Politica | Articoli

Il debito pubblico ereditato dai neonati e gli interessi sul deficit

21 Luglio 2015
Il debito pubblico ereditato dai neonati e gli interessi sul deficit

È vero che ogni neonato che viene al mondo si trova figurativamente accollato un debito di 30 o 40 mila euro?

Gli interessi rappresentano quel che lo Stato deve pagare a chi gli ha prestato soldi: se il deficit è molto alto, gli interessi saranno alti e alimenteranno altri disavanzi in una spirale senza fine.

Quali sono i veri oneri del debito pubblico?

Ci interessa stabilire il peso che un debito pubblico ha sul sistema economico del Paese, sul suo sviluppo. È senz’altro vero, come spesso si legge sui giornali, che quando un Paese ha un debito pubblico molto elevato, come l’Italia, ogni neonato che viene al mondo si trova figurativamente accollato un debito di 30 o 40 mila euro. Ma si potrebbe anche rivoltare la frittata e dire che ogni neonato che viene al mondo si trova nel cassetto BoT, BTp e CcT (i principali titoli pubblici italiani) per 30 o 40 mila euro.

Peraltro è anche vero che ogni debito di qualcuno è il credito di qualcun altro. Non si scappa. Se io ho un mutuo, la banca ha un credito nei miei confronti. Se lo Stato ha un debito, chi detiene quei titoli di Stato non ha un debito ma un credito nei confronti dello Stato. Questo vuol dire che i cittadini non solo hanno un debito con lo Stato, ma anche un credito: infatti in quasi tutte le famiglie il risparmio viene gestito attraverso l’acquisto di BoT, BTp e CcT. Insomma, ogni famiglia è creditrice dello Stato italiano degli interessi sui titolo di Stato acquistati.

Ebbene, in questo momento il Tesoro ci dice che sono in circolazione titoli di Stato per un controvalore di 1.815 miliardi a fronte di un debito pubblico di 2.089 miliardi (aggiornamento al 30 maggio). Questi 1.815 miliardi sono in mano per circa il 50-60% a banche e assicurazioni italiane, per il 10% a risparmiatori italiani e per la quota restante a investitori non residenti.

La verità è che il debito pubblico è qualche cosa che noi dobbiamo a noi stessi. Il vero onere del debito sta nel fatto che, se continua a crescere, bisogna continuare a pagare sempre più interessi, e bisogna allora aumentare le imposte per passare i soldi a chi detiene i titoli del debito pubblico. Se quindi i cittadini di oggi consentono alla formazione di nuovo debito, che per lungo tempo dovrà essere servito pagando interessi, saranno i loro figli e nipoti – i cittadini di domani – a soffrirne, perché dovranno pagare più tasse.

Peraltro non dimentichiamo che siamo noi stessi a fare il nostro debito nel momento in cui pretendiamo prestazioni sociali, sconti, bonus, o semplicemente non paghiamo le tasse o ci avvaliamo di istituti (del tutto legittimi) come la prescrizione, facendo affidamento sull’inefficienza della riscossione esattoriale. Tutto questo aumenta il buco giorno dopo giorno, buco che noi stessi dobbiamo prima o poi pagare.

In questo senso si dice che il debito pubblico pone problemi, per usare un’espressione difficile, di “equità intergenerazionale“. Ed è anche un problema di equità nel presente, perché coloro che pagano le imposte non sono sempre gli stessi che ricevono gli interessi sul debito.

Per pagare Franco lo Stato tassa Paolo. E il problema è anche di efficienza, perché anche se le persone fossero le stesse – si tassa il reddito di Franco per pagare Franco – si creerebbe una distorsione: Franco, troppo tassato, potrà essere indotto a lavorare di meno. Poi, il sistema economico è colpito anche perché un alto deficit fa alzare i tassi di interesse e quindi scoraggia gli investimenti produttivi.

Pagare le tasse: come e in che modo?

Come si fanno pagare le tasse, o per meglio dire le imposte? Diceva Jean Baptiste Colbert, un economista francese del XVll secolo: “L’arte di tassare consiste nello spiumare l’oca così da ottenere il massimo di piume con il minimo di stamazzamenti”.

L’imposta “buona” ancora non è stata trovata, e gli Stati ricorrono allora a due principi contributivi: quello del beneficio, e quello della capacità contributiva. Tutti e due sono ugualmente validi di fronte a una situazione di equità orizzontale. Cosa vuoi dire? Vuol dire che tutti i cittadini essenzialmente uguali, cioè nella stessa posizione, devono essere tassati in modo uguale.

Se Tizio ha lo stesso reddito di Caio e ricava da un bene pubblico lo stesso beneficio, allora devono essere tassati in modo uguale.

Ma i problemi sorgono con l’equità verticale. L’equità verticale riguarda i “non uguali”: se gli uguali devono essere trattati allo stesso modo, i diseguali devono essere trattati in modo differente.

Il ragionamento è chiaro, ma quanto differentemente devono essere trattati i diversi? Una prima soluzione è quella proporzionale: se Caio ha il doppio di reddito di Tizio, pagherà il doppio di imposta. Ma in genere i sistemi tributari sono orientati in senso progressivo: cioè a dire, se Caio guadagna il doppio di Tizio, pagherà più del doppio di imposta.

La progressività ha una controindicazione: se è troppo pronunciata, toglie l’incentivo a lavorare e produrre di più. In molti Paesi, e anche in Italia, gli ultimi anni hanno visto un’evoluzione dei sistemi tributari verso la proporzionalità. La ridistribuzione del reddito è affidata non solo alle imposte, ai servizi pubblici e alla rete di sicurezza sociale.

La politica di bilancio

La politica del bilancio è uno degli strumenti con i quali lo Stato interviene nell’economia (gli altri sono la politica monetaria e la politica del cambio). Con la politica del bilancio lo Stato si pone tre obiettivi:

a) aiutare lo sviluppo prendendo denaro dalle tasche dei cittadini e spendendolo per servizi pubblici (il più importante di tutti è l’istruzione) e infrastrutture (strade, ponti, bonifiche, porti, ecc.). Naturalmente si tratta di spenderlo bene;

b) stabilizzare l’economia con le entrate e le spese del bilancio. Come? Se l’economia è in recessione ridurrà le imposte o aumenterà la spesa pubblica: con l’ausilio del meccanismo del moltiplicatore accrescerà il Pil. Se invece c’è una situazione di boom farà il contrario: aumenterà le imposte o contrarrà le spese;

c) ridistribuire i redditi, sempre attraverso il meccanismo di entrate e spese. Incasserà i contributi di pensione e di assistenza sanitaria (proporzionali al reddito) e pagherà le pensioni (proporzionali ai contributi versati ma con un particolare favore alle pensioni minime), pagherà i sussidi di disoccupazione e le pensioni di invalidità, fornirà le cure in ospedale (uguali per tutti) e un’istruzione di base gratuita.

Il problema principale che si pone per queste politiche è che gli stimoli e gli incentivi, dati nei momenti di recessione, sono poi difficili da togliere quando le cose vanno meglio.

Politicamente, è sempre più facile dare che togliere. Allora, l’intervento dello Stato tende a crescere di portata e arriva il momento in cui la presenza dello Stato nella vita economica rischia di essere troppo ingombrante e di soffocare gli stimoli allo sviluppo. La sfida delle società occidentali è quindi quella di definire un livello di presenza dello Stato abbastanza elevato da portare sollievo alle situazioni di bisogno e da permettergli di svolgere i suoi compiti tradizionali, ma non così elevato da togliere spazio al mercato.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube