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Diffamazione con Facebook con l’aggravante

26 Luglio 2015
Diffamazione con Facebook con l’aggravante

Diffamazione attraverso Facebook e altri social network: circostanza aggravante dell’utilizzo di un mezzo di pubblicità.

 

Un post offensivo sulla propria bacheca di Facebook può costare caro: infatti il profilo personale di un social network, per quanto ristretto alla propria limitata cerchia di amici, è comunque un mezzo di pubblicità e, quindi, l’eventuale illecito ivi commesso ai danni dell’altrui onore integra il reato di diffamazione con l’aggravante dell’utilizzo del mezzo di pubblicità [1]. È il monito che, ancora una volta, esce dalle stanze della Cassazione [2]: tale condotta, infatti – si legge in sentenza – realizza la pubblicizzazione e la diffusione del messaggio, proprio per via della idoneità del mezzo utilizzato a determinare la circolazione del commento tra un gruppo di persone comunque apprezzabile per composizione numerica. Peraltro, il fatto che la bacheca personale sia “chiusa” agli stretti amici non vale a eliminare la diffamazione che ben potrebbe realizzarsi anche in presenza di solo due o più persone.

La conseguenza è anche in termini di competenza a decidere che, trattandosi di reato aggravato, passa dal giudice di pace al Tribunale in composizione monocratica.

Peraltro, pochi giorni fa, le Sezioni Unite della Cassazione hanno emesso un importante principio proprio in materia di diffamazione, stabilendo che, nel caso in cui il sito internet sul quale viene pubblicato il commento o il post offensivo non sia una testata giornalistica vera e propria (quindi, con direttore responsabile, iscrizione in tribunale, periodicità dell’informazione, ecc.), essa può essere soggetta a sequestro. Essa infatti non è soggetta alle garanzie previste dalla nostra legge e Costituzione in favore della stampa.


note

[1] Art. 595, co. 3 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 24431 dell’8.06.2015.

 

Autore immagine: 123rf com


1 Commento

  1. in pratica non si può esprimere il proprio parere in pubblico, ma lo possono fare solo i giornalisti. Viva la libertà. Se la diffamazione è rivolta ad una persona qualsiasi ruolo eserciti, lo posso capire ma se è invece una critica ad un ente o una istituzione o ad una grossa azienda che si comporta male dovrebbe far parte del libero pensiero democratico. Sempre che la democrazia ci sia sempre e non solo quando fa comodo.

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