Adriatico, stop al pesce fresco fino in autunno

26 Luglio 2015 | Autore:
Adriatico, stop al pesce fresco fino in autunno

I turisti della riviera romagnola devono rinunciare al pesce fresco. Coldiretti: attenzione alle truffe. Dopo la vongola illegale nuovi problemi per l’Adriatico.

Dal 26 luglio prende il via il fermo pesca per tutto l’alto Adriatico. Da Trieste a Rimini i pescherecci dovranno stare in porto per 43 giorni. La notizia arriva da Coldiretti che invita i numerosi turisti della riviera romagnola alla massima attenzione. C’è il rischio concreto di trovarsi sul piatto pesce congelato o proveniente dall’estero.

Il fermo pesca sopraggiunge quest’anno in un momento delicato, appena dopo la vicenda delle vongole “illegali” che sta mettendo in ginocchio l’intero settore. Infatti, a causa delle alte temperature, i molluschi dell’Adriatico – noti in tutto il mondo – arrivano a un diametro di 22 millimetri poi si bloccano e spesso muoiono. Dimensioni che impediscono la commercializzazione. Tutta colpa, oltre che del cambiamento climatico, del regolamento europeo n. 1967 del 2006 che vieta la vendita di vongole dal diametro inferiore ai 25 millimetri.

Il blocco dell’attività fa aumentare, come sottolinea Coldiretti, la possibilità di incappare in truffe e trovarsi nel piatto prodotti congelati o stranieri. Soprattutto nei ristoranti. L’invito dell’associazione è pretendere informazioni e chiedere se il pescato sia made in Italy, proveniente da zone dove non è in atto il fermo dell’attività.

La questione degli stop alla pesca e della scarsa trasparenza ha origine da due grandi problemi.

Il primo riguarda l’ecosistema marino: negli ultimi 25 anni il grado di autoprovvigionamento dell’Italia e passato dal 50% degli anni anni ’90 a meno del 30% previsto per il 2015. Il fermo pesca è stato introdotto proprio per dare in modo alle specie marine di riprodursi, a cui è auspicabile il diffondersi di sistemi di pesca più efficienti e meno invasivi.

Sulle truffe, la questione è unicamente legale. Il sistema dell’etichettatura è farraginoso. Il consumatore non è in grado di sapere che due pesci su tre arrivano dall’estero. Peraltro nei ristoranti ogni indicazione d’origine sul prodotto non è obbligatoria. Secondo l’associazione occorre maggiore tutela del made in Italy, obiettivo che può essere raggiunto dall’introduzione dell’obbligo di etichettatura d’origine come garanzia di trasparenza e di qualità del prodotto.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube