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Dirigenti illegittimi dell’Ag. Entrate: a chi l’onere della prova?

31 Luglio 2015
Dirigenti illegittimi dell’Ag. Entrate: a chi l’onere della prova?

Ho ricevuto un accertamento fiscale a seguito del quale ho fatto richiesta di accesso agli atti per sapere chi era il dirigente che ha firmato l’atto: l’Agenzia delle Entrate non ha prodotto alcunché che comprovasse la nomina attraverso concorso pubblico, mentre, per quanto riguarda la delega si è limitata unicamente a fornire un ordine di servizio generico con natura di mansionario. Posso nel ricorso affermare che l’Agenzia non ha dato prova della nomina del funzionario tramite concorso pubblico oltre alla mancata produzione di una vera e propria delega?

La problematica che il lettore sottopone relativa ai cosiddetti “dirigenti illegittimi privi del potere di firma”, e, in particolare all’onere della prova – se, cioè, competa al contribuente dimostrare l’assenza dei presupposti per la valida delega e/o per l’esercizio del potere di firma degli atti (con riferimento alla nota questione sollevata dalla Corte Costituzionale [1]), oppure sia onere dell’Agenzia delle Entrate dare prova del contrario, alla semplice proposizione dell’opposizione avanzata dal contribuente – è stata già affrontata dalla CRL Lombardia [2] la quale richiama la più importante sentenza della Corte di Giustizia UE [3]. Per la Corte di Giustizia, infatti, niente deve allegare la parte che contesta vizi formali come la sottoscrizione di chi non ha i poteri: la nullità dell’atto è già insita e implicita nel fatto stesso che i funzionari non abbiano conseguito la promozione attraverso il concorso pubblico e nessun’altra prova deve fornire il cittadino.

Ed ancora, secondo Ctp Potenza [4], se il contribuente solleva l’eccezione di difetto di poteri del firmatario dell’atto fiscale, spetta all’ufficio provare la legittimità della sottoscrizione e dell’esistenza di una valida delega a sottoscriverlo. Tale onere della prova (che viene imposto all’amministrazione resistente già solo se il contribuente si limita a sollevare l’eccezione in commento) impone all’Agenzia delle Entrate di depositare l’eventuale delega (se esistente) agli atti del processo già al momento della costituzione in giudizio. Per cui deve considerarsi tardiva la produzione fornita durante l’udienza di discussione.

E così anche la CTP di Sondrio [5], secondo cui la mancata contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate della censura circa la sottoscrizione del dirigente decaduto procura la nullità dell’atto.

Il principio condiviso dai predetti precedenti è che solo l’Agenzia delle Entrate è in possesso delle prove idonee a giustificare l’esistenza dei poteri in capo al dirigente firmatario. Pertanto, a tutto voler concedere, il contribuente potrebbe attivarsi – al massimo – per chiedere un accesso agli atti, ma se a tale istanza non viene data risposta o viene data risposta insufficiente (come nel caso di specie), non si può attribuire sul cittadino-ricorrente la colpa dell’omessa collaborazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Infine c’è anche a dire (a sostegno di tale tesi) che, comportando l’illegittima nomina del dirigente un vizio di nullità assoluta (o inesistenza), rilevabile dal giudice anche d’ufficio [6], non è necessario che sia il contribuente a sollevare l’eccezione, potendo lo stesso giudice decidere sulla scorta degli atti prodotti dalle parti in causa. E quindi, potendo la CTP già d’ufficio verificare la problematica, e non trovando sufficienti prove contrarie nel fascicolo dell’amministrazione resistente, dovrebbe già per questo annullare l’atto (almeno stando all’interpretazione maggioritaria).

Sempre a completamento di quanto sopra, certamente il lettore potrà sollevare la relativa eccezione anche all’udienza di discussione, non essendovi termini per rilevare l’inesistenza dell’atto.

Per rispondere più compiutamente al quesito, di certo il lettore potrà sostenere l’illegittimità dell’atto per nullità della relativa nomina ai sensi della richiamata sentenza della Corte Costituzionale. Più volte, peraltro, i giudici hanno richiamato la nullità della delega al “capo team” – genericamente definito – se non vi è prova che faccia parte della carriera direttiva e abbia svolto un regolare concorso. L’eccezione così sollevata è sufficiente per ottenere l’annullamento, sempre che il collegio intenderà conformarsi al predetto orientamento.

Si tenga conto che, al di là della questione dei cosiddetti “dirigenti illegittimi”, la giurisprudenza (anche di Cassazione) è unanime nel ritenere che la delega non possa risolversi in un mero “ordine di servizio”, così come sembrerebbe essere nel caso di specie.


note

[1] C. Cost. sent. n. 37/2015.

[2] CTR Lombardia sent. n. 2842/15 del 22.06.2015.

[3] C. Giust. causa C-129/13 e 130/13.

[4] Ctp Potenza, sent. n. 122/02/2015.

[5] CTP di Sondrio, sent. n. 85/3/2015.

[6] CTR Lombardia sent. n. 2184/13/2015.

Autore immagine: 123rf com


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