HOME Articoli

Lo sai che? Separazione: se il coniuge non abita la casa assegnata dal giudice

Lo sai che? Pubblicato il 3 agosto 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 3 agosto 2015

Mi sono appena separato da mia moglie, alla quale il giudice ha assegnato la casa familiare in comproprietà; ora mia moglie per una questione di comodità si sposterà nella villa dei genitori. Tutte le utenze/spese condominiali della vecchia abitazione chi dovrà pagarle? Lei che è comunque l’assegnataria dell’appartamento o vanno divise a metà tra noi due?

Di norma le circostanze che legittimano l’assegnazione della casa coniugale ad uno solo dei coniugi piuttosto che far prevalere il titolo di proprietà sull’immobile sono rappresentate:

– dalla presenza di figli minori o maggiorenni non autosufficienti; in tale ipotesi, infatti, la titolarità sul bene da parte dell’altro coniuge può essere, per così dire, “scavalcato” dall’interesse della prole a conservare l’habitat domestico nel quale ha sempre vissuto [1];

– dall’ipotesi in cui siano proprio i coniugi ad aver espressamente previsto, nel contesto di una separazione consensuale, la assegnazione dell’immobile ad uno o all’altro e il giudice abbia semplicemente omologato detto accordo;

– dal caso, invero estremamente raro, in cui il giudice abbia previsto l’assegnazione, pur in assenza di figli da tutelare, come misura di protezione per il coniuge [2].

Dal quesito, per come posto, non è però dato comprendere su quali basi sia stata disposta l’assegnazione dell’immobile a Sua moglie e quindi se vi siano o meno dei figli da tutelare o comunque se vi sia già stato un accordo tra voi coniugi in tal senso. Procederò dunque per linee generali.

Attualmente esiste un titolo, ossia una sentenza di separazione che assegna il godimento della casa coniugale a Sua moglie; tale provvedimento ha valore fintantoché non ne venga chiesta la revoca al tribunale stesso tramite un’istanza di modifica delle condizioni della separazione. Ciò vuol dire, in parole semplici, che non basta che Sua moglie, per sola “comodità” vada a vivere dai genitori o in altro appartamento per far decadere automaticamente il provvedimento di assegnazione dell’immobile nei suoi confronti, ma occorre che la nuova circostanza di fatto (ossia il trasferimento presso la nuova abitazione) venga evidenziata al giudice al fine di ottenere la revoca del precedente provvedimento.

Nello specifico la legge [3] prevede che il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare; tale norma, si ritiene [4] debba essere interpretata nel senso che:

– la prova degli eventi che legittimano la revoca è a carico di colui che la chiede e tale prova deve essere particolarmente rigorosa in presenza di prole affidata o convivente con l’assegnatario o collocatario dei figli;

– attestare in modo univoco che gli eventi medesimi (cioè il trasferimento in altra abitazione) sono connotati dal carattere della stabilità e dell’irreversibilità (non deve dunque trattarsi di una situazione temporanea o di semplice “appoggio” occasionale);

– il giudice chiamato a decidere sull’istanza di revoca deve comunque verificare che il provvedimento richiesto non si ponga in contrasto con i preminenti interessi della eventuale prole affidata o convivente con l’assegnatario.

Fino a quando, quindi, non intervenga una revoca dell’attuale provvedimento di assegnazione, Sua moglie risulta essere l’unica titolare del diritto di godimento sul bene e, pertanto, la ripartizione delle spese, a partire dalla data del provvedimento di assegnazione, va disciplinata con le seguenti modalità:

– per quanto riguarda il pagamento dalle tasse sugli immobili, con il provvedimento di assegnazione della casa (sentenza o decreto di omologazione) l’ assegnatario diviene titolare di un vero e proprio diritto di abitazione e pertanto gravano su di lui gli obblighi tributari. A riguardo, se pure con la legge di stabilità del 2014 è stata eliminata l’IMU relativamente alla prima casa, tale imposta è stata sostituita dalla TASI (cioè la Tassa sui servizi indivisibili) che ha come presupposto il possesso o la detenzione a qualunque titolo di immobili: ciò significa che l’obbligo tributario graverà su Sua moglie in quanto assegnataria in via esclusiva dell’immobile;

– stesso dicasi per la tassa sui rifiuti;

– anche le spese ordinarie sulla casa coniugale (manutenzione ordinaria, bollette, spese condominiali ordinarie), gravano su chi occupa la casa, poiché è quest’ultimo che fruisce dei servizi ai quali tale spese fanno riferimento: è ovvio che, tuttavia, ove l’immobile non sia di fatto abitato, ne saranno quasi azzerati i relativi consumi (fatta esclusione delle spese condominiali);

– le spese straordinarie, invece, come quelle relative alle ristrutturazioni sull’immobile cointestato, dovranno essere divise a metà da ciascuno di voi comproprietari.

Per quanto tale situazione possa sembrare a prima vista avvantaggiarLa (atteso che la maggior parte delle spese continuerebbero a gravare su Sua moglie quale assegnataria del bene), in realtà, nel caso che La riguarda potrebbe rivelarsi opportuno raggiungere quantomeno un accordo per ottenere la revoca dell’assegnazione. Infatti, questa situazione, per così dire “irregolare” non graverebbe solo di inutili spese l’assegnatario, ma di fatto precluderebbe anche a Lei, quale comproprietario, di poter trarre un reddito dall’immobile.

Finché esso infatti risulta assegnato a Sua moglie, non solo non potrà essere dato in locazione (atteso che Sua moglie potrebbe in qualsiasi momento pretendere di tornare ad abitarvi), ma difficilmente qualcuno sarebbe disposto ad acquistarlo senza diritto di abitazione. Stessa cosa dicasi per l’ipotesi in cui fosse proprio Lei interessato a tornare a viverci anche al fine di risparmiare sui costi che prevedibilmente sta attualmente sostenendo per abitare altrove.

note

[1] Art. 337 sexies cod. civ.

[2] Secondo un orientamento (se pur minoritario) l’assegnazione spetta di preferenza e ove possibile (quindi non obbligatoriamente) al genitore cui sono affidati (o presso i quali sono collocati) i figli, ma può anche essere utilizzata come strumento per realizzare (in tutto o in parte) la tutela del coniuge privo di adeguati redditi propri” (Cass. sent. n.. 1783 dell’8.02.12) oppure affetto da particolari patologie(C. App. Venezia, decreto 6.3.13).

[3] Art. 337-sexies comma 1 cod. civ.

[4] C. App. Catania sent. del 12.12.2013.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI