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Pignoramenti: l’ufficiale giudiziario diventa un investigatore privato

26 Luglio 2015
Pignoramenti: l’ufficiale giudiziario diventa un investigatore privato

Esecuzione forzata, pignoramento, ricerca telematica dei beni da pignorare, interesse privato in atti d’ufficio, ufficiale giudiziario e riforma del processo civile.

Con la nuova riforma del processo civile, contenuta nel decreto legge [1] approvato la settimana scorsa dalla Camera, diventa più incisivo il ruolo dell’ufficiale giudiziario all’interno delle procedure esecutive e, in particolare, nella ricerca dei beni del debitore da sottoporre a pignoramento. In pratica, quello che prima era un semplice burocrate, del tutto indifferente alle sorti dell’esecuzione forzata e alla eventuale fruttuosità del pignoramento, ora diventa un segugio al soldo del creditore, portatore di un proprio interesse alla riuscita dell’esecuzione: se sarà, infatti, in grado di aiutare il creditore procedente a scovare i beni del debitore da prelevare, avrà un compenso aggiuntivo rispetto alla propria retribuzione di base. Sembra quasi di sentire, in eco, odor di interesse privato in atti d’ufficio. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

Già nel 2014, la penultima riforma della giustizia [2], aveva istituito quella che è stata definita la “ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare”: in pratica si è attribuito al creditore la possibilità di ricercare, per il tramite dell’ufficiale giudiziario, i beni del debitore collegandosi con le banche dati della pubblica amministrazione, quindi tramite computer collegato a internet (vedi anagrafe tributaria, anagrafe dei conti correnti, ecc.). La norma, però, ha subito alterne interpretazioni: in mancanza, infatti, dei decreti attuativi ministeriali (richiesti dalla disposizione), alcuni giudici ne consentivano comunque un parziale utilizzo, altri invece lo negavano.

Così, il decreto legge appena approvato dalla Camera dei Deputati ha preso il toro dalle corna e ha bypassato la necessità di una disciplina d’attuazione. In pratica è stato stabilito che il creditore ha il diritto di ottenere dai gestori delle banche dati l’autorizzazione a richiedere i dati rilevanti del debitore anche prima della piena funzionalità delle banche dati stesse.

L’efficacia di questa previsione è limitata alle banche dati comprese nell’anagrafe tributaria (dichiarazioni fiscali, imposte e tasse, contributi previdenziali e assistenziali, denunce e comunicazioni presentate presso gli uffici finanziari, attività ed operazioni degli operatori finanziari, utenze energetiche e telefoniche, accertamenti fiscali).

Il procedimento è il seguente: il creditore presenta un’istanza al Presidente del Tribunale (per le modalità concrete, vedi dopo) in cui chiede l’autorizzazione ad accedere alle banche dati telematiche con l’ausilio dell’ufficiale giudiziario.

Ed è qui, proprio riguardo all’attività posta da quest’ultimo, il punto saliente: il decreto legge [3] ha provveduto a disciplinare più compiutamente il regime del compenso spettante all’ufficiale giudiziario per lo svolgimento delle ricerche telematiche dei beni da pignorare. In particolare è stato previsto che:

– in ipotesi di chiusura anticipata del processo per “Infruttuosità dell’espropriazione forzata” non è dovuto compenso;

– in caso di estinzione del processo “il compenso è posto a carico del creditore procedente ed è liquidato dal giudice dell’esecuzione”; il compenso non può comunque eccedere l’importo di 3.000 euro.

L’ufficiale giudiziario cambia “alleato”

La previsione di un apposito compenso in caso di successo del pignoramento rende l’ufficiale giudiziario complice e partecipe dell’esecuzione forzata, proprio al pari dei dirigenti dell’Agenzia delle Entrate che fanno carriera in base all’evasione accertata. Se fino a ieri il creditore era solo in quella infinita caccia al tesoro dei beni del debitore da individuare, oggi può vantare un solido alleato. Dunque, se in passato l’indifferenza (e a volte l’indolenza) dell’ufficiale giudiziario si riversava in un vantaggio per il debitore, ora le alleanze si sono sovvertite.

L’istanza

In ultimo, una precisazione di carattere procedurale. L’istanza per procedere alla ricerca dei beni del debitore va prima presentata al Presidente del Tribunale soltanto dopo che il termine per adempiere dato dal precetto (termine di almeno 10 giorni dalla notifica del precetto stesso) sia trascorso senza adempimento. Il presidente del tribunale può comunque autorizzare la ricerca perfino prima della notificazione del precetto in caso di “pericolo nel ritardo”. Il che ricorre in presenza di una delle due seguenti condizioni:

– quando il creditore possa subire un pregiudizio ove non riesca a essere tempestivamente soddisfatto in via esecutiva (ad esempio, perché il credito è di natura alimentare);

– oppure quando sussista il pericolo che il debitore occulti i propri beni suscettibili di essere pignorati.


note

[1] Il Dl n. 83, tra le molte altre materie su cui incide, provvede a “correggere” anche alcuni aspetti dell’articolo 492-bis del cod. proc. civ., relativo alla “Ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare”, introdotto – meno di un anno fa – dal Dl n. 132 del 2014.

[2] Dl n. 132 del 2014.

[3] Art. 14 Dl n. 83/2015.

Autore immagine: 123rf com


2 Commenti

  1. Ho la residenza in una casa in affitto che ho lasciato 8 anni fa,quando viene l ufficiale giudiziario dove lo faccio andare a perquisire? Io vado e vengo da mia moglie a mia madre ammalata

  2. Salve possibile sapere o risalire alla banca con cui un cittadino paga tasse e imps agenzia delle entrate….essendo che i conti correnti risultano vuoti..

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