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PEC vietata per concorsi pubblici: ecco quando

15 giugno 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 15 giugno 2016



Ci sono casi in cui l’uso della PEC è vietata nei concorsi pubblici: ecco quando ciò accade e come sapere se si ha diritto a fare ricorso

Un bando per un concorso pubblico o un appalto non può prevedere, come unica modalità di presentazione della domanda di partecipazione, la Pec (posta elettronica certificata); deve anche prevedere la consegna a mano. E’ quanto chiarisce il Tar Puglia in una recente sentenza [1].

La sola PEC è vietata per i bandi pubblici: il caso

Nel caso di specie, il ricorrente aveva presentato all’ASL della Provincia di Barletta-Andria-Trani, la domanda di partecipazione ad un concorso. Il bando stesso prevedeva che la consegna delle domande dovesse avvenire “a pena di esclusione, a mezzo posta raccomandata a/r, ovvero a mezzo pec“, escludendo dunque la presentazione a mano.

Il ricorrente, escluso dalla gara ha impugnato vittoriosamente il bando, perché in contrasto con la normativa vigente, per la quale è necessario che la consegna a mano sia una delle modalità di presentazione ammesse [2].

Concorsi pubblici: quando la PEC è vietata?

La previsione di invio tramite Posta Elettronica Certificata è vietata solo quando essa è l’unica modalità prevista dal bando. Può essere prevista invece come modalità di invio alternativa, in aggiunta alla presentazione in forma cartacea [3].

note

[1] Tar Puglia sez. III sent. n.752 del 9/06/2016.

[2] D.P.R. n. 487/94.

[3] Art. 65 D.Lgs. n. 82/05 e art. 4 D.P.R. n. 68/08.

TAR Puglia, sez. III, sentenza 5 maggio – 9 giugno 2016, n. 752
Presidente Gaudieri – Estensore Lenzi

Fatto e diritto

Il ricorrente ha impugnato, in via principale, la deliberazione n. 1418/2015 a mezzo della quale è stato escluso dalla partecipazione alla procedura concorsuale finalizzata al reclutamento di un direttore dell’U.O.C. di ortopedia e traumatologia del presidio ospedaliero di Andria-Canosa, motivata con riferimento all’avvenuta presentazione della domanda di partecipazione a mezzo di consegna diretta e non mediante una delle due modalità previste dalla lex specialis del concorso: invio mediante PEC o raccomandata A/R.
Il ricorrente evidenzia che tra le clausole di esclusione annoverate dall’avviso pubblico non rientra il mancato rispetto delle modalità di presentazione della domanda e lamenta la obiettiva confusione ingenerata dal tenore letterale della norma dell’avviso che consente al candidato di “scegliere esclusivamente” una delle suddette modalità: invio mediante PEC o raccomandata A/R.
Impugna, inoltre, per contrasto con l’art. 4 D.P.R. 487/94, l’avviso pubblico e il regolamento interno relativo alle procedure concorsuali – se esistente – ove debbano interpretarsi nel senso di escludere la presentazione diretta della domanda.
La ASL B.A.T. ha resistito alla domanda.
Accolta l’istanza cautelare (seguita dal pedissequo provvedimento di ammissione del candidato con riserva, adottato dall’ente con delibera 415/2016), all’udienza del 5/5/16 il ricorso è stato introitato per la decisione.
Va preliminarmente evidenziato che la dichiarazione del difensore della ASL (resa, su domanda del Collegio, alla camera di consiglio del 11/2/16) relativa all’inesistenza di qualsivoglia norma regolamentare interna recante la disciplina delle modalità di presentazione delle domande di partecipazione alle procedure concorsuali consente – per ragioni di economia processuale – di prescindere dalla richiesta di esibizione del regolamento interno, sollecitata da parte ricorrente fin dal ricorso introduttivo.
Ancora in rito, va disposto lo stralcio delle note difensive depositate dalla resistente solo in sede di discussione, stante la loro tardività e tenuto conto dell’opposizione all’acquisizione formulata dalla difesa del ricorrente.
Nel merito, la domanda è fondata.
Ai sensi dell’art. 4 DPR 487/94, recante “Regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi”: “Le domande di ammissione al concorso, redatte in carta semplice, devono essere indirizzate e presentate direttamente o a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica – per i concorsi unici e all’amministrazione competente negli altri casi, con esclusione di qualsiasi altro mezzo ..”.
La norma prevede, dunque, due modalità alternative di presentazione della domanda di partecipazione, inequivocabilmente equivalenti, entrambe in forma “cartacea”, alle quali legittimamente ciascuna amministrazione può aggiungere una modalità di presentazione in via telematica della domanda, secondo quanto previsto dall’art. 65 d. l.vo 82/2005 e dall’art. 4 DPR 68/2005.
Orbene, può innanzi tutto osservarsi che costituisce “principio generale, applicabile a tutti i procedimenti amministrativi, quello che afferma l’equipollenza della spedizione postale alla presentazione diretta delle istanze, domande o dichiarazioni rivolte dai privati alla P.A., desunto da numerose disposizioni di legge, inteso a sollevare il privato dal rischio di disfunzioni del servizio postale ed a consentirgli l’integrale disponibilità del termine (cfr. CdS, V, 14 settembre 2010, n. 6678; CdS, V, 10 febbraio 2010, n. 655; Cass. Civ., II, 5 maggio 2008, n. 11028)”, così, TAR Piemonte, sez. 2, sent. 29/10/10 n. 3935.
Inoltre, come chiarito anche dalla circolare n. 12/2010 del Dipartimento della Funzione Pubblica in atti, in mancanza (come nel caso di specie) di contraria disposizione recata dal regolamento interno dell’ente che indice la selezione, i bandi di concorso non possono derogare alla disciplina generale del reclutamento contenuta nel D.P.R. cit. (peraltro, oggetto di espresso richiamo nell’avviso pubblico per il quale è causa), in ossequio all’art. 70 co.13 T.U.P.I. che stabilisce: “In materia di reclutamento, le pubbliche amministrazioni applicano la disciplina prevista dal decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, e successive modificazioni ed integrazioni, per le parti non incompatibili con quanto previsto dagli articoli 35 e 36, salvo che la materia venga regolata, in coerenza con i princìpi ivi previsti, nell’ambito dei rispettivi ordinamenti”.
Ne deriva che:
– anche a voler ritenere “non equivoca” la clausola dell’avviso pubblico disciplinante modalità e termini di presentazione della domanda (che, chiaramente, conclude: “è esclusa ogni altra forma di presentazione e di trasmissione, pena la non ammissione”);
– ed anche a voler, quindi, superare il contrasto intrinseco rinveniente dall’omessa inclusione, nell’elenco delle cause escludenti, di una modalità di presentazione diversa dalla PEC o dalla raccomandata;
l’esclusione del ricorrente deriva la propria illegittimità da quella dell’avviso di selezione (ritualmente impugnato in parte qua), che, in spregio alla normativa nazionale pur espressamente richiamata, preclude la consegna brevi manu della domanda di partecipazione.
Né va tralasciato, sotto diverso profilo, che il divieto implicito di presentare domande a mezzo di consegna diretta non pare rispondere ad alcun apprezzabile interesse della P.A. procedente (che pure ammette, per la stessa selezione, domande in formato cartaceo pervenute per posta), né essere posto a garanzia della par condicio dei concorrenti (come sostenuto dalla ASL in sede di discussione orale) ovvero della certezza sul rispetto dei termini di partecipazione al concorso.
Per le suesposte considerazioni, in accoglimento del gravame, va annullato l’avviso pubblico nella parte in cui prevede, a pena di esclusione, che la domanda di partecipazione possa essere inoltrata solo a mezzo racc. A/R ovvero PEC e, conseguentemente, annullata la delibera di esclusione n. 1418/2015.
Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati nei limiti di cui in motivazione.
Condanna la ASL resistente alla refusione delle spese di lite in favore del ricorrente, liquidandole in euro 1.500,00 oltre accessori come per legge e C.U.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.


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