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Naspi: perde l’assegno di disoccupazione chi rifiuta un lavoro

30 Luglio 2015
Naspi: perde l’assegno di disoccupazione chi rifiuta un lavoro

Condizioni, destinatari, requisiti, perdita, ammontare: la circolare Inps di chiarimenti sul nuovo ammortizzatore sociale.

Se sei disoccupato perché sei stato licenziato, e ora stai ricevendo la Naspi (ossia il nuovo sussidio di disoccupazione), sappi che perderai tale assegno dell’Inps se rifiuterai una qualsiasi proposta di lavoro fatta da una azienda a non più di 50 km di distanza dalla tua residenza. Infatti, chi, in tali casi, non accetta l’occupazione offertagli, decade dall’assegno di disoccupazione. Ovviamente, tale limite riguarda solo il periodo in cui viene erogato l’ammortizzatore sociale: una volta scaduto, colui che dovesse rifiutare l’offerta di lavoro non dovrebbe restituire ciò che ha già ottenuto.

Stesso discorso vale per chi rifiuta un posto di lavoro raggiungibile in massimo 80 minuti con i mezzi pubblici o se non partecipa alle iniziative di politica attiva.

Sono questi i chiarimenti appena forniti dall’Inps in una circolare pubblicata ieri (qui scaricabile come documento allegato[1].

Viene inoltre precisato che la Naspi può cumularsi con i voucher fino a 3 mila euro, fino a 8 mila con un’eventuale occupazione con contratto intermittente.

Naspi, assegno di disoccupazione e la circolare dell’Inps

La circolare dell’Inps, in tema di Naspi, fa il punto sulle cause di decadenza. In particolare:

a) la cessazione del rapporto per risoluzione consensuale delle parti (datore e lavoro) per via del rifiuto del lavoratore di trasferirsi ad altra sede della stessa azienda distante più di 50 chilometri dalla residenza e/o mediamente raggiungibile in 80 minuti o più con i mezzi di trasporto pubblici, non pregiudica la possibilità di ottenere la Naspi;

b) il rifiuto del lavoratore di partecipare a iniziative di politica attiva o la non accettazione di un’offerta di lavoro congrua non costituisce ipotesi di decadenza dalla prestazione se le attività lavorative, di formazione o di riqualificazione si svolgono in luogo distante più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore o raggiungibile mediamente in più di 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblico.

Destinatari della Naspi

Sono destinatari della nuova prestazione di disoccupazione tutti i lavoratori dipendenti, esclusi i dipendenti a tempo indeterminato della pubblica amministrazione e gli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato, destinatari della c.d. disoccupazione agricola, come disciplinata dalla specifica normativa. Come per l’ASpI sono inclusi gli apprendisti, i soci di cooperativa con contratto di lavoro subordinato, il personale dipendente artistico, teatrale e cinematografico, nonché i dipendenti delle pubbliche amministrazioni con contratto a tempo determinato e gli impiegati del settore agricolo.

Requisiti soggettivo

Per definizione la prestazione di disoccupazione è destinata ai lavoratori subordinati che “abbiano perduto involontariamente la propria occupazione”.

Pertanto, la prima condizione da soddisfare è che la perdita del lavoro non derivi da atti dipendenti dalla volontà del lavoratore, quali le dimissioni oppure la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Tuttavia, le dimissioni per giusta causa e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro nell’ambito della procedura di conciliazione sono comunque ammesse come cause della perdita del lavoro che consentono l’accesso all’indennità di disoccupazione.

Inoltre, presupposto per il diritto alla prestazione, è l’ottenimento da parte del lavoratori dello stato di disoccupazione, sottoscrivendo la dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento e alla ricerca di attività lavorativa.

 

Requisiti contributivi per la Naspi

Sono tre le principali condizioni di accesso alla Naspi: il possesso e mantenimento dello status di disoccupato; presenza di contribuzione per almeno 13 settimane nei 4 anni che precedono la perdita del lavoro; svolgimento effettivo di 30 giornate di lavoro nei dodici mesi antecedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.

In particolare, per accedere all’indennità di disoccupazione, il lavoratore deve avere almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione e almeno 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi precedenti la disoccupazione.

I requisiti contributivi risultano decisamente meno severi non solo di quelli previsti per l’indennità di disoccupazione a requisiti “ordinari” (ASpI), consistenti in 2 anni di anzianità assicurativa e 52 settimane di contribuzione nei 2 anni precedenti la disoccupazione, ma anche di quelli individuati per la mini-ASpI, previsti in 13 settimane di contribuzione nell’ultimo anno.

Ammontare della Naspi

Il riferimento per il calcolo della misura della prestazione di disoccupazione è la retribuzione media mensile degli ultimi quattro anni, computata come somma della retribuzione imponibile ai fini previdenziali divisa per il numero di settimane di contribuzione relative a tale retribuzione, ottenendo così la retribuzione media settimanale, che viene quindi moltiplicata per il numero 4,33.

L’ammontare dell’indennità è determinata nel 75 per cento della retribuzione di riferimento, quando essa sia pari o inferiore, per il 2015, a 1.195,00 euro (art. 4, comma 2, del decreto legislativo). In caso di una retribuzione mensile di riferimento superiore a tale importo, l’ammontare dell’indennità è calcolato sommando al 75 per cento di 1.195,00 euro (per il 2015) il 25 per cento della differenza tra la retribuzione di riferimento e i 1.195,00 euro. Tale importo è da rivalutare annualmente sulla base della variazione annuale dell’indice Istat dei prezzi al consumo.

Le modalità di calcolo della retribuzione di riferimento e dell’ammontare della nuova prestazione di disoccupazione non sono diverse rispetto a quelle fissate per l’ASpI dalla legge Fornero, è stato modificato soltanto il periodo di riferimento per il conteggio della retribuzione media mensile, non più basta sui due anni precedenti, ma riferita ai quattro anni precedenti la disoccupazione.

Per l’indennità di disoccupazione è individuato, inoltre, un importo massimo mensile, fissato per il 2015 in 1.300,00 euro, rivalutato annualmente sulla base della variazione annuale dell’indice Istat dei prezzi al consumo, che è superiore al massimale dell’ASpI per il 2015, fissato in 1.167,91 euro.

Durata della Naspi

La durata della NASpI è definita nella metà delle settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni (art. 5 del decreto legislativo). Pertanto, se nei 4 anni precedenti l’inizio della disoccupazione il lavoratore è sempre stato occupato, avrà versato contributi per 208 settimane (4 anni per 52 settimane), avendo diritto a 104 settimane (2 anni) di indennità per gli eventi di disoccupazione nel 2015 e 2016. Viene inoltre specificato che nel calcolo delle settimane di contribuzione non sono computati i periodi già considerati per l’erogazione di altre prestazioni di disoccupazione.

A decorrere dal 2017, per i nuovi eventi di disoccupazione, la durata della NASpI sarà, invece, limitata a un massimo di 78 settimane (1,5 anni circa).

Perdita della Naspi

Le ragioni di perdita dello stato di disoccupazione sono così individuate:

– svolgimento di una attività lavorativa autonoma o subordinata (a tempo indeterminato o tempo determinato > a 6 mesi) con un reddito annuale uguale o superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione (ovvero 4.800 Euro annui per lavoro autonomo e 8.000 Euro annui per redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a lavoro dipendente);

– mancata presentazione, senza giustificato motivo, alla convocazione del servizio competente nell’ambito dell’erogazione di misure di politica attiva per il lavoro;

– rifiuto di una congrua offerta di lavoro a tempo pieno ed indeterminato o determinato o di lavoro in somministrazione, a prescindere dalla durata.

Inoltre, le attività lavorative o di formazione o riqualificazione sono da considerare congrue se si svolgono in un luogo che non dista più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore, o comunque che è raggiungibile mediamente in 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblici.

Calcolo per l’accesso

La circolare precisa poi che i periodi di aspettativa sindacale, quelli di cassa integrazione in deroga con sospensione dell’attività a zero ore e i periodi di lavoro all’estero in Paesi non convenzionati sono da considerarsi “neutri”: tale interpretazione rende più agevole la fruizione della prestazione.

Nello stesso documento l’Inps ribadisce che i lavoratori hanno diritto alla Naspi anche in caso di licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione (ipotesi prevista dal decreto legislativo che ha introdotto il contratto a tutele crescenti).

Viene confermata, inoltre, l’erogazione della Naspi quando il lavoratore viene licenziato per motivi disciplinari. Ciò in quanto, ricorda l’Inps, tale provvedimento non deve essere considerato un evento da cui si origina disoccupazione volontaria, visto che la sanzione non segue automaticamente la violazione commessa dal dipendente ma dipende dalla decisione del datore di lavoro.


Quando cesserà il rapporto di lavoro, il regime di disoccupazione sarà regolato dalla nuova indennità Naspi. In pratica, al momento della disoccupazione, per fruire dell’indennità sarà necessario possedere i seguenti requisiti:
1) far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione;
2) far valere 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.
Nel caso, la domanda potrà essere fatta o tramire il sito Inps oppure rivolgendosi a un patronato o a un contact center.
Il periodo di percezione della Naspi è coperto dall’accredito dei contributi figurativi ai fini del diritto alla pensione.
Ai fini della misura della pensione, è riconosciuto l’accredito entro il limite di 1.820 euro mensili.
Inoltre, sempre ai fini del calcolo delle quote retributive di pensione, le retribuzioni relative ai periodi di contribuzione figurativa per i quali viene applicato il tetto citato vengono neutralizzate, qualora, una volta rivalutate, siano di importo inferiore alla retribuzione media pensionabile ottenuta senza di esse.

note

[1] Circolare Inps n. 142/2015.

Autore immagine: 123rf com


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6 Commenti

  1. Salve, avrei una domanda da porvi.
    Se l’azienda mi volesse rinnovare il contratto ma io rifiutassi per alcuni motivi personali e di salute, avrei comunque diritto alla disoccupazione??
    Grazie.

  2. mi son trovato costretto a sottoscrivere il patto di servizio personalizzato col centro per l’ impiego e la DUL con un’agenzia interinale. Le mie domande sono molteplici:
    -se dovessi avere “fortuna” nel muovermi autonomamente e trovare un’offerta di lavoro concreta per i fatti miei? e se quest’offerta fosse migliore di quella che mi è toccato “accettare” per forza pena la decadenza della naspi che faccio? mi lascio precludere una possibilità di rimettermi in carreggiata a fronte di un lavoretto che la legge ritiene “congruo” e quindi mi obbliga ad accettare?
    – seconda domanda importante: l’offerta di lavoro congrua deve essere stipulata da regolare contratto nero su bianco quindi passare da canali ufficiali o basta anche solo che mi telefonino da qualche CPI/agenzia interinale per chiedere se mi interessa andare al colloquio? perchè al teelfono cosa ne so, potrebbe anche essere un bluff, finchè non c’è niente di scritto… Non vorrei perdere la naspi così faticosamente ottenuta in poco tempo per un nonnulla.. Altrimenti è la volta buona che chiamo le iene o striscia la notizia. Grazie per le delucidazioni

  3. Salve, sono un disoccupato involontario di 37 anni finalmente percettore di INDENNITà DI DISOCCUPAZIONE NASPI INPS regolare a requisiti pieni ed interi (le altre volte in passato in cui mi trovai in questa soluzione la mia domanda era stata sempre respinta per mancanza di un qualche requisito). La novità 2018 consiste nell’obbligatorietà di stipulare un patto di servizio personalizzato coi centri per l’ impiego per il “reinserimento” nel mondo del lavoro. Oltre a ciò sono stato anche “costretto” a firmare il DUL (dote unica lavoro). lasciando stare tutto il giro d’affari che ruota attorno alla mia attuale posizione, (rispetto alle altre volte in cui ero disoccupato e non mi considerava nessuno, per cui fui costretto sempre a farcela da solo rimboccandomi le maniche) stavolta sono “appetibile” perchè in caso di mio pronto reinserimento sia l’agenzia somministrante, qualunque essa sia, sia il datore di lavoro, percepiscono soldi dallostato/regioni grazie a queste nuove politiche attive messe in atto dal d.lgs. 150/2015 art.20. Ho delle perplessità però sulle condizioni di decadenza della NASPi fin troppo “forti”, cioè basta un niente e si perde diritto all’indennizzo, che nel mio caso è l’unico sostentamento per non finire nel baratro della depressione per il fatto di sentirmi inutile alla società ed a me stesso. Le mie perplessità riguardano le condizioni contrattuali di questo patto di servizio personalizzato: innanzitutto non è personalizzato proprio per niente, solamente perchè ci son da barrare 3 caselle con le crocette non mi pare un buon motivo per affibbiargli l’appellativo di “personalizzato”. ma poi le condizioni per mantenere la naspi attiva sono veramente esili: basta un rifiuto di un’offerta di lavoro congrua e si perde diritto all’ indennizzo, e si torna quindi a non essere più appetibili (=gallina dalle uova d’oro) perchè nessuno assume nessuno se non ha un proprio tornaconto personale monetario al giorno d’oggi. Quale è nello specifico questa condizione che sto criticando e per la quale nutro così tante perplessità? Il rifiuto di un’offerta di lavoro congrua fa decadere la naspi. Ora, per il concetto di lavoro congruo vi rimando a google non sto a soffermarmi (e già sulla definizione di offerta di lavoro congrua avrei da ridire in quanto congrua sì, ma per lo Stato, non certo per il lavoratore disoccupato).. Quello che mi spaventa è che il rifiuto di un’offerta congrua fa decadere immediatamente il diritto alla percezione dell’indennizzo. Esempio, la mia paura è la seguente: se mi chiama al telefono un centro per l’ impiego qualsiasi o agenzia interinale, e mi dovesse chiedere se mi va di andare ad un colloqio, ed io per correttezza dovessi dire momentaneamente di no oppure rimandare, in quanto sto al momento percorrendo un’altra strada (magari autonomamente perchè si sa, campa cavallo…) e per correttezza voglio prima completare un percorso già intrapreso, non è che questo mio rifiuto magari viene trasmesso all’inps ed in un attimo quindi perderei lo status di disoccupato? Oppure se mi chiama un’agenzia X ma io sto già seguendo un iter con un’altra Y e pertanto mi tocca rifiutare onde evitare (sempre per correttezza) di avere il piede in due scarpe? E se poi l’ iter con l’agenzia Y non dovesse risolversi in niente di concreto? Ruota ancora molto buio attorno a questa figura di “lavoro congruo” ma soprattutto sulle condizioni del patto di servizio personalizzato. che per inciso è una novità dell’11 aprile 2018, io son disoccupato dal 16 quindi pochissimi giorni dopo entrato in vigore. Io spero che quando si parla di rifiuto di un’offerta congrua intendano offerta nero su bianco comprovata da relativo contratto, non offerta così campata per aria al telefono. Mi riuscite a far luce su questa possibile ulteriore beffa all’italiana?

    1. Per scoprire qual è la durata del trattamento di disoccupazione devi controllare il provvedimento con cui l’Inps accoglie la tua domanda e concede la Naspi. In pratica, se vuoi accertarti di quante settimane di disoccupazione ti spettano basta verificare la tua situazione contributiva prima della perdita del lavoro, in quanto spetta per un numero di settimane corrispondente alla metà delle settimane di contribuzione contro la disoccupazione involontaria versate nei 4 anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro. Ti ricordiamo che il trattamento può essere interrotto o revocato in caso di reimpiego durante la fruizione della Naspi.

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