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IVA: origine ed evoluzione dell’imposta

4 agosto 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 4 agosto 2015



L’imposta sul valore aggiunto (IVA), introdotta nel nostro ordinamento dal D.P.R. 26-10-1972, n. 633, è sicuramente il tributo più rilevante nel settore delle imposte indirette.

A norma dell’art. 1 del decreto istitutivo, l’IVA colpisce le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell’esercizio dell’impresa, di arti o professioni e le importazioni da chiunque effettuate.

Dall’IGE all’IVA

L’IVA ha sostituito, nel nostro sistema fiscale, l’IGE (imposta generale sull’entrata) che fu introdotta allo scopo di commisurare la tassazione dei consumi alle somme pagate dai clienti per acquistare beni e servizi.

Tale tributo, tuttavia, fu spesso applicato in maniera forfettaria, colpendo non solo il consumo finale ma ogni stadio della produzione: la tassazione, pertanto, diveniva più gravosa quanto più numerosi erano i passaggi di beni e servizi «a monte» del consumo finale.

Successivamente si decise di portare la tassazione al solo livello del consumo finale.

Ciò poteva essere effettuato seguendo due strade: con la prima si applicava il tributo come avveniva nell’IGE consentendo però agli imprenditori e ai professionisti di detrarre il tributo dovuto ai propri fornitori in modo che, di fatto, l’imposta finisse per gravare solo sul consumatore finale. Questo in effetti è la strada che è stata scelta con l’istituzione dell’IVA.

La seconda strada prevedeva di non applicare l’imposta a chi si qualificasse come imprenditore o professionista.

Questo sistema, tuttavia, se da un lato evitava il complesso meccanismo della detrazione a monte dall’altro rendeva assai difficoltoso il controllo dell’effettiva natura di imprenditori o professionisti.

L’IVA fu introdotta essenzialmente per due motivi:
a) per adeguare il nostro sistema tributario a quello degli altri Paesi membri della Comunità Europea. L’imposta è stata, infatti, ideata in sede europea ed è stata poi introdotta dagli Stati membri della Comunità: le direttive dell’11-4-1967 prevedevano, difatti, l’unificazione del settore dell’imposizione sugli scambi in modo da garantire la liberalizzazione della circolazione dei beni. Con questa imposta, modellata sulla TVA francese, si semplificano i rapporti fiscali tra i paesi evitando i fenomeni di cd. doppia imposizione grazie al principio di tassazione dei beni e servizi nel paese di destinazione;

b) per la particolare attitudine a favorire lo sviluppo delle imprese e la loro razionalizzazione produttiva sia perché consente di detrarre le imposte pagate sugli acquisti, sia perché, essendo neutrale, evita l’adozione di tecniche anomale ai fini fiscali.

La disciplina comunitaria dell’IVA è stata riorganizzata con la Direttiva 2006/112/CE del 28 novembre 2006 che costituisce oggi il testo di riferimento del tributo in esame. Considerato il primato del diritto comunitario sul diritto interno, la disciplina dell’IVA deve essere ricostruita tenendo presente le fonti comunitarie (F. TESAURO).

Si ricorda, infine, che gli Stati membri sono tenuti a devolvere alla Comunità parte del gettito IVA ed è per questo che la Corte di giustizia ha considerato contrario al diritto comunitario un condono IVA dello Stato italiano.

IVA e l’apertura delle frontiere

Il 1° gennaio 1993 ha trovato compiuta attuazione il mercato unico europeo mediante l’apertura delle frontiere e la caduta delle barriere doganali tra i paesi aderenti alla Comunità Europea.

Ovviamente il venir meno di imposte di confine ed altri dazi doganali che rendevano difficoltosa la libera circolazione di beni e di servizi ha comportato una serie di stravolgimenti in campo fiscale e, di conseguenza, corposo è stato l’intervento del nostro legislatore che ha dato attuazione alle direttive comunitarie in materia (in particolare le direttive 91/680, 92/77 e 92/111).

Al fine di evitare gli intralci ed i costi connessi al superamento delle frontiere, o meglio per favorire la libera circolazione delle merci, l’area comunitaria appare come un «unicum» nei rapporti con i paesi estranei alla comunità europea, da qui le nuove nozioni di importazione ed esportazione:

— importazione è l’introduzione, in un qualsiasi Stato membro, di beni provenienti da paesi terzi estranei alla comunità;

— esportazione è soltanto la cessione di beni effettuata al di fuori della Comunità.

All’abolizione delle frontiere si è accompagnato l’obbligo di eliminare le imposte e le sovraimposte di confine tra gli Stati comunitari e l’obbligo di adeguare le aliquote IVA a quelle adottate in Europa.

Il D.L. 30-8-1993, n. 331 (conv. in L. 29-10-1993, n. 427) ha inteso perciò recepire, a far data dal 1° gennaio 1993, tali disposizioni attraverso l’inserimento nell’ordinamento di alcuni elementi di armonizzazione con il sistema comunitario.

In particolare il titolo II del decreto recepisce la direttiva comunitaria 19-10-1992, n. 77 che riguarda il completamento del sistema comune di imposta sul valore aggiunto, prevedendo un nuovo assetto delle aliquote IVA da applicare negli Stati membri a partire dal 1° gennaio 1993. Inoltre prevede l’individuazione di un nuovo presupposto di imposta nell’ambito IVA basato sull’acquisto intracomunitario .

L’I.V.A. (acronimo che sta per imposta sul valore aggiunto è una imposta indiretta, introdotta in Italia nel 1972, ma di origine della Comunità Europea. Essa si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da imprenditori, artigiani e professionisti nonché sulle importazioni da chiunque effettuate.

L’IVA, colpisce — attraverso un sistema di detrazioni imposta da imposta — solo la parte di incremento che il bene subisce nelle singole fasi di produzione e distribuzione, fino a incidere totalmente sul consumatore finale, che corrisponderà l’intera imposta.

L’IVA si definisce neutrale, poiché non colpisce l’intero bene ad ogni suo passaggio, ma incide solo sul valore aggiunto. Inoltre essa è proporzionale con aliquote differenziate in quanto viene applicata in proporzione al valore aggiunto, ed in base alle diverse aliquote che hanno lo scopo di differenziare l’onere fiscale secondo il carattere di più o meno stretta necessità dei beni colpiti.

In pratica l’IVA, pur essendo un’imposta indiretta non agisce in modo indiscriminato su tutti i beni e servizi oggetto di consumo, in quanto le aliquote di questa imposta incidono in misura maggiore su quei beni considerati voluttuari o reputati dannosi per la salute;

L’Iva grava sul consumatore finale. Infatti, sebbene ogni scambio sia assoggettato ad IVA, ogni imprenditore, esercente arte o professione può detrarre, allo scadere del periodo impositivo, automaticamente dall’imposta che ha introitato l’imposta assolta sugli acquisti. Ne consegue, che l’imposta finirà col gravare sul solo consumatore finale che, non potendo detrarre alcunché, sarà percosso dall’intero carico tributario.

Presupposto (oggettivo) dell’IVA sono:

– le cessioni di beni a titolo oneroso che trasferiscono la proprietà (vendita, permuta, somministrazione etc.) o che costituiscono o trasferiscono diritti reali di godimento (usufrutto, uso, abitazione);

– le prestazioni di servizi dipendenti da obbligazioni di ogni tipo: di fare, di non fare e di permettere (contratto d’opera, appalto, mediazione etc.) previo corrispettivo.

Sono soggetti all’IVA gli imprenditori, gli artigiani e professionisti e gli importatori.

Il consumatore, però, non è giuridicamente il soggetto passivo perché:

– non ha obblighi né è tenuto ad alcun adempimento;

– non ha alcun rapporto tributario, con l’ente impositore, che generi un’obbligazione tributaria;

– il suo versamento è determinato da una vicenda economica di traslazione in avanti dell’imposta.

Il consumatore, dunque, è soggetto passivo di fatto e non di diritto: ciò ha rilevanza sul piano economico-finanziario ma non su quello giuridico, in quanto la legge non statuisce alcun rapporto diretto tra il consumatore finale e l’erario.

Sono, infine, soggetti passivi dell’IVA tutti coloro che effettuano le operazioni di importazione definitiva, le operazioni di reimportazione a scarico di temporanea esportazione e di reintroduzione in franchigia doganale di beni precedentemente esportati.

Le operazioni non imponibili, esenti ed escluse

Oltre alle operazioni imponibili che abbiamo esaminato nel paragrafo 4 e che devono essere fatturate e registrate su appositi registri concorrendo a determinare il volume d’affari del contribuente, la disciplina dell’IVA prevede alcune operazioni sottratte all’imposizione e le distingue in operazioni non imponibili, esenti ed escluse.

Operazioni non imponibili

Le operazioni non imponibili, rientrando nel campo di applicazione dell’imposta ed essendo soggette agli obblighi di fatturazione e registrazione (pur mancando del requisito della territorialità) concorrono alla formazione del volume d’affari (escluse le cessioni di beni ammortizzabili), ma non sono assoggettate al tributo.

Tali operazioni consentono di recuperare l’IVA pagata «a monte» su acquisti e spese.

Sono operazioni non imponibili le cessioni all’esportazione, le operazioni ad esse assimilate ed i servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali, comprese quelle effettuate con la Città del Vaticano, S. Marino e quelle effettuate in base a trattati internazionali.

Operazioni IVA esenti

Vi sono operazioni che non prevedono l’applicabilità dell’IVA ; per esse bisogna adempiere gli obblighi di fatturazione e registrazione, nonché quelli connessi alla dichiarazione annuale.

Le operazioni esenti:

non sono soggette al pagamento dell’imposta;

concorrono a formare il volume di affari IVA;

sono soggette a fatturazione e registrazione sui libri IVA;

non consentono di recuperare l’IVA pagata «a monte» su acquisti e spese.

Operazioni escluse

Talune operazioni riflettono cessioni di determinati beni non soggette all’imposta per legge o poiché prive di almeno una condizione necessaria.

Queste operazioni sono escluse dal giro d’affari dell’IVA, non concorrono alla sua determinazione — non vanno quindi registrate in contabilità IVA — non danno diritto al recupero dell’IVA assolta agli acquisti.

Rientrano tra le operazioni escluse: le cessioni che hanno per oggetto denaro o crediti in denaro; le cessioni e i conferimenti in società o altri enti, compresi i consorzi e le associazioni o altre organizzazioni, che hanno per oggetto aziende o rami di azienda; le cessioni che hanno per oggetto terreni non suscettibili di utilizzazione edificatoria a norma delle vigenti disposizioni; le cessioni di campioni gratuiti di modico valore appositamente contrassegnati; i passaggi di beni in dipendenza di fusioni, scissioni o trasformazioni di società e di analoghe operazioni poste in essere da altri enti; le cessioni di valori bollati e postali, marche assicurative e similari; le cessioni di paste alimentari, pane, latte fresco; le cessioni di beni soggette alla disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio.

La base imponibile

La base imponibile, sulla quale deve essere applicata l’aliquota IVA per determinare l’imposta relativa a ciascuna operazione, è costituita dall’ammontare complessivo di quanto è dovuto al cedente o prestatore, secondo le condizioni contrattuali, in corrispettivo della cessione del bene o della prestazione del servizio.

Sono compresi nel corrispettivo — ai sensi dell’art. 13 del D.P.R. 633/72 — «gli oneri e le spese inerenti all’esecuzione e i debiti o altri oneri verso terzi accollati al cessionario o al committente» nonché «le integrazioni direttamente connesse con i corrispettivi dovuti da altri soggetti».

Non concorrono, in ogni caso, alla formazione della base imponibile:

– le somme dovute a titolo di interessi moratori o di penalità per ritardi o altre irregolarità nell’adempimento degli obblighi del cessionario o committente;

– il valore normale dei beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono in conformità alle originarie condizioni contrattuali, tranne quelli la cui cessione è soggetta ad aliquota più elevata;

– le somme dovute a titolo di rimborso delle anticipazioni fatte in nome e per conto della controparte, pur se regolarmente documentate;

– l’importo degli imballaggi e dei recipienti, quando ne sia stato espressamente pattuito il rimborso alla resa;

– le somme dovute a titolo di rivalsa dell’IVA.

Le aliquote

Attualmente sono in vigore le seguenti aliquote:

aliquota ridotta del 4%, che si applica ai beni compresi nella tabella A, parte II D.P.R. 633/72;

aliquota ridotta del 10%, che si applica ai beni compresi nella tabella A, parte III del D.P.R. 633/72;

aliquota ordinaria del 22%, che si applica ai beni compresi nella tabella B del D.P.R. 633/72. La L. 190/2014 (art. 1, co. 718-719) prevede l’aumento delle aliquote IVA del 10% e del 22% rispettivamente al 12% e al 24% dal 1° gennaio 2016 e al 13% e 25% dal 1° gennaio 2017 salvo che non vengano adottati dei provvedimenti che consentano di raggiungere gli stessi risultati in termini di gettito da entrate erariali.

Il meccanismo delle detrazioni

Il diritto alla detrazione — che è subordinato al possesso della documentazione adeguata (fattura, bolla doganale etc.) — matura nell’istante in cui l’IVA diviene esigibile e può essere esercitato, al più tardi, con la dichiarazione del secondo anno successivo a quello in cui è sorto il diritto alla detrazione, rispettando, però, le stesse condizioni esistenti nell’anno in cui si è perfezionato, il diritto.

Questo significa che se, ad esempio, all’epoca in cui sarà esercitato tale diritto vigerà un diverso regime di detrazioni, ancorché più favorevole, esso non potrà essere utilizzato ma dovrà applicarsi il regime in essere al tempo in cui è sorto il diritto.

L’indetraibilità di cui sopra non si applica se le operazioni in parola sono costituite da:

– cessioni all’esportazione o a queste assimilate e servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali;

– alcune operazioni esenti, elencate dal n. 1) al n. 4) dell’art. 10 del D.P.R. 633/72 (prestazioni di servizi concernenti la concessione e la negoziazione di crediti, operazioni di assicurazione e riassicurazione etc.) effettuate nei confronti di soggetti stabiliti fuori della Comunità o relative a beni destinati ad essere esportati fuori della Comunità stessa;

– operazioni effettuate fuori dal territorio dello Stato che, se effettuate in ambito statale, darebbero diritto alla detrazione dell’imposta;

– operazioni riguardanti cessioni di denaro o crediti in denaro, cessioni di campioni gratuiti di modico valore, passaggi di beni in dipendenza di fusioni, scissioni o trasformazioni di enti e società;

– cessioni di oro da investimento, effettuate da soggetti che producono oro da investimento o trasformano oro in oro da investimento;

– operazioni soggette all’imposta solo nella fase di prima immissione al consumo come quelle che attengono al commercio di sali, tabacchi, fiammiferi, quotidiani, la gestione di posti telefonici, la vendita di titoli di viaggio etc.

Deroghe al sistema della detrazione

Sono deroghe al principio della detraibilità:

a) la detrazione dell’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di aeromobili e dei relativi componenti e ricambi è ammessa solo se i beni stessi formano oggetto dell’attività propria dell’impresa o sono destinati ad essere esclusivamente utilizzati come strumentali nell’attività propria della stessa ed è in ogni caso esclusa per gli esercenti arti e professioni;

b) la detrazione dell’imposta relativa all’acquisto o all’importazione degli altri beni elencati nella tabella B e delle navi ed imbarcazioni da diporto e dei relativi componenti e ricambi è ammessa solo se gli stessi formano oggetto dell’attività propria dell’impresa ed è esclusa in ogni caso per gli esercenti arti e professioni;

c) la detrazione dell’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di veicoli stradali a motore, ad eccezione dei motocicli per uso privato con cilindrata superiore a 350 cc., è ammessa:

– da parte delle imprese e degli artisti e professionisti;

– nella misura del 40%;

– se gli stessi non sono utilizzati esclusivamente nell’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione.

L’indetraibilità è, invece, del 50% per l’imposta inerente all’acquisto e all’importazione mediante contratti di locazione finanziaria, noleggio e simili dei suddetti veicoli nel caso in cui abbiano propulsori non a combustione interna;

d) la detrazione dell’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di carburanti e lubrificanti destinati ad aeromobili, natanti da diporto e veicoli stradali a motore, nonché alle prestazioni di servizi dipendenti da contratti d’opera, di appalto e simili che hanno per oggetto la produzione di beni e per quelle dipendenti da contratti di locazione finanziaria, di noleggio e simili, alle prestazioni di custodia, manutenzione, riparazione e impiego, compreso il transito stradale, dei beni stessi, è ammessa in detrazione nella stessa misura in cui è ammessa in detrazione l’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di detti aeromobili, natanti e veicoli stradali a motore;

e) non è ammessa in detrazione l’imposta relativa a prestazioni di trasporto di persone, salvo che formino oggetto dell’attività propria d’impresa;

f) non è ammessa in detrazione l’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di alimenti e bevande ad eccezione di quelli che rientrano nell’attività propria dell’impresa o di somministrazione in mense scolastiche, aziendali o interaziendali o attraverso distributori automatici collocati nei locali dell’impresa;

g) è indetraibile l’imposta assolta sulle spese di rappresentanza così come definite ai fini delle imposte sul reddito tranne quelle sostenute per l’acquisto di beni di costo unitario non superiore a 50 euro;

h) non è detraibile l’imposta relativa all’acquisto di fabbricati, o di porzioni di fabbricato, a destinazione abitativa né quella relativa alla locazione degli stessi, salvo che per le imprese aventi per oggetto esclusivo o principale dell’attività esercitata la costruzione dei predetti fabbricati o delle predette porzioni.

In seguito all’introduzione del regime di esenzione IVA per talune tipologie di cessioni di fabbricati (art. 10, co. 1, lett. g) e g-bis), D.P.R. 633/72) è stato esteso il regime di indetraibilità alla rivendita di fabbricati abitativi.

Beni ad uso promiscuo

La quota d’imposta indetraibile relativa ai beni e servizi in parte utilizzati per fini privati o, comunque, estranei all’esercizio dell’impresa, arte e professione — cd. beni ad uso promiscuo — si determina secondo criteri oggettivi (art. 19, co. 4, D.P.R. 633/72). La detrazione, quindi, è rapportata all’incidenza del loro utilizzo (detrazione pro-quota).

Analogo criterio applicativo ricorre in ordine a beni e servizi in parte impiegati per operazioni non soggette a IVA.

La detrazione, infatti, non è ammessa per la quota imputabile a tali utilizzi.

 

Gli obblighi del contribuente: le denunce

Inizio attività

La dichiarazione di inizio attività va presentata dai contribuenti che intraprendono l’esercizio di un’impresa, arte o professione, nel territorio dello Stato o che vi istituiscano una stabile organizzazione, entro 30 giorni. Tale dichiarazione deve essere presentata ad uno degli Uffici locali della Direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate.

I soggetti tenuti all’iscrizione nel Registro delle imprese trasmettono la suddetta dichiarazione mediante la comunicazione unica di cui all’art. 9, co. 7, D.L. 7/2007 da presentare alla Camera di commercio per via telematica o su supporto informatico e poi smistata a INPS, INAIL e Agenzia delle entrate ai fini dell’avvio dell’attività d’impresa.

I soggetti che svolgono attività di commercio elettronico dovranno indicare nella dichiarazione di inizio attività anche l’indirizzo del sito web (sulla cui home page dovrà poi essere indicato il numero di partita IVA attribuito) e i dati identificativi dell’internet service provider.

Quei soggetti che ritengono di realizzare un volume d’affari che comporti l’applicazione di un regime speciale relativo sia agli adempimenti sia alle modalità di calcolo dell’imposta, devono indicarlo nella dichiarazione di inizio attività e osservare poi la relativa disciplina prevista in relazione al volume d’affari dichiarato.

Variazioni e cessazione

Le variazioni riguardano le modifiche dei dati relativi alla ditta, al suo titolare, al depositario delle scritture contabili etc.; vanno dichiarate entro 30 giorni dal verificarsi dell’evento. Nell’ipotesi di trasferimento del domicilio fiscale la dichiarazione di variazione va presentata entro 30 giorni all’Ufficio territoriale della Direzione provinciale dell’Agenzia dell’entrate.

La cessazione d’attività va anch’essa comunicata entro 30 giorni dalla ultimazione delle operazioni di liquidazione dell’azienda. Entro i termini ordinari previsti per la presentazione della dichiarazione IVA o del modello UNICO, va prodotta, nell’anno successivo a quello di cessazione, la dichiarazione finale IVA.

Chiusura partita IVA inattive

Ai soggetti IVA che, pur obbligati, non hanno presentato la dichiarazione di cessazione dell’attività, l’Agenzia delle entrate invia una comunicazione contenente l’avviso della chiusura della partita IVA e l’invito al pagamento della sanzione di cui all’art. 5, co. 6, d.lgs. 471/97, ridotta ad un terzo del minimo.

Il contribuente ha la possibilità di comunicare elementi aggiuntivi al fine di evitare la cessazione della partita IVA. Se i soggetti non adducono motivazioni valide, entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, l’Agenzia procede d’ufficio alla cessazione della partita IVA e all’iscrizione a ruolo delle somme dovute nel caso in cui il pagamento non sia stato effettuato spontaneamente (art. 35, co. 15quinquies, D.P.R. 633/72).

Fatturazione

L’art. 21 del D.P.R. 633/72 stabilisce che per ciascuna operazione imponibile deve essere emessa una fattura.

Fattura elettronica

Il ricorso alla fattura elettronica è subordinato all’accettazione da parte del destinatario.

L’attestazione della data, l’autenticità dell’origine e l’integrità del contenuto della fattura elettronica sono garantite dall’apposizione del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata dell’emittente o tramite sistemi Edi.

La fattura deve essere emessa:

– all’atto della sua consegna o spedizione all’altra parte se è in forma cartacea;

– all’atto della trasmissione informatica se è in forma elettronica.

Rientrano tra le operazioni soggette all’obbligo di fatturazione, le operazioni non soggette ad IVA per carenza del requisito territoriale:

– quando l’operazione è effettuata nel territorio di un altro Stato dell’UE e il soggetto passivo è tenuto ad assolvere l’imposta secondo il meccanismo del «reverse charge»;

– quando l’operazione si colloca al di fuori dell’Unione Europea e la cessione o prestazione reca l’annotazione «operazione non soggetta».

Contenuto della fattura

La fattura deve indicare:

a) data di emissione;

b) numero progressivo che la identifichi in modo univoco;

c) ditta, denominazione o ragione sociale, residenza o domicilio del soggetto cedente o prestatore, del rappresentante fiscale nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti;

d) numero di partita IVA del cedente o prestatore;

e) ditta, denominazione o ragione sociale, residenza o domicilio del soggetto cessionario o committente;

f) numero di partita IVA del cessionario del bene o del committente ovvero numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato membro di stabilimento del cessionario o committente, per le operazioni effettuate nei confronti di soggetti stabiliti nel territorio di altro Stato membro della Comunità. Nel caso in cui il cessionario o committente residente o domiciliato nel territorio dello Stato non agisca nell’esercizio d’impresa, arte o professione deve essere indicato il codice fiscale;

g) natura, qualità e quantità dei beni o servizi formanti oggetto dell’operazione;

h) corrispettivi e altri dati necessari per la determinazione della base imponibile, compreso il valore normale dei beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono;

i) valore normale degli altri beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono;

l) aliquota, ammontare dell’imposta e dell’imponibile con arrotondamento al centesimo di euro;

m) data della prima immatricolazione o iscrizione in pubblici registri e numero dei chilometri percorsi, delle ore navigate o delle ore volate, se trattasi di cessione intracomunitaria di mezzi di trasporto nuovi, di cui all’art. 38, co. 4, del D.L. 331/93;

n) annotazione che la stessa è emessa per conto del cedente o prestatore, dal cessionario o committente ovvero da un terzo.

Fattura semplificata

L’art. 21bis nel D.P.R. 633/73 consente l’emissione di una fattura semplificata qualora l’importo complessivo non superi 100 euro nonché una fattura rettificativa semplificata (o meglio nota di variazione semplificata).

Liquidazioni e versamenti

Il contribuente provvede a liquidare l’imposta dovuta attraverso la differenza tra il totale dell’IVA esigibile nel periodo precedente (come risulta dalle registrazioni, eseguite o da eseguire, delle fatture emesse o dei corrispettivi delle operazioni imponibili) e il totale dell’imposta (derivante dalle registrazioni delle fatture di acquisto) in relazione alla quale, nel medesimo periodo, è sorto o viene esercitato il diritto alla detrazione.

Ove risulti un debito, il soggetto passivo procede al versamento della somma dovuta presso uno sportello bancario o postale.

In genere, è prevista la liquidazione mensile dell’IVA. Tuttavia, per i contribuenti minori, ossia coloro che nell’anno precedente non hanno superato i limiti di 400.000 euro per gli esercenti arti, professioni o imprese di servizi, ovvero di 700.000 euro per le imprese esercenti altre attività, è prevista la facoltà di optare per il versamento trimestrale anziché mensile (art. 7 D.P.R. 542/99).

Infatti è previsto che tale categoria di soggetti può optare per:

— effettuare le liquidazioni periodiche e i relativi versamenti entro il giorno 16 del secondo mese successivo a ciascuno dei primi tre trimestri solari; se l’imposta non supera il limite di 25,82 euro il versamento andrà effettuato insieme a quello per il trimestre successivo;

—  versare l’imposta dovuta entro il 16 marzo di ciascun anno ovvero entro il termine previsto per il pagamento delle somme dovute in base alla dichiarazione unificata annuale con una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse, per ogni mese o frazione di mese successivo alla predetta data.

Tale facoltà, da esercitarsi in sede di dichiarazione annuale, comporta una maggiorazione dell’1% a titolo d’interesse. L’opzione, una volta presentata, è vincolante per gli anni successivi finché non viene revocata mediante comunicazione nella dichiarazione annuale IVA. È opportuno precisare che nell’ipotesi di esercizio contemporaneo di più attività per le quali sono previsti diversi limiti del volume d’affari la possibilità di optare per la liquidazione trimestrale è subordinata alle modalità di tenuta della contabilità. Nel caso in cui la contabilità sia unificata senza distinta indicazione dei corrispettivi percepiti, si applica il limite di 516.456,90 euro per tutte le attività esercitate (art. 7, co. 2, D.P.R. 542/99).

Manuale di Diritto Tributario

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Autore immagine: 123rf com


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