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IVA: operazioni intracomunitarie

6 agosto 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 6 agosto 2015



IVA: individuazione delle operazioni, acquisti intracomunitari, momento impositivo, territorialità delle operazioni intracomunitarie, cessioni intracomunitarie.

Non tutte le operazioni poste in essere da imprenditori, artisti e professionisti sono assoggettate all’IVA: la normativa prevede, infatti, che alcune operazioni siano sottratte all’imposizione e le distingue in operazioni escluse, non imponibili ed esenti. Tale classificazione si è arricchita di nuove voci per effetto delle innovazioni introdotte dal D.L. 331/93 (convertito nella L. 427/93) che ha — tra l’altro — dettato una speciale disciplina per gli scambi intracomunitari.

In primo luogo va ricordato che il nuovo regime IVA delle operazioni intracomunitarie, in vigore dal 30 agosto 1993, è a carattere transitorio e verrà presumibilmente sostituito da un diverso regime definitivo nel quale sarà data piena attuazione al principio di tassazione nel paese d’origine.

Acquisti intracomunitari

Per acquisti intracomunitari, a norma dell’art. 38, co. 2, D.L. 331/93, si intendono le acquisizioni, derivanti da atti a titolo oneroso, della proprietà di beni o di altro diritto reale di godimento sugli stessi, spediti o trasportati nel territorio dello Stato da altro Stato membro dal cedente, nella qualità di soggetto passivo d’imposta, ovvero dall’acquirente o da terzi per loro conto.

Dalla norma si ricava che i requisiti occorrenti perché si realizzi il nuovo presupposto d’imposta sono:

acquisto a titolo oneroso della proprietà o di altro diritto reale su un bene mobile materiale;

status di operatore economico del cedente comunitario e del cessionario nazionale;

movimentazione del bene nel senso che lo stesso deve partire da uno Stato membro ed arrivare in Italia, indipendentemente dal fatto che il trasporto o la spedizione siano effettuati dal cedente, dal cessionario e da terzi per loro conto.

L’imposta è, quindi, applicata facendo riferimento all’acquisto nello Stato di destinazione: di qui la scelta di ritenere debitore dell’IVA lo stesso acquirente. Questi, tuttavia, potrà portare in detrazione — nei modi e nei limiti fissati dal D.L. 331/93 — l’IVA relativa pagata per gli acquisti intracomunitari effettuati.

Entrando nel dettaglio della disciplina si precisa che l’art. 38 del citato decreto oltre a fornire la nozione di acquisto intracomunitario individua altre fattispecie che vengono ricomprese in tale categoria. Sono infatti considerati acquisti intracomunitari anche:

— l’introduzione nel territorio dello Stato, da parte o per conto di un soggetto passivo d’imposta, di beni provenienti da altro Stato membro;

— gli acquisti di cui al comma 2 dell’art. 38, da parte di associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive, dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra scolastica della persona;

— l’introduzione nel territorio dello Stato da parte o per conto di tali soggetti di beni dagli stessi in precedenza importati in altro Stato membro;

— l’introduzione nel territorio dello Stato di gas mediante sistemi di gas naturale e di energia elettrica ex art. 7, co. 2, D.P.R. 633/72;

— gli acquisti a titolo oneroso di mezzi di trasporto nuovi trasportati o spediti da altro Stato membro, anche se il cedente non è soggetto d’imposta ed anche se non effettuati nell’esercizio di imprese, arti e professioni.

Non costituiscono, invece, acquisti intracomunitari:

—  l’introduzione nel territorio dello Stato di beni oggetto di perizia o di operazioni di perfezionamento o manipolazioni usuali, se tali beni sono, poi, rispediti al committente che sia soggetto passivo d’imposta nello stesso Stato da cui i beni provenivano;

—  l’introduzione nel territorio dello Stato di beni temporaneamente utilizzati per l’esecuzione di prestazioni o che, se importati, beneficerebbero dell’ammissione temporanea in esenzione totale dai dazi doganali;

—  l’introduzione nel territorio dello Stato, in esecuzione di una cessione, di beni destinati ad essere ivi installati, montati o assemblati dal fornitore o per suo conto;

—  gli acquisti di beni, diversi dai mezzi di trasporto nuovi e da quelli soggetti ad accisa, effettuati da enti ­ed associazioni di cui all’art. 4, co. 4, del D.P.R. 633/72 (associazioni politiche, sindacali etc.), dai soggetti passivi nei confronti dei quali opera l’indetraibilità (art. 19, c­o. 3, D.P.R. 633/72) e dai produttori agricoli che non abbiano optato per l’applicazione ordinaria dell’IVA, se l’ammontare degli acquisti intracomunitari e degli acquisti ex art. 40, co. 3, D.L. 331/93 (acquisti per corrispondenza, in base a cataloghi etc.) effettuati nell’anno solare precedente non ha superato 10.000 euro e fino a quando, nell’anno in corso, tale limite non è superato;

—  l’introduzione nel territorio dello Stato di gas mediante un sistema di gas naturale situato nel territorio UE o una rete connessa a tale sistema, di energia elettrica di calore o di freddo mediante reti di riscaldamento o di raffreddamento;

—  gli acquisti di beni se il cedente beneficia nel proprio Stato membro dell’esonero disposto per le piccole imprese.

Il citato art. 38 riconosce il carattere di acquisto intracomunitario ma non dispone che sia dovuta alcuna imposta nell’ipotesi di acquisto nel territorio dello Stato da parte di soggetto passivo di un altro Stato membro, di un bene a questi ceduto in un terzo Stato della Comunità, con successiva spedizione nel territorio dello Stato ad un cessionario assoggettato ad imposta per gli acquisti intracomunitari che effettua.

Sempre al fine di omogeneizzare la nuova disciplina al sistema impositivo previsto dal D.P.R. 633/72, è inoltre precisato che gli acquisti intracomunitari effettuati da commissionari senza rappresentanza si considerano effettuati in proprio.

Momento impositivo

La L. 228/2012 ha unificato il momento impositivo alla partenza del bene dal luogo di origine. L’art. 39 del D.L. 331/93 stabilisce, infatti, che gli acquisti intracomunitari si considerano rilevanti ai fini IVA quando il bene è in partenza dal luogo di origine sia nel caso di cessione dallo Stato nazionale a destinazione in altro Stato membro sia, viceversa, nel caso di beni provenienti da altri Stati e destinati ad essere introdotti in Italia.

Mentre nulla cambia per il cedente nazionale che emetterà la fattura con riferimento  alla data di spedizione, il cessionario nazionale che prima faceva riferimento al momento di arrivo dei beni ora deve rivolgersi alla data di partenza per stabilire la rilevanza dell’operazione.

Per quanto attiene alla territorialità delle operazioni in linea generale, gli acquisti intracomunitari si ritengono effettuati nel territorio dello Stato se hanno per oggetto beni, originari di uno Stato membro o immessi in paesi comunitari in libero commercio, che siano spediti o trasportati da altro Stato comunitario nel territorio dello Stato.

Territorialità delle operazioni intracomunitarie

Gli acquisti intracomunitari sono effettuati nel territorio dello Stato se hanno per oggetto beni, originari di uno Stato membro o immessi in paesi comunitari in libero commercio, che siano spediti o trasportati da altro Stato CE nel territorio dello Stato.

L’art. 40 del D.L. 331/93 prevede, peraltro, che per presunzione legale vengano considerati come effettuati nel territorio dello Stato gli acquisti di beni posti in essere da cedenti che siano soggetti passivi d’imposta nello Stato. La presunzione in oggetto non si applica qualora venga comprovato che l’acquisto è stato sottoposto a tributo in altro Stato CE o nello Stato di effettiva destinazione.

Si considerano effettuate nel territorio dello Stato le cd. vendite a distanza cioè le cessioni in base a cataloghi, per corrispondenza e simili di beni spediti o trasportati dal cedente nel territorio dello Stato da altro Stato membro, nei confronti di soggetti che non applicano l’imposta sugli acquisti intracomunitari effettuati. La disciplina appena esposta non è, tuttavia, valida per:

— le cessioni di mezzi di trasporto nuovi e quelle di beni mobili spediti da altro Stato membro, installati, montati o assemblati nel territorio dello Stato dal fornitore o per suo conto;

— le cessioni di beni, diversi da quelli soggetti ad accisa, effettuate nel territorio dello Stato, fino ad un ammontare, nel corso dell’anno solare, non superiore a 35.000 euro e sempreché tale limite non sia stato superato nell’anno precedente. La disposizione non opera per le cessioni in base a cataloghi, per corrispondenza e simili, effettuate da parte di soggetti passivi in altro Stato membro che hanno ivi optato per l’applicazione dell’imposta nel territorio dello Stato.

Cessioni intracomunitarie

Le cessioni intracomunitarie pur non potendo configurarsi come esportazioni sono allo stesso modo considerate operazioni non imponibili.

Le operazioni in oggetto sono così specificate dall’art. 41 del D.L. 331/93:

— cessioni a titolo oneroso di beni trasportati o spediti in altro Stato membro nei confronti di cessionari ivi soggetti all’imposta sugli acquisti intracomunitari effettuati;

— cessioni in base a cataloghi, per corrispondenza e simili di beni diversi da quelli soggetti ad accisa, spediti o trasportati dal cedente nel territorio di altro Stato membro nei confronti di cessionari ivi non tenuti ad applicare l’imposta sugli acquisti intracomunitari e che non hanno optato per l’applicazione della stessa. La norma non si applica alle cessioni di mezzi di trasporto nuovi e di beni da installare, montare o assembleare. Inoltre, la disposizione non opera se l’ammontare delle cessioni in altro Stato CE non ha superato, nell’anno precedente, e non supera, in quello in corso, 100.000 euro, ovvero l’eventuale minore ammontare stabilito da questo Stato.

Ai sensi dell’art. 11quater del D.L. 35/2005, conv. in L. 80/2005, la locuzione «le cessioni in base ai cataloghi, per corrispondenza e simili, di beni» deve intendersi riferita alle cessioni di beni con trasporto a destinazione da parte del cedente, a nulla rilevando le modalità di effettuazione dell’ordine di acquisto.

In tale ipotesi, se lo Stato di destinazione del bene richiede il pagamento dell’imposta applicabile sul corrispettivo dell’operazione già assoggettata ad IVA nel territorio dello Stato, il contribuente può chiedere la restituzione dell’imposta assolta, entro due anni decorrenti dalla data di notifica dell’atto impositivo da parte della competente attività estera;

— cessioni effettuate da residenti di beni destinati ad essere installati, montati o assemblati da parte del fornitore o per suo conto, nel territorio di altro Stato membro.

Sono assimilati alle cessioni intracomunitarie, seguendone la disciplina (art. 41, co. 2, D.L. 331/91):

— la vendita di mezzi di trasporto nuovi anche non effettuata nell’esercizio d’impresa ed anche se l’acquirente non è soggetto passivo d’imposta nel territorio dello Stato;

— l’invio di beni nel territorio di altro Stato membro, mediante trasporto o spedizione a cura del soggetto passivo nel territorio dello Stato o da terzi per suo conto in esecuzione di un contratto estimatorio, di vendita con riserva di gradimento e simili.

Non è invece assimilato alle cessioni intracomunitarie l’invio nel territorio di altro Stato CE di beni oggetto di operazioni di perfezionamento o per essere temporaneamente utilizzati per l’esecuzione di prestazioni o che se fossero importati beneficerebbero della temporanea importazione in esenzione dai dazi doganali.

Non costituiscono, in ogni caso, cessioni intracomunitarie le cessioni di gas mediante sistemi di distribuzione di gas naturale situato nel territorio dell’Unione europea o una rete connessa a tale sistema, le cessioni di energia elettrica e le cessioni di calore o di freddo mediante reti di riscaldamento o di raffreddamento, nonché le cessioni di beni effettuate dai soggetti che applicano, agli effetti dell’IVA, il regime di franchigia (art. 41, co. 2bis, D.L. 331/91).

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