Riforma Previdenza, opzione contributiva o nuova pensione anticipata

23 Luglio 2015 | Autore:
Riforma Previdenza, opzione contributiva o nuova pensione anticipata

La riforma delle pensioni è in dirittura d’arrivo: da una parte Boeri, che vorrebbe un’estensione dell’Opzione Donna, dall’altra Damiano, con un nuovo sistema di penalizzazioni ed incentivi.

Ancora infuocato, in questi giorni, il dibattito in Parlamento sulla riforma previdenziale; molte sono state, sinora, le proposte, e molti anche i contrasti. L’unico punto su cui pare che tutti siano d’accordo, è che la Legge Fornero, o meglio il DL Salva Italia [1], così com’è, sia inaccettabile: troppi, infatti, sono i lavoratori over 50 in difficoltà, o addirittura in esubero.

Attualmente, difatti, i requisiti per ottenere la pensione di vecchiaia sono:

— 66 anni e 3 mesi d’età per i lavoratori autonomi ed i dipendenti privati:

— 63 anni e 9 mesi per le dipendenti private;

— 66 anni e 3 mesi d’età per i lavoratori e le lavoratrici della P.A.;

— 64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome;

— per tutti, sono altresì necessari 20 anni di contributi ed un assegno pari a 1,5 volte l’assegno sociale;

–solo per chi ha versato il primo contributo dal primo gennaio 1996, sarà possibile pensionarsi con 5 anni di contributi, ma almeno 70 d’età.

Per ottenere la pensione anticipata nel 2015, i requisiti di contribuzione sono, per gli uomini, 42 anni e 6 mesi e, per le donne, 41 anni e 6 mesi.

Esistono, poi, diverse deroghe ancora in vigore, insufficienti, tuttavia, a risolvere le problematiche per l’accesso alla quiescenza poste dalla Fornero.

L’Onorevole Damiano, a questo proposito, ha presentato un’interessante proposta, più volte riformulata, che allo stato attuale prevede il collocamento a riposo coi seguenti requisiti:

– almeno 35 anni di contribuzione;

– almeno 62 anni d’età ( con una penalizzazione annua del 2%, sino ad arrivare ai 66 anni; la penalizzazione diminuisce se gli anni di contributi sono più di 35);

-un assegno pari almeno a 1,5 volte l’assegno sociale;

– in alternativa, 41 anni di contributi, a prescindere dall’età, senza penalizzazioni.

Per chi resta in servizio dopo i 66 anni, si guadagna invece il 2% per ogni anno di permanenza, sino ai 70 anni (dunque, con un premio effettivo dell’8% in più per i settantenni).

Il disegno di legge non piace, però, al Presidente dell’Inps, Tito Boeri, poiché richiederebbe un dispendio non indifferente, e non ci sarebbero le coperture.

Secondo il Presidente, sarebbe allora meglio l’estensione dell’Opzione Donna senza limiti ed anche agli uomini: ricordiamo, per chi non lo sapesse, che tale beneficio, noto anche come Opzione Contributiva, consente alle lavoratrici di pensionarsi a 57 anni e 3 mesi d’età (58 e 3 mesi se autonome), con 35 anni di contributi, ma utilizzando il calcolo della pensione interamente contributivo, meno vantaggioso rispetto al retributivo ed al misto.

Fioccano, a questo proposito, i calcoli ed i confronti tra i diversi metodi di quantificazione del trattamento: i più, compreso lo stesso Boeri, parlano di una penalizzazione minima del 10%, per chi si colloca a riposo col metodo contributivo, e massima del 30%.

Tuttavia, proiezioni di questo genere sono inutili, anche perché gli importi possono variare notevolmente a seconda dell’età, degli anni di contribuzione e del particolare percorso lavorativo di un soggetto; nemmeno il servizio “la mia pensione” dell’Inps può essere di grande utilità a riguardo, specie se sono stati versati contributi in gestioni diverse, o se vi sono riscatti o ricongiunzioni da effettuare.

Inoltre, non dimentichiamo che, dalle ultime indagini Istat, oltre il 30% delle pensioni liquidate dall’Istituto siano errate: è bene allora, per effettuare una scelta ponderata, rivolgersi ad un professionista del settore, come un Consulente del lavoro. E ricordarsi di conservare i conteggi in caso di futuro ricorso.


note

Autore immagine: 123rf com


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