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Tfr: Fondo garanzia per dipendenti di studio professionale che chiude

25 Luglio 2015
Tfr: Fondo garanzia per dipendenti di studio professionale che chiude

I lavoratori addetti allo studio professionale “fallito”, o meglio soggetto a liquidazione del patrimonio, ricevono il TFR dal Fondo di Garanzia INPS.

 

I dipendenti dello studio professionale possono stare tranquilli: se chiude la baracca per crisi, al loro TFR ci pensa il Fondo di Garanzia dell’Inps. Lo ha precisato lo stesso Istituto di previdenza con un recente messaggio [1].

Anche gli studi professionali possono fallire. In realtà, non si tratta di vero e proprio fallimento, almeno in termini nominativi (anche se la sostanza è molto simile): si parla, a riguardo, di “liquidazione del patrimonio” ed è un nuovo tipo di procedura, prevista da una legge del 2012 [2], poco utilizzata sino ad oggi, ed attivabile in caso di crisi economica da parte del consumatore, persona fisica, artigiano, professionista e di chiunque non rientri nei requisiti della legge fallimentare e, quindi, non possa essere soggetto al vero e proprio fallimento: sono, cioè, i debitori non assoggettabili alle procedure concorsuali ordinarie che non svolgono attività d’impresa (professionisti e lavoratori autonomi), piccole imprese commerciali, imprenditori agricoli, start-up innovative.

Composizione della crisi da indebitamento

La legge prevede per gli imprenditori non fallibili due procedure che in sostanza corrispondono a concordato preventivo e fallimento, ed in particolare:

accordo di ristrutturazione in rimedio del sovraindebitamento;

procedura di liquidazione dei beni.

Mentre per il privato cittadino (consumatore) non imprenditore è prevista una specifica procedura:

piano del consumatore.

Gli aspetti principali della procedura di composizione della crisi del piccolo imprenditore sono i seguenti:

– con l’accordo dei creditori (raggiunto col voto favorevole dei creditori che rappresentano il 60% del debito complessivo), l’accordo stesso vincola anche i creditori dissenzienti;

– nel contesto dei creditori dissenzienti è compreso anche l’Erario, per i tributi diversi da Iva e ritenute operate ma non versate;

– è prevista una protezione da azioni esecutive individuali;

– la proposta di pagamento ai creditori può prevedere la suddivisioni in classi ma non attua necessariamente il concorso;

– l’organo di composizione della crisi interviene come: consulente del debitore, organo pubblico di controllo della regolarità della procedura, soggetto che opera come ausiliario dei creditori.

La procedura di liquidazione (analoga al fallimento) ha come peculiarità l’esdebitazione, cioè l’azzeramento del debito residuo non onorabile con la massa dell’attivo del debitore.

Condizioni

Condizione di accesso a tale procedura è non aver fatto ricorso, nei cinque anni precedenti, alla stessa procedura di composizione della crisi.

Inoltre, perché possa essere ammesso il piano di liquidazione deve:

– prevedere il regolare pagamento dei crediti non pignorabili (prorogabile anche di un anno a determinate condizioni);

– prevedere l’integrale pagamento dei crediti privilegiati con la necessità che sia realizzabile in caso di liquidazione. È possibile prevedere che i crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca possono non essere soddisfatti integralmente, a condizione che ne sia assicurato il pagamento in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragion della collocazione preferenziale sul ricavato dei beni su cui insiste il loro titolo;

– non deve prevedere la falcidia dell’Iva e delle ritenute operate e non versate, essendo concessa al massimo la dilazione;

– deve suddividere i creditori in classi, indicare garanzie, modalità di liquidazione e affidamento del patrimonio ad un fiduciario per la liquidazione, custodia e distribuzione del ricavato.

TFR e ultime mensilità dei dipendenti garantite dal Fondo

Tolto, quindi, ogni dubbio in merito alla possibilità, da parte dello studio professionale, professionisti e altri lavoratori autonomi, di essere soggetti alla procedura suddetta di liquidazione del patrimonio, in tali casi, a garanzia della liquidazione del Tfr e delle ultime tre retribuzioni interviene il pagamento da parte dell’Inps, attraverso l’apposito Fondo di Garanzia: lo stesso previsto in caso di fallimento dell’azienda.

Il fondo di garanzia, precisa l’Inps, può intervenire in caso di:

– cessazione del rapporto di lavoro subordinato;

– dimostrazione che il datore di lavoro non è assoggettabile alle procedure concorsuali ordinarie;

– insufficienza delle garanzie patrimoniali del datore di lavoro;

– esistenza del credito per Tfr e ultime tre mensilità di retribuzione rimasto insoluto.

L’ultimo requisito viene dimostrato con l’ammissione del credito del lavoratore dipendente nello stato passivo del datore di lavoro, anche se non è stato precedentemente accertato da un giudice con una causa nei confronti del professionista.

I lavoratori dipendenti da professionisti o studi associati potranno presentare domanda di intervento del fondo di garanzia solo dopo il deposito dello stato passivo definitivo. Quindi, in assenza di osservazioni, la domanda potrà essere presentata dopo che il liquidatore abbia definitivamente approvato lo stato passivo da lui stesso redatto.

Alla domanda devono essere allegati: copia del decreto del tribunale che dichiara aperta la procedura di liquidazione; copia autentica dello stato passivo definitivo redatto dal liquidatore o giudice incaricato; modello SR52 compilato dal liquidatore nominato dal tribunale; copia del decreto di chiusura della procedura (se ricorre il caso); copia autentica dei provvedimenti di riparto delle somme ricavate dalla liquidazione (se ricorre il caso).


[1] Inps nel messaggio n. 4968/2015.

[2] Legge n. 3/2012.

Autore immagine: 123rf com


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