Diritto e Fisco | Articoli

Diffamazione: sanzioni al direttore responsabile e alla casa editrice

30 Luglio 2015
Diffamazione: sanzioni al direttore responsabile e alla casa editrice

Illecito a mezzo stampa, risarcimento del danno, riparazione pecuniaria: la responsabilità della casa editrice e quella del direttore per omesso controllo.

In caso di illecito a mezzo stampa, e nella specie diffamazione, la casa editrice può essere condannata al risarcimento del danno mentre la sanzione speciale della cosiddetta “riparazione pecuniaria”, prevista dalla legge [1], spetta solo al direttore responsabile per l’omesso controllo colposo della pubblicazione. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di ieri [2].

La sanzione pecuniaria prevista dalla norma speciale appena citata, si aggiunge e non si sostituisce al risarcimento del danno cagionato dall’atto diffamatorio.

In ogni caso, il direttore può essere condannato solo a condizione che la sua responsabilità venga dichiarata per concorso doloso nel reato di diffamazione e non per omesso controllo colposo della pubblicazione. In pratica, ci vuole sempre la coscienza e la volontà del direttore responsabile, che deve essere consapevole del contenuto che viene pubblicato. Quest’ultimo, invece, non può essere condannato se la frase diffamatoria è sfuggita al suo controllo.


note

[1] Art. 12 L. 47/1948

[2] Cass. sent. n. 16054/15 del 29.07.2015.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 30 aprile – 29 luglio 2015, n. 16054
Presidente Salmé – Relatore Spirito

Svolgimento del processo

Il Magistrato Napoli ha citato in giudizio risarcitorio la Società Europea di Edizioni spa con riferimento a due arti­coli pubblicati nei giorni 15 e 17 giugno 1997 sul quoti­diano Il Giornale, ritenuti dall’attore diffamatori.
Il Tribunale di Genova ha accolto la domanda e condannato la società al pagamento in favore dell’attore della somma di € 3.000,00.
La Corte d’appello ha condannato la società al pagamento della somma di € 50.000,00, comprensiva della riparazione di cui all’art. 12 della legge n. 47 del 1948. Propone ricorso per cassazione la Società Europea di Edi­zioni spa attraverso quattro motivi. Rispondono con contro­ricorso gli eredi del Napoli, i quali hanno depositato me­moria per l’udienza.

Motivi della decisione

Il primo motivo censura la sentenza per violazione di legge nel punto in cui ha omesso di riconoscere la causa di giu­stificazione di cui all’art. 51 c.p.
Il secondo motivo censura il vizio della motivazione circa l’accertamento della natura diffamatoria degli articoli di stampa.
I motivi, che possono essere congiuntamente esaminati sono inammissibili, innanzitutto perché omettono la riproduzione degli articoli giornalistici in questione, omettendo così d’adempiere all’onere di autosufficienza del ricorso; gli accenni sporadici e vaghi al contenuto degli stessi non po­ne in condizione la Corte di delibare le censure proposte. Inoltre, le censure stesse, benché formulate sotto il pro­filo del vizio della motivazione e della violazione di leg­ge, tendono in realtà a conseguire dalla Corte di legitti­mità una nuova valutazione degli elementi di causa ed un diverso giudizio sull’esito della controversia. Il terzo motivo censura la sentenza per vizio della motiva­zione nel punto in cui stabilisce che “valutate tutte le risultanze, questa Corte ritiene congrua la somma – com­prensiva della riparazione di cui all’art. 12 legge 8 feb­braio 1948, n. 47 – richiesta dagli appellanti, di comples­sivi € 50.000 (cinquantamila/00), oltre interessi legali
“. Sostiene la ricorrente che le ragioni che hanno indotto il giudice di secondo grado ad incrementare la liquidazione del danno operata dal primo giudice (la portata rilevante del danno, il particolare accanimento giornalistico ed il clima di sospetto creatosi nell’ambiente di lavoro dell’interessato) sarebbero insufficienti e contradditto­rie.
Il quarto motivo censura la sentenza per violazione di leg­ge e vizio della motivazione nel punto in cui ha inflitto alla società la condanna al pagamento di una somma dì dana­ro a titolo di riparazione pecuniaria ex art. 12 della legge n. 47 del 1948, sostenendo che tale condanna può essere diretta solo nei confronti di colui il quale è responsabile del reato di diffamazione a mezzo stampa. I1 quarto motivo, che va preliminarmente scrutinato, è fon­dato siccome questa Corte ha già avuto modo di spiegare che la sanzione pecuniaria prevista dalla L. n. 47 del 1948, art. 12, si aggiunge e non si sostituisce al risarcimento del danno causato dall’illecito diffamatorio. Essa presup­pone la sussistenza di tutti gli elementi costitutivi del delitto di diffamazione, sicché non può essere comminata alla società editrice e può esserlo al direttore responsa­bile purché la sua responsabilità sia dichiarata per con­corso doloso nel reato di diffamazione e non per omesso controllo colposo della pubblicazione (Cass. 7.11.2000, n. 14485; Cass. 3.10.1997, n. 9672).
La sentenza impugnata è, dunque, errata nel punto in cui, procedendo alla liquidazione del danno, ha stabilito un im­porto risarcitorio comprensivo (come s’è visto sopra) della riparazione di cui all’art. 12 della menzionata legge, pur rivolgendo la condanna contro la società editrice. L’accoglimento del quarto motivo ha efficacia assorbente rispetto al terzo, posto che (lo si ripete) il giudice ha proceduto alla liquidazione di un unico importo comprensivo della sanzione pecuniaria. La circostanza comporta che que­sta Corte non può procedere alla decisione nel merito (con sottrazione dal complessivo importo della sanzione pecunia­ria) ma deve necessariamente cassare sul punto della liqui­dazione la sentenza ed il giudice del rinvio, attenendosi al suddetto principio, dovrà procedere ad una nuova liqui­dazione del danno.
In conclusione, dichiarati inammissibili i motivi primo e secondo, accolto il quarto e dichiarato assorbito il terzo, la sentenza va cassata con rinvio.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibili i motivi primo e secondo, accoglie il quarto, dichiara assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata con riferimento al motivo accolto e rin­via alla Corte d’appello di Genova in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazio­ne.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube