Bonus fiscale per chi trova l’accordo con la controparte

23 Luglio 2015
Bonus fiscale per chi trova l’accordo con la controparte

Negoziazione assistita con credito di imposta fino a 250 euro nel caso in cui l’accordo siglato con la controparte vada a segno.

Se non vai in causa e riesci a metterti d’accordo con il tuo avversario, riceverai un premio dallo Stato: si tratta di un bonus fiscale, in particolare un credito d’imposta pari a massimo 250 euro; ti serviranno per pagare – quanto meno in parte – il tuo avvocato che ha redatto l’accordo con la controparte attraverso il procedimento di negoziazione assistita. È quanto prevede il decreto legge di riforma della giustizia [1] in corso di approvazione, in queste ore, dal Parlamento (il governo ha imposto la questione di fiducia, per cui è presumibile pensare che il testo sarà approvato per come scritto).

Il tentativo di conciliazione – da non confondersi con la mediazione, da affrontare davanti ad organismi appositi – viene svolto dall’avvocato, attraverso l’invio di una lettera all’avversario, con l’invito rivolto a quest’ultimo a percorrere un sentiero conciliativo, attraverso la redazione di un accordo (appunto la negoziazione assistita). In buona sostanza, così come la mediazione, anche la negoziazione assistita ha lo scopo di arrivare a un’intesa bonaria tra le parti in conflitto, ma in questo caso il cliente non si muove dallo studio del proprio difensore e tutto si compie con scambi di lettere (al contrario, nella mediazione è necessaria la presenza delle parti). Inoltre, come la mediazione, il verbale di accordo è un titolo esecutivo, ossia ha la stessa forza di una sentenza: per cui, in caso di inadempimento, si può procedere con l’esecuzione forzata, senza dover intraprendere una causa.

Tanto la negoziazione assistita quanto la mediazione sono ciascuna obbligatoria in specifiche materie (per lo schema completo leggi “In quali cause la negoziazione assistita e in quali la mediazione”). Per esempio, l’obbligo di tentare la negoziazione assistita (almeno con l’invio di un invito alla controparte che può essere accolto, così come ignorato) è previsto nelle cause da sinistri stradali o per recuperare crediti fino a 50 mila euro (sempre che non si adotti la forma del decreto ingiuntivo). Ovviamente, si tratta di casi in cui la negoziazione è obbligatoria, ma nulla toglie che le parti la adottino anche in altre circostanze, per propria scelta volontaria.

Ebbene, con il nuovo testo di legge, qualora la controparte dovesse aderire all’invito alla negoziazione e si dovesse trovare un accordo (accordo che verrebbe curato dagli avvocati delle rispettive parti), i clienti potranno usufruire di un credito di imposta pari a 250 euro: non molto, certo, specie se confrontato a certe pratiche e alle corrispondenti parcelle dei legali. Serve comunque per far parlare ancora della negoziazione assistita e dare un segnale al cittadino dell’intenzione dello Stato di incentivare i meccanismi di soluzione alternativa alle controversie. La conciliazione con l’intervento dei legali è infatti una misura nata per scaricare i tribunali ed esternalizzare la composizione delle liti.

Dunque, alle parti che corrispondono o che hanno corrisposto, nell’anno 2015 (salvo successive proroghe) il compenso agli avvocati che li hanno difesi nel procedimento di negoziazione assistita è riconosciuto, in caso di successo della negoziazione, un credito di imposta commisurato al compenso fino a concorrenza di 250 euro, nel limite di spesa di 5 milioni di euro per l’anno 2016.


note

[1] DL 83/2015.

Autore immagine: 123rf com


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