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Whatsapp: come capire se qualcuno intercetta la tua conversazione

29 Luglio 2015
Whatsapp: come capire se qualcuno intercetta la tua conversazione

mSpy e altri trojan che consentono di hackerare lo smartphone, leggendo sms, ascoltando le conversazioni al telefono e spiando finanche le chat su Whatsapp.

Non è un mistero, ormai, che le conversazioni su Whatsapp possono essere intercettate e lette da altri nell’assoluta incoscienza della vittima; certo, non è un gioco da ragazzi, che può fare chiunque solo avvicinandosi al tuo smartphone o conoscendone il relativo numero di utenza telefonica, tuttavia non è neanche un’operazione così improbabile da richiamare ipotesi di spionaggio internazionale. Gli smartphone, infatti, sono oggi il pasto più ambito dai pirati informatici che, tramite le conversazioni, le email e le combinazioni di tasti digitati sulla tastiera, riescono a prelevare dati importanti come i codici di ingresso dell’home banking o della posta elettronica.

Sono stati così creati dei veri e propri trojan che, una volta installati nel tuo cellulare, consentono di inviare a distanza svariati tipi di informazione, sms, chat di Whatsapp, posizione gps (per sapere dove sei in qualsiasi momento della giornata: ipotesi più gettonata dai coniugi gelosi), ecc.

Per installare uno di questi trojan bisogna entrare, almeno una volta, in possesso dell’altrui cellulare. Il che è piuttosto improbabile. Così gli hacker hanno studiato sistemi più evoluti per infettare gli altrui dispositivi: il classico link contenuto in un sms, in un messaggio su Whatsapp, in una email, e così via. Il link apre un file che si installa nello smartphone e lo infetta definitivamente.

mSpy è uno dei tanti trojan oggi in circolazione. Altri, più evoluti, sono in uso anche alle forze di polizia e riescono a registrare e inviare le conversazioni telefoniche o farle ascoltare in tempo reale a distanza o, addirittura, attivare la vostra webcam e fotografarti mentre stai compiendo un’azione qualsiasi. Alcuni trojan, come RCS/Galileo, sono molto raffinati e sfruttano bug dei programmi (un’app, un gioco) che tu hai stesso scaricato.

Ecco che, allora, è più che lecito, quantomeno, capire se si è vittima di uno di questi software spia ed, eventualmente, come difendere il proprio smartphone o il tablet.

Come capire se si è infetti

Di norma, il primo sintomo dell’infezione da virus, è un rallentamento della connessione a internet. Difatti il tuo dispositivo deve, tutto ad un tratto, effettuare il doppio delle operazioni: quelle che gli impartisci tu e quelle che, invece, gli impartisce l’hacker, ossia l’invio delle informazioni segrete a distanza.

Anche il rallentamento delle operazioni più comuni può dipendere da un trojan: pensa a una più lenta apertura delle app o ai caratteri che compaiono sullo schermo dopo qualche decisecondo in più rispetto a quando tu li hai digitati sul cellulare.

Se avete un dispositivo iOS (Apple), per essere hackerati dovete aver “sbloccato” l’iPhone (la procedura è chiamata jailbreak). Questa operazione vi consente sì di scaricare molta roba gratuitamente e di andare oltre gli stretti confini che la casa di Cupertino ha fissato, ma anche di eseguire codici non certificati da Apple. Lo “sblocco” del melafonin non avviene per caso, per aver premuto qualche tasto per errore o aver portato in assistenza il cellulare: viene eseguito da programmatori appositi su vostra richiesta.

Se hai un cellulare che ti ha dato il tuo datore di lavoro devi sapere che, con la recente riforma del Job Act, l’azienda può usare sistemi di controllo a distanza su pc e telefoni aziendali. Il tutto in perfetta legalità. Le prove così assunte potranno essere usate contro di te in un eventuale procedimento di licenziamento o per l’irrogazione di sanzioni disciplinari.

Non solo. Anche l’ispettore privato, utilizzato per stanare eventuali crimini commessi ai danni del patrimonio aziendale (furti, ecc.) può mettersi sulle tue tracce calpestando ogni diritto alla presunta riservatezza: non c’è privacy che tenga, né Statuto dei Lavoratori a tutelarti in caso di crimini contro il datore di lavoro.

Il sistema operativo Android è invece più vulnerabile. Il modo migliore per accertarti della presenza di virus è verificare utilizzi non autorizzati: sms inviati o ricevuti, chiamate fatte o ricevute, file cancellati. Alcuni trojan necessitano di attivare la funzione di “Debug” tra le impostazioni.

Per qualsiasi tipo di smartphone potrebbe essere importante controllare il traffico dati consumato: l’aumento dei file spediti (in questo caso al pirata) potrebbe svuotare la tua scheda nella metà del tempo. I trojan spesso consumano pochi kilobyte, salvo che il saccheggio riguardi e-mail con allegati, foto e video, chat di Whatsapp con allegati.

I due sintomi principali della presenza di virus sono sicuramente:

– il consumo della batteria: si scarica più facilmente se lo smartphone è infetto da un trojan;

– i disturbi alla linea: rumori di fondo o eco senza sosta sono un segnale da prendere in considerazione.

Come tutelarsi

Antivirus e aggiornamenti del software sono sicuramente la cura preventiva. Mai, comunque, cliccare su link incerti o di provenienza non certificata o non preceduti da https://

Non jailbreakare il tuo cellulare e non fare il rooting con Android.

Nel dubbio adotta sempre queste due precauzioni:

– resetta e cancella la memoria del tuo smartphone, reinstalla tutto il sistema operativo;

– cambia le password di email, hame banking, account dei vari store online.


note

Autore immagine 123rf com


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2 Commenti

  1. Telefoni aziendali. Basta tenere la scheda (che è la cosa che conta) e metterla in un telefono non-smart.

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