Part time e lavoro a chiamata, la rivoluzione del Jobs Act

31 Luglio 2015 | Autore:
Part time e lavoro a chiamata, la rivoluzione del Jobs Act

I consulenti del lavoro spiegano le ultime novità della riforma: dal tempo parziale, esteso alla PA, fino all’unificazione tra part time verticale e orizzontale

La riforma del lavoro, nota al pubblico come Jobs Act [1], ha rimodellato importanti aspetti del lavoro a tempo parziale. Tra le novità più importanti, l’estensione del part time alle pubbliche amministrazioni e la regolamentazione del lavoro a chiamata sulla base della contrattazione collettiva.

Le norme sono contenute nel decreto legislativo n. 81/2015 [2], uno dei diversi provvedimenti che stanno dando forma operativa alla riforma.

La Fondazione studi dei consulenti del lavoro [3] è intervenuta per spiegare agli interessati – ovvero avvocati e lavoratori – la portata delle nuove norme: cambiamenti che spazzano via consuetudini vecchie di anni.

Per esempio, sottolinea la Fondazione, l’unificazione della disciplina del lavoro a tempo parziale elimina una “divisione” vecchia di 12 anni.
Nella modifica dell’orario ridotto, non c’è più traccia della differenza tra part time orizzontale (riduzione dell’orario su tutti i giorni lavorativi) e part time verticale (riduzione dell’orario solo su alcuni giorni). Una scelta dettata dalla volontà di procedere a una semplificazione.

Ora il Jobs Act propone la soluzione delle clausole elastiche – ovvero la variazione della durata della prestazione – in grado di comprendere la flessibilità, cioè la possibilità di variare la collocazione dell’orario di lavoro. Secondo la Fondazione è indubbio lo sforzo della riforma nel rendere più snella la normativa, ma come altro lato della medaglia, si profila l’eventualità di un maggiore compenso a carico del datore nel caso di concessione della variazione dell’orario.

La nuova disciplina potrebbe comportare una maggiore reticenza, da parte delle imprese, nella concessione del part time (attualmente usato con una frequenza tra le più basse in Europa).

L’analisi della Fondazione osserva, tra gli elementi innovativi, “l’estensione della tutela al diritto alla trasformazione del rapporto per i lavoratori con particolari esigenze di salute o familiari quali i soggetti affetti da gravi patologie cronico degenerative ingravescenti”.

Si chiude con il lavoro intermittente (contratto mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore per lo svolgimento di una prestazione di lavoro su chiamata). Lo studio dei consulenti evidenzia come il legislatore ponga come condizione l’intervento della contrattazione collettiva nel fissare regole e ambiti di applicazione. In assenza occorre rifarsi a un decreto attuativo, ad oggi, assente.


note

[1] Decreto legge n. 34/2014 (convertito nella legge n. 78/2014) e legge n. 183/2014
[2] Decreto legislativo n. 81/2015
[3] Circolare Fondazioni studi consulenti del lavoro n. 30/2015.

Autore immagine: 123rf com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube