarcitoria è l’attore che deve dimostrare “il danno patrimoniale subìto” e quando si fa rifornimento non viene certamente rilasciata una fattura dettagliata dal “distributore” al consumatore.
    Questa sentenza è solo una ennesima presa in giro per i vessati cittadini Italiani, che tra l’atro continuano ad essere definiti tra i maggiori evasori fiscali a livello Europeo.

  4. Il self-service alla pompa,rilascia lo scontrino,quindi è registrato anche l’incasso che contribuisce alla determinazione delle tasse da pagare dal titolare,gestore del servizio,gestore del punto di rifornimento.Quando non ci si rifornisce dal self-service,s’incentiva l’evasione,anche in concorso,pur non traendone lucro,rispetto a chi incassa

  5. Notate bene, che oltre alle accise + l’iva sulle bollette elettriche c’è pure che Enel nel fatturare i consumi, i quali non sono mai reali ma stimati in alto, al che se ne deduce che oltre alla tassa reale prendono in più anche un relativo importo su cui poi graverà un più alto importo di IVA, al che nel momento del conguaglio ci restituiscono ( DOPO SEI O DODICI MESI ) il più incassato da loro ,senza la differenza dell’iva e senza interessi.

    ESEMPIO:
    CONSUMO STIMATO – 1000 KWh X 1.00 = E,1000 X 10% DI IVA = E.1100.

    CONSUMO REALE – 800 KWh X 1,00 = E. 800 X 10% DI IVA = E. 880.

    DIFFERENZA – E. 1100-880= E. 220

    AL CONQUAGLIO CI VERRA’ RESTITUITO SOLO L’IMPORTO IN ECCEDENZA CIOE’ E. 200 E NON E. 220.

    IL CONSUMO STIMATO E’ IL METODO PER POTER INCASSARE MLN E MLN. DI EURO IVATI IN ANTICIPO X POI RESTITUIRE SOLO LA DIFFERENZA TRA CONSUMO STIMATO E QUELLO REALE SENZA IVA E SENZA INTERESSI,MENTRE LORO SULLE SOMME ACQUISITE PRIMA E MESSE IN BANCA PERCEPISCONO INTERESSI,AL CHE SI DEDUCE CHE LE SOMME A NOI CORRISPOSTE VENGONO PAGATE UNA BUONA PARTE CON GLI INTERESSI DEI NOSTRI SOLDI, IL CAPITALE RIMANE A LORO, E LA DIFFERENZA IVA ALLO STATO.

    CALCOLI COMPLESSI MA REALI, E DI QUESTI RAGGIRI CE NE SONO A DECINE, E NESSUN ORGANO PREPOSTO PER LA DIFESA DEI DIRITTI DEL CITTAINO SI MUOVE.

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