Baratto per pagare le tasse, al via la fase di attuazione

27 Luglio 2015 | Autore:
Baratto per pagare le tasse, al via la fase di attuazione

Sta per essere attivato in numerosi comuni italiani il baratto amministrativo per consentire di pagare i tributi con lavori socialmente utili.

 

Il baratto, in questi ultimi anni, è tornato in auge, causa carenza di liquidità e clima generale “anti-spreco”: l’antica usanza è stata però rinverdita, grazie ai siti web che propongono gli scambi, nonché ampliata, dal classico scambio di oggetti alla permuta di ore di lavoro, sino ad arrivare al baratto della casa per le vacanze. Così, ad esempio, posso riverniciarti la casa in cambio di un weekend al mare, oppure posso offrirti delle lezioni d’inglese in cambio di una borsa firmata… Le modalità di permuta ormai non conoscono limiti e ben si coniugano con i portali online in tema, che spesso offrono una moneta di scambio unica, o meglio dei crediti, in cambio di quanto conferito.

L’istituto si è evoluto così tanto, ultimamente, da arrivare ad estendersi addirittura alle imposte: il Decreto Sblocca Italia [1], difatti, ha creato il Baratto Amministrativo.

In pratica, si tratta della possibilità, per gruppi di cittadini che partecipano a progetti di utilità sociale per il proprio Comune, come pulizia delle strade o lavori di manutenzione, di pagare i tributi locali col proprio lavoro.

Le modalità possono variare da Comune a Comune: solitamente, i partecipanti ai lavori possono fruire di forti sgravi fiscali per tasse come Tasi, Imu e Tari, ed avere ulteriori agevolazioni e bonus erogati dall’Ente locale.

Il baratto amministrativo è già operativo, ad esempio, nel comune di Ivorio, in Piemonte, a Monteleone di Spoleto, in Umbria, a Marcellinara, in Calabria, ed a Visso in provincia di Macerata. Sta per essere attivato, poi, in diversi comuni della Sardegna, tra i quali anche Cagliari e Quartu Sant’Elena, nel comune di Vasto in Abruzzo, ed ancora sono state presentate mozioni in merito a Borgogno, Milazzo, Barletta, Viterbo, Battipaglia…Insomma, da Nord a Sud, l’idea è molto apprezzata, e le proposte in merito si moltiplicano come funghi.

Il beneficio è in effetti particolarmente utile per i disoccupati, che così, nonostante la mancanza di lavoro, possono liberarsi dai debiti tributari senza toccare i propri risparmi. E risparmia anche l’amministrazione comunale, che non deve sborsare un euro per importanti servizi di utilità sociale: non solo manutenzione del verde o delle strade, ma anche riqualificazione urbana, recupero d’immobili, accompagnamento di fasce deboli di cittadini…Grazie ai progetti, si potrà scegliere l’area più consona alle proprie competenze ed esperienze.

L’idea, in conclusione, è davvero buona, e parrebbe sancire la fine di un’era, quella della contrapposizione tra Comune e cittadini, in un’ottica di reciproca collaborazione: “ io, Comune, non faccio la sanguisuga, ma tu, cittadino, non fai il furbetto e dai una mano alla comunità”. Talmente buona, che andrebbe estesa anche ai tributi nazionali: “uno sconto sull’Irpef, in cambio della riqualificazione di terreni abbandonati in campagna”. La formula piacerebbe a molti, e se ne potrebbero creare tante altre analoghe.

Ovviamente, i piani devono essere ben studiati, per evitare che una delle due parti la faccia “da padrona”: non sarebbe difatti giusto offrire al Comune tante ore di lavoro in cambio di una riduzione delle imposte esigua, così come sarebbe ugualmente ingiusto un quasi totale azzeramento delle tasse in cambio di un impegno molto ridotto.

Anche qualora i progetti fossero equilibrati, sino a che punto il baratto amministrativo riuscirà a diffondersi? Non dimentichiamo che determinati servizi locali fanno capo ad imprese e lavoratori che hanno dei contratti col Comune: il baratto dovrebbe allora costituire un supporto, laddove ci sono carenze di organico e manodopera, ma non, ovviamente, “rubare il lavoro” agli operatori del settore.

In conclusione, “la virtù sta nel mezzo”: non bisogna abusare dell’istituto, ma sicuramente il suo utilizzo e la sua diffusione sono positivi, sia per ripianare i buchi finanziari di Comune e cittadini, sia come sprono contro le storiche inefficienze dei servizi locali.


note

[1] Art. 24, Legge n. 164/2014.


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