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CTP Forlì: gli atti dei dirigenti delle Entrate sono validi

3 Agosto 2015


CTP Forlì: gli atti dei dirigenti delle Entrate sono validi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Agosto 2015



Accertamenti fiscali firmati dai dirigenti dichiarati decaduti dalla Corte Costituzionale, per una promozione senza concorso pubblico: una tesi a favore del fisco.

A differenza di numerosi altri tribunali, secondo i giudici tributari di Forlì gli accertamenti fiscali firmati dai dirigenti dell’Agenzia delle Entrate, decaduti dopo la sentenza della Corte Costituzionale [1], sono da considerare validi: prevale infatti l’esigenza di stabilità dei rapporti giuridici e di conservazione degli effetti degli atti sino ad oggi notificati. È quanto si evince da una sentenza [2] recentemente pubblicata dalla CTP romagnola [2]. La pronuncia si inserisce nella querelle che, ormai da marzo scorso, ha coinvolto quasi tutti i principali tribunali della penisola. Non sono pochi, infatti, i contribuenti che hanno fatto ricorso a tale eccezione di nullità della sottoscrizione del dirigente pur di vedere annullate le pretese di pagamento del fisco nei propri riguardi.

La tesi dei giudici di Forlì si basa su un passaggio della sentenza della Consulta secondo cui la funzionalità degli uffici dell’Agenzia delle Entrate non è condizionata dalla validità degli incarichi dirigenziali previsti dalla norma dichiarata illegittima, grazie alla “possibilità di ricorrere all’istituto della delega, anche a funzionari, per l’adozione di atti a competenza dirigenziale”. Insomma, gli accertamenti restano validi anche se il soggetto era illegittimo e, anzi, secondo la definizione della CTR Lombardia, un “usurpatore di cariche pubbliche”. Una interpretazione, però, che non ha convito numerosi altri tribunali [3].

Da tali sentenze è emerso, peraltro, il principio secondo cui l’onere della prova circa la titolarità dei poteri del funzionario spetta all’Agenzia delle Entrate: è quest’ultima – e non il contribuente – a dover dimostrare il corretto esercizio del potere di firma o di delega. Una prova che, ovviamente, va data con documenti da depositare già all’atto della costituzione. In assenza di ciò l’atto impugnato è nullo, e tale nullità è rilevabile anche d’ufficio, dal giudice, in ogni stato e grado del giudizio [4].

note

[1] C. Cost. sent. n. 37/2015.

[2] CTP Forlì, sent. n. 273/2/2015.

[3] Ctr Lombardia sent. n. 2842/01/2015 e 2184/13/2015; Ctp Frosinone sent. n. 414/02/2015; Ctp Palermo sent. n. 3350/10/2015; Ctp Lecce sent. n. 1789/02/2015; Ctp Campobasso sent. n. 784/03/2015; Ctp Milano sent. n. 3222/25/2015; Ctp Brescia sent. n. 277/01/2015.

[4] Cassazione sent. n. 12104/2003.

Autore immagine: 123rf com


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