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Avvocati: pubblicità libera su Groupon e altri siti web con sconti

28 Luglio 2015
Avvocati: pubblicità libera su Groupon e altri siti web con sconti

Tar Lazio e deontologia forense: cade il divieto per studi legali e avvocati di farsi pubblicità su internet attraverso siti che prevedono sconti e tariffe vantaggiose per i propri abbonati.

L’avvocato è libero di farsi pubblicità su internet e di prendere i contatti con i propri clienti attraverso siti come Groupon e Amica Card: piattaforme, queste ultime, che prevedono sconti per i propri iscritti. È questa la sintesi della sentenza del Tar Lazio che rivoluziona l’approccio dei legali al mondo del web e della relativa pubblicità. Checché ne dica il CNF o la deontologia, con le sue clausole generiche e ambivalenti, secondo i giudici laziali il progresso non si può fermare e, dunque, anche gli avvocati – così come tutte le altre categorie professionali e commerciali – devono essere liberi di sfruttare i numerosi strumenti di marketing che offre loro il web.

Anticoncorrenziale: così viene definito, dai giudici amministrativi, il parere (seppur non vincolante) fornito dal Consiglio nazionale forense che vieta agli avvocati – pena un procedimento disciplinare – di utilizzare Amica Card, Groupon e altri siti per trovare clienti. Il CNF non può “proibire” gli annunci su internet e classificarli come “accaparramento della clientela” perché si tratta di una piattaforma online su cui cercare un primo contatto con i clienti e, dunque, uno strumento perfettamente lecito e utilizzabile dagli avvocati.

Gli annunci online non differiscono da un’inserzione sul giornale. La piattaforma non è un intermediario fra chi cerca servizi professionali e chi è in grado di offrirgli ma soltanto uno spazio internet in cui l’avvocato può presentare la sua attività e proporre uno sconto all’utente che decide di utilizzare i suoi servigi. Non c’è contratto a distanza: il potenziale cliente chiede un appuntamento al legale e solo dopo aver incontrato di persona l’avvocato prescelto deciderà se rilasciargli il mandato.

Nello stesso tempo, il TAR Lazio (nel tentativo di tirare un colpo al cerchio e uno alla botte) riduce l’ammontare della sanzione inflitta dall’Authority del mercato e della concorrenza sull’altra condotta contestata al CNF: il fatto che sul sito del Consiglio sia stata ripubblicata una circolare sulle tariffe forensi non può essere considerata un tentativo di reintroduzione surrettizia dei minimi visto che era già stata sostituita da un nuovo documento ad hoc inviato a tutti i Consigli dell’Ordine. L’Agcm dovrà quindi ridurre la sanzione di oltre un milione di euro.


note

[1] Tar Lazio sent. n. 8778/15.

Autore immagine: 123rf com


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