HOME Articoli

Lo sai che? Avvocati: sì alla pubblicità negli stadi

Lo sai che? Pubblicato il 4 agosto 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 4 agosto 2015

Deontologia forense: lecito usare la cartellonistica pubblicitaria a bordo campo e il display luminoso (tabellone) sugli spalti per veicolare l’informazione al pubblico.

Avvocati: via libera dal Cnf alla pubblicità degli studi legali all’interno degli stadi, sia mediante la cartellonistica disposta ai margini del campo da gioco, sia sul tabellone luminoso sugli spalti. È quanto risulta da un parere appena pubblicato dal Consiglio Nazionale Forense in risposta a uno specifico quesito [1]. Lo stesso Cnf secondo il quale la pubblicità sul web è da considerarsi vietata: così come è vietato l’utilizzo di Google Adwords (il sistema pubblicitario a banner gestito dal noto motore di ricerca) o, addirittura, l’esposizione dello studio su siti i cui domini appartengono a soggetti terzi.

Evidentemente, secondo il Cnf c’è una grossa differenza tra uno stadio e un sito internet in termini di “decoro della professione”: a parità di testo “informativo”, il riquadro 300×250 pixel che compare ai margini di una pagina web è da considerare lesivo dei principi che regolano l’attività forense, a differenza invece dello striscione perimetrale a bordocampo (dimensioni 3×1,5).

Un parere che lascia ben comprendere quale sia la vera preoccupazione del Cnf: non già il contenuto del messaggio e il tenore del testo, bensì lo strumento attraverso cui il messaggio viene veicolato: se di nuova generazione (e, in tal caso, da vietare) o “tradizionale” (in tal caso del tutto lecito).

Secondo il parere appena pubblicato dal Cnf, la pubblicità a bordo campo o sul display luminoso potrà anche indicare il ramo di attività in cui opera prevalentemente l’avvocato a condizione, comunque, che l’oggetto e le caratteristiche dell’informazione rispettino i vincoli del codice deontologico forense.

Secondo il Cnf, né la legge professionale [2] né il codice deontologico vietano tale forma di pubblicità informativa; del resto tale apertura alle “nuove forme di pubblicità informativa” – continua il parere, con una candida immagine di facciata, dimentica di ciò che lo stesso organo aveva prima scritto con riferimento ai banner su internet – comporta la libertà di utilizzare “qualsiasi mezzo”, nel rispetto dei limiti previsti. Insomma, conclude il Cnf, “la nuova legge professionale ha ribadito per gli avvocati il principio di una tendenziale libertà di informare nel modo più opportuno [3]”.

I limiti

Secondo il codice forense, il messaggio pubblicitario, per essere lecito, deve rispettare alcuni limiti, con particolare riferimento:

– all’oggetto dell’informazione: che deve limitarsi all’oggetto dell’attività professionale, alla natura e ai limiti dell’obbligazione professionale, all’organizzazione dello studio e alle eventuali specializzazioni possedute;

– alle caratteristiche dell’informazione: che deve essere trasparente, veritiera, corretta e non deve essere comparativa con altri professionisti.

Evidentemente, tali limiti non sono più sufficienti quando il giovane avvocato si vale di strumenti moderni e telematici: in questo caso, la Santa Inquisizione censura “a prescindere”.

note

[1] Cnf parere del 20.02.2015, n. 5-bis in risposta a un quesito (n. 442) posto dal Consiglio dell’ordine di Avezzano.

[2] Art. 10 della legge n. 247/2012.

[3] Nel medesimo senso dispone l’art. 17 del nuovo codice deontologico.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI